Film su Nuvolari, Mario Donnini: “Ispirato dal mio libro”

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“Il ritrovamento del cofano di Nuvolari è una vicenda tra soggetti privati, scoperta, studiata e concepita da me e racchiusa nel mio libro Il Rombo del Cigno pubblicato nel 2006. Un libro che parte da questo episodio per rivivere in flashback la storia del Mantovano Volante, proprio come, da quanto appreso dalla stampa, accadrebbe nel film che si sta girando su di lui.”

Mario Donnini, firma di spicco di Autosprint e autore di numerosi libri sui miti delle due e quattro ruote, è rimasto sorpreso nel venire a conoscenza che il film “Quando corre Nuvolari”, il cui primo ciak è stato battuto nei giorni scorsi, prenda spunto proprio dall’episodio del cofano volato via dalla Ferrari 166SC di Nivola mentre transitava sulle strade di Gualdo Tadino durante la Mille Miglia del 1948.

Il cofano della Ferrari 166 SC al Museo Nuvolari (foto tratta da "Il rombo del cigno" Giorgio Nada Editore, 2006)
Il cofano della Ferrari 166 SC al Museo Nuvolari (foto tratta da “Il rombo del cigno” di Mario Donnini, Giorgio Nada Editore, 2006)

Fu la caparbietà di Donnini, all’epoca poco più che ventenne, a far conoscere quel passaggio della carriera di Nuvolari che ha ancor più accresciuto il suo mito. Il cofano, dopo essere stato raccolto da Gildo Remigi, passò a Federico Cirelli che per anni lo conservò all’interno di un antico mulino situato a ridosso delle mura di cinta di Gualdo Tadino. Erroneamente era stato individuato come il cofano della Cisitalia, vettura con la quale Nuvolari corse nel 1947. I giornali dell’epoca scrissero effettivamente del cofano volato dalla macchina di Nivola, indicando però Roma come il posto dove si era verificato il distacco. Una volta constatato che il cofano non era Cisitalia, Donnini iniziò una lunga ricerca e alla fine, dopo aver superato un forte scetticismo da parte degli addetti ai lavori, portò alla luce la verità. Oggi quel pezzo di carrozzeria, dopo un accurato restauro, fa bella mostra di sé all’interno del museo dedicato a Tazio Nuvolari. Il tutto Mario lo ha poi raccontato nel libro pubblicato nel 2006 da Giorgio Nada Editore.

“Nuvolari è un patrimonio dell’umanità – commenta – e ovviamente chiunque può fare un film su di lui. Ma, stando a quanto ho potuto leggere sui giornali e dalle dichiarazioni dei protagonisti, l’innesco narrativo sarebbe raccontare la sua vita in flashback partendo dal cofano conservato da un anziano signore. Tengo a sottolineare che questo episodio era completamente sconosciuto finchè non è stato scoperto, 35 anni dopo la morte del pilota, dalla lunga ricerca da me effettuata. Non si tratta quindi un fatto di cronaca di pubblico dominio, ma di una lavoro accurato che è poi sfociato in un libro.”

rombo del cignoL’AGRICOLTORE E IL COFANO – “Ho letto che Alessandro Haber interpreta il ruolo di un agricoltore di Gualdo Tadino che porta il cofano con il numero 1049, da egli conservato, al Museo Nuvolari e durante il viaggio racconta la storia del pilota a suo nipote – prosegue il giornalista e scrittore – Da quanto ho appreso mi sembra evidente che, senza la mia ricerca e la mia pubblicazione, questo film così concepito non esisterebbe. Detto ciò, non è mia intenzione sollevare polemiche o alzare polveroni: mi piacerebbe però che ci fosse correttezza, visto che non sono stato contattato da alcuno. Ritengo pertanto giusto che vengano riconosciuti gli studi fatti e il libro che ne è seguito edito da Giorgio Nada, ovviamente coperto da copyright, che è l’unico testo al mondo che riporta quell’episodio. Auspico perciò l’apertura di un dialogo e che si instauri un clima di correttezza tra le parti.”

Mario Donnini è di Gualdo Tadino e all’epoca, da grande appassionato di motori, scoprire che un episodio leggendario che ha visto protagonista il più grande pilota della storia dell’automobilismo si sia verificato nella sua città è stato un motivo di ulteriore soddisfazione. “Da gualdese non posso che augurarmi che le riprese di questo film interessino anche la mia città, anche perché la zona dove si verificò quell’incidente (nei pressi di Rigali, ndr) è rimasta pressoché intatta rispetto a 70 anni fa.”

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