Gualdo e Nocera alzano la voce: “Dateci i soldi dell’accordo di programma”

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Gualdo Tadino e Nocera Umbra chiedono risposte concrete a Regione e Governo sulla ormai quasi decennale crisi della Fascia Appenninica. Basta con le interrogazioni, le interpellanze, le chiacchiere: questo territorio è al collasso e non può aspettare un minuto in più.

Per far sentire la propria voce, i sindaci di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, e di Nocera Umbra, Giovanni Bontempi, hanno inviato una missiva dai toni alquanto forti al ministro e al viceministro dello sviluppo economico, alla presidente della Regione e alla presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, illustrandone i contenuti in una singolare conferenza stampa tenuta davanti al luogo-simbolo della crisi della Fascia: lo stabilimento ex Antonio Merloni.

“Siamo arrivati a una situazione che necessita di risposte concrete – ha affermato Presciutti – Recentemente si sono trovati gli strumenti adatti per rispondere ad altre crisi, su iniziativa del Governo e della Regione (chiaro il riferimento al riconoscimento di area di crisi complessa del ternano, ndr). Le nostre comunità sono stanche di interrogazioni e di protocolli che mai finora hanno avuto un seguito.”

Gualdo Tadino e Nocera Umbra, di fronte a questa situazione che non trova uno sbocco, chiedono una gestione diretta delle risorse. “Se è vero che ci sono 30 milioni disponibili – – ha proseguito il sindaco gualdese – questi vengano destinati ai Comuni veramente interessati dalla crisi, i quali hanno dei progetti nel cassetto che possono creare occupazione da subito. Altrimenti il rischio serio è che questi soldi vadano poi a finire da altre parti, lasciando ancora una volta a piedi questo territorio.”

Il riferimento è all’accordo di programma che, avendo incluso nel proprio perimetro comuni soltanto leggermente sfiorati dalla vicenda ex Merloni, vedrà le risorse stanziate finire molto probabilmente proprio in quei territori, beffando per l’ennesima volta la Fascia Appenninica.

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“Siamo stanchi di dire sempre le stesse cose – ha proseguito Bontempi, che ha specificato che i due sindaci rappresentano anche gli altri colleghi della Fascia – Se ci sono soldi per questo territorio, si utilizzino per creare occupazione qui.  La Merloni è il simbolo della crisi di questa parte dell’Umbria. Anche chi oggi è stato riassunto dalla Jp vive nell’incertezza più assoluta. Dobbiamo ribadire con forza che questo territorio ha bisogno di lavoro. Ci sono dei progetti e vogliamo ripartire, siamo stanchi di piangerci addosso e di rimanere indietro a tutte le altre situazioni. L’Accordo di programma dà la possibilità di investire da altre parti, i posti di lavoro invece devono essere creati nella Fascia Appenninica. Chiediamo di ospitare nella nostra zona una seduta straordinaria, aperta e monotematica del Consiglio regionale.”

Nella lettera, i due sindaci spiegano come il numero degli occupati da dieci anni a questa parte sia calato di oltre cinquemila unità con 350 addetti ex Merloni rimasti senza reddito, ai quali se ne aggiungeranno altri 200 nell’ottobre 2017. “Sembra paradossale – scrivono Presciutti e Bontempi – che nello stesso giorno in cui si è firmato l’accordo ministeriale per il riconoscimento dell’Area di crisi complessa Terni-Narni, altri duecento lavoratori della Fascia appenninica, territorio inspiegabilmente non inserito in quel provvedimento, hanno perso definitivamente il posto di lavoro e ogni forma di sostegno al reddito.” Presciutti e Bontempi chiedono quindi “interventi immediati per un territorio allo stremo“, “un impegno concreto e immediato da parte del Governo nazionale e regionale” e di essere convocati urgentemente in sede ministeriale.

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