Gli Antichi Umbri hanno il loro Museo

Il sindaco Massimiliano Presciutti, la presidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria Donatella Porzi e l'assessore regionale Fernanda Cecchini inaugurano il nuovo museo (foto Daniele Amoni)

Unico in Italia, ha aperto i battenti sabato 25 luglio a Gualdo Tadino il Museo dedicato agli Antichi Umbri, la popolazione “ritenuta la più antica d’Italia. Si crede infatti che gli Umbri fossero stati chiamati Ombrici dai Greci perché sarebbero sopravvissuti alle piogge quando la terra fu inondata.” Così la definisce, descrivendone l’origine, Plinio il Vecchio.

A tagliare il nastro, il sindaco Massimiliano  Presciutti, la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria Donatella Porzi, l’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini insieme alla responsabile del settore politiche sociali e culturali del Comune di Gualdo Tadino, Cristina Sabbatini, e alla direttrice del Polo museale Catia Monacelli. Presenti anche il consigliere regionale Andrea Smacchi, referenti delle associazioni culturali locali e politici di ogni schieramento.

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Il nuovo spazio museale, curato da Laura Bonomi, Maria Angela Testa, Rosanna Ovidi e Andrea Ponzi e allestito dall’architetto Nello Teodori, si sviluppa su tre piani della storica residenza di Casa Cajani, in via Imbriani. Vi sono stati collocati oggetti quotidiani, armi, vasi, frammenti rinvenuti nel territorio di Gualdo Tadino dagli anni Venti agli anni Cinquanta da Enrico Stefani, archeologo che partecipò agli scavi del palazzo di Cnosso a Creta ed anche altri oggetti recuperati più di recente dalla Soprintendenza.

“Gualdo Tadino arricchisce oggi il già prezioso percorso museale, con un tassello fondamentale della nostra storia che non poteva assolutamente mancare”, ha detto il sindaco Massimiliano Presciutti ringraziando per il lavoro svolto anche le  precedenti amministrazioni guidate da Angelo Scassellati e Roberto  Morroni.

L’assessore regionale Fernanda Cecchini ha sottolineato come il patrimonio archeologico regionale vada messo a rete collegando anche il museo appena inaugurato a Gualdo Tadino e dunque anche questo sito possa essere collegato “come proposta culturale e turistica con Gubbio dove sono custodite le Tavole Eugubine e con Nocera Umbra, dove sorgono altri luoghi di scavo”. La Cecchini ha anche ribadito in conclusione la “necessità che tutte le istituzioni remino dalla stessa parte, senza creare corti circuiti nei percorsi di valorizzazione dei tesori artistici e dello sviluppo del territorio“.

La scoperta della maggior parte dei reperti – ha spiegato l’assessore alla cultura Roberto Morroni ringraziando anche fra Mauro, che ha partecipato a molti scavi – è dovuta all’indagine portata avanti, tra documenti e intuizioni, da Maria Angela Testa per la sua tesi di laurea e da Laura Bonomi, già soprintendente reggente vicaria in Umbria”. Sono stati ringraziati dagli intervenuti anche i membri dell’associazione “Enrico Stefani” e i dipendenti comunali Fabio Talamelli e Mauro Guidubaldi per il lavoro svolto negli anni in questo ambito.

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La raccolta ricostruisce la storia dei Tarsinati, così vengono chiamati nelle Tavole Eugubine gli Umbri del territorio gualdese che abitavano in quel tempo Colle i Mori. Una porzione del materiale proviene da ricerche fatte eseguire direttamente dalla Bonomi sul menzionato colle, ove sorgeva un importante centro urbano umbro, databile dalla fine del VI secolo a tutto il III secolo a.C., e che aveva terrazzamenti artificiali, case con basamenti in pietra e un primo piano in legno.

Secondo l’archeologa, un elemento distintivo degli Umbri dei monti dai popoli vicini è che erano più austeri e meno ricchi. Dediti alla transumanza e al mercenariato, parlavano una lingua indoeuropea. Nel territorio gualdese erano benestanti, visto che nelle necropoli sono venuti alla luce vasi attici, frammenti etruschi e beni d’importazione, frutto di fiorenti scambi commerciali.

La storica residenza di Casa Cajani è stata completamente riadattata a museo e il progetto, a firma di Nello Teodori, è un percorso sensoriale in cui – ha spiegato l’architetto – gli elementi di attrazione non sono solo gli oggetti archeologici esposti, ma l’atmosfera che è stata ricreata tra ricostruzioni di antichi abitati, fornaci e fosse di sepoltura. La luce gioca un ruolo fondamentale nella scenografia d’insieme dell’allestimento con immagini proiettate, light box, scritte luminose e frecce al neon che indicano il percorso museale.

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