Calai, che non diventi la tela di Penelope

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La riqualificazione della struttura dell’ex Ospedale Calai ha un colore politico? Restituire alla città un pezzo del suo cuore – sia per la collocazione a ridosso del centro storico, sia per quanto i gualdesi sono affezionati e legati a quella struttura – è di destra o di sinistra? La corsa a rimodulare il protocollo d’intesa tra il comune, Regione e Asl nel lontano 2005 significa voler tingere quel progetto con colori politici?

Per un cittadino che decide di voler diventare un amministratore e dedicare il proprio tempo alla città ha senso spendersi per promuovere e ideare progetti che possano essere un beneficio per la collettività gualdese in generale, e poi perdere di vista l’obiettivo finale, ovvero far rivivere quella struttura ormai chiusa e abbandonata da troppo tempo?

Ma la domanda più scottante è un’altra: è possibile che dopo quasi 10 anni dalla chiusura del nostro ospedale, non sia stata trovata una degna soluzione che renda giustizia a quella struttura e, di conseguenza, alla città intera?

Se è vero che di burocrazia questo paese rischia di morire, è vero altrettanto che i tempi biblici della politica non sono accettabili e che ogni amministratore è prima di tutto un cittadino che non può e non deve arrendersi a logiche “di parte”. Ed è altresì sin troppo vero che da quel lontano 2005 ad oggi tutti sono egualmente responsabili della mancata inaugurazione di un luogo così importante e vitale per la città sotto tantissimi aspetti: economico in primis, per la rivitalizzazione delle attività circostanti e del centro storico, per l’offerta sanitaria che saprà dare alla città e non ultima per l’importanza affettiva che rappresenta.

Dopo il consiglio comunale di ieri siamo di nuovo di fronte all’ennesimo progetto che rivede quasi per intero quello approvato e sottoscritto in precedenza, modificandone, di fatto, la sostanza.
La similitudine con la tela di Penelope è quasi immediata. Non penso sia da responsabili e nemmeno minimamente pensabile che la nostra città sopporti ancora ritardi su questa vicenda. E non meritiamo nemmeno progetti che non siano soddisfacenti ed esaustivi, ma che almeno compensino la profonda mancanza che la chiusura dell’ospedale ha suscitato in ogni gualdese.