Vicenda Rocchetta, a Radio Tadino Chiara Bigioni spiega la posizione dell’azienda

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Per la prima volta da quando la vicenda è iniziata, arrivando anche sulla prima pagina del Corriere della Sera, l’azienda Rocchetta ha fatto sentire la propria voce sulla delicata questione del rinnovo della concessione. Radio Tadino ha intervistato l’avvocato Chiara Bigioni che all’interno dell’azienda ricopre il ruolo di responsabile investimenti e sviluppo. La dirigente è figlia dell’amministratore delegato Maurizio Bigioni. L’avvocato Bigioni ha risposto alle domande di Carletto Fiorucci e Riccardo Serroni in una lunga intervista che ha spaziato su diversi argomenti, con al centro, ovviamente, la proroga della concessione e l’investimento programmato dell’azienda che interessa anche l’oasi della Rocchetta, la gola e la Valle del Fonno, devastate dall’alluvione del novembre 2013. Di seguito alcuni dei passaggi più importanti (trascrizione a cura di Chiara Giombini).

E’ possibile ascoltare l’intervista integrale cliccando nei link sottostanti.

Intervista a Chiara Bigioni – 1′ parte

Intervista a Chiara Bigioni – 2′ parte

UN’AZIENDA SANA – In un periodo di grave crisi economica della città e del territorio circostante, Chiara Bigioni evidenzia come Rocchetta sia “un’azienda sana”, che parte da una realtà che occupava 12 persone portandola ad avere oggi 150 unità tra occupazione diretta e indiretta. La dirigente smentisce la mancanza di un rapporto diretto e indiretto con la comunità gualdese: “Possiamo esserci esposti poco pubblicamente, ma in realtà il rapporto c’è sempre stato; abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con le pubbliche amministrazioni e contribuito allo sviluppo territoriale dell’area gualdese. Tuttora siamo artefici di sponsorizzazioni e contribuiamo a iniziative lodevoli.” Fiorucci incalza dicendo che forse la cittadinanza si aspettava qualcosa di più: “Questa osservazione mi rende particolarmente perplessa – risponde Chiara Bigioni – visto che nel momento in cui presentiamo un programma di investimenti che al suo interno contiene un intervento di notevole importanza economica, ma direi soprattutto territoriale, ci troviamo in una situazione di estremo contrasto che ci rende perplessi”.

IL PROGETTO ROCCHETTA – “La Comunanza Appennino Gualdese non è stata coinvolta nella conferenza dei servizi indetta dalla Regione, perchè è una comunanza di recente costituzione la cui legittimazione ad intervenire alla conferenza dei servizi era tutt’altro che scontata – evidenzia Bigioni – La fase istruttoria condotta dalla Regione è durata oltre un anno e ha visto coinvolti tutti gli enti, pubbliche amministrazioni e enti di tutela ambientale ufficialmente atti a rilasciare pareri (tra questi l’Ati, Comune Provincia, Arpa) portando avanti un’attività parallela a quella svolta dal Comune che ha effettuato una consultazione di tecnici e associazioni per raccogliere pareri, favorevoli o meno, nei confronti di questa iniziativa. Mi preme ricordare che su 20 relazioni presentate, 17 sono state quelle favorevoli, 3 le contrarie.”

Continua Bigioni: “Sotto il profilo procedimentale non ci sono state carenze, poi è anche vero che è pendente un giudizio al Tar la cui prima udienza si terrà il 21 novembre, quindi la proroga è stata impugnata dalla Comunanza Agraria. E’ anche vero che c’è stata una consultazione veramente eterogenea degli operatori del territorio, sotto il profilo politico, ambientale, territoriale, sindacale. Nei media si ha riscontro di molteplici consensi ricevuti da sindacati, Confindustria, Confartigianato, Wwf ed enti di vario tipo. Noi non siamo contrari al confronto con la Comunanza Agraria; nel momento in cui se ne è riconosciuta la legittimazione a fare delle richieste, ci siamo manifestati disponibili a trovare un punto di incontro, previa comprensione di queste richieste, cosa che però ancora non è avvenuta”.

Serroni: Ci sono stati diversi incontri con la Comunanza, qual è il punto di non accordo?
“In realtà non è che non ci siamo trovati d’accordo, noi non siamo arrivati ad un punto in cui potessimo manifestare un accordo o un disaccordo, nel senso che noi durante i nostri incontri, mediati in primis dal Comune poi da Confindustria, abbiamo richiesto alla Comunanza Agraria di fare delle richieste specifiche, di manifestare quelle che fossero le esigenze dell’ente che si fa promotore delle esigenze della collettività al fine di trovare un punto di incontro. In realtà non c’è stato un punto in cui noi abbiamo manifestato un disaccordo nei confronti di queste richieste, perché queste richieste non sono state fatte. Si sono sostenuti in queste occasioni delle necessità di regolarizzazione sotto il profilo burocratico alle quali, ove ne venisse riscontrata l’irregolarità, se ne provvederà. Ci sono delle situazioni che non hanno visto un perfezionamento completo nei confronti delle quali non c’è il minimo contrasto alla regolarizzazione, al perfezionamento, al trovare una soluzione”.

Per quanto riguarda il pregresso: “In passato non c’è mai stato un ente che ha rivendicato questa ridottissima compressione dell’uso civico perché, voglio specificare, se l’attività di cui giustamente si fanno portatori alla tutela, alla garanzia dello svolgimento di alcune attività sul territorio, sui gran parte dei terreni in concessione l’attività può essere svolta tranquillamente; non va ad inficiare la nostra attività produttiva o estrattiva. Nel punto in cui questa attività subisce delle limitazioni, dato che la legge lo stabilisce, siamo disponibili a riconoscere quanto stabilito (…). La nostra è un’attività estrattiva, al di là del mero pezzo che dalla superficie si estende nel sottosuolo e la zona immediatamente circostante la cui la delimitazione si fa per evitare pericoli di contaminazione, tutto il resto dell’area è fruibile. C’è da dire che nel caso specifico della Rocchetta l’area ha anche dei limiti fisici alla non fruibilità”.


Fiorucci: E’ possibile arrivare ad un compromesso con la Comunanza prima dell’udienza al Tar fissata per il prossimo 21 novembre?
Bigioni: “Devo necessariamente ricordare che più di una volta abbiamo manifestato la nostra volontà a trovare un punto d’incontro. Non abbiamo nessun interesse a portare avanti un procedimento giudiziario anche perché, devo ricordare, noi abbiamo richiesto la proroga su sollecitazione del Comune che ci invitava a contribuire in modo consistente con interventi nell’area di Gualdo. L’abbiamo chiesta a fine 2014, a fine 2015 la proroga è stata concessa e noi siamo fermi, bloccati da oltre un anno. Quindi non c’è un nostro interesse a portare avanti questa battaglia ed è per questo che noi, più volte, ci siamo resi disponibili ad incontrare, sia in presenza di terzi che con un incontro a due, la presidente Nadia Monacelli e altri rappresentanti del consiglio della Comunanza.”

Serroni: So che la Comunanza chiede che si ricominci tutto daccapo, che voi ritiriate il vostro progetto e avete risposto che non è vostra competenza in quanto azienda privata che ha un progetto approvato. Invece, il Comune, credo il sindaco, vi avrebbe chiesto perlomeno di cominciare dimostrando con un atto di buona volontà liberando l’area almeno dai detriti e credo che la Comunanza vi abbia chiesto di liberare la Valle del Fonno, al di là della concessione.
“(…) Se la ragione è che un soggetto, a prescindere dal fatto che sia la Comunanza o un altro, ritenga di essere leso, io posso valutare l’ambito dell’eventuale lesione, ma non credo sia un comportamento sano dire ‘va bene‘ ad una semplice richiesta di ‘ricominciamo tutto daccapo’, perché c’è chi non è stato interpellato. Sono stati coinvolti una moltitudine di soggetti, peraltro estremamente attivi. Un ‘ricominciamo tutto daccapo’ merita qualche approfondimento, perchè ci sono state attività svolte durante questo anno e mezzo in modo estremamente serio e dire sì, vorrebbe dire per noi e per la collettività non tenere in considerazione l’operato degli enti pubblici che sono preposti alla tutela degli interessi della collettività. Per quanto riguarda la richiesta della dottoressa Monacelli, rappresentante della Comunanza, del ripristino di tutta l’area, io le devo dire che quello che ci siamo impegnati a fare nell’ambito della concessione è ben altro. Noi siamo concessionari della concessione mineraria Rocchetta, una concessione di 208 ettari, ma non si deve confondere l’area di concessione con le pertinenze minerarie per le quali è a nostro carico la manutenzione ordinaria e straordinaria. Recentemente la Regione ha risposto a una lettera della Comunanza agraria, che sollecitava il ripristino dell’area, affermando che qualora noi in qualità di concessionari dovessimo operare il ripristino dello stato dei luoghi, avremmo l’obbligo di farlo per quanto riguarda la pertinenza vera e propria. Quindi, nello specifico, la conduttura che va da R5 (un pozzo, ndr) fino in città, da noi peraltro non utilizzata, che è stata compromessa dall’alluvione del 2013. In realtà, quello che il Comune ci ha chiesto è molto, molto di più del ripristino dei luoghi. Ci ha chiesto una vera e propria riqualificazione del territorio, che vede uno sviluppo e una riqualificazione ambientale che va ben oltre il limite del tratto delle nostre tubature sottoterra che al momento, purtroppo, sono venute fuori a causa di quella calamità naturale che ha interessato non esclusivamente l’area delle nostre pertinenze, ma anche una notevole porzione dell’area sovrastante. Quello che è successo è una tragedia, perché è venuta giù  mezza montagna che ci ha visto coinvolti in parte, perché noi insistiamo su quel territorio con delle tubature (…). Purtroppo si ha la sensazione che ci si rivolge a noi perché siamo gli unici che stanno là sopra, ma in quella situazione siamo stati noi tra i primi a subire i danni, perché parte del terreno è attraversato dalle nostre pertinenze minerarie. Allora, la nostra meraviglia, a conclusione degli incontri con la Monacelli, deriva anche dal fatto che ci impegniamo di fronte alla Regione Umbria a ripristinare e riqualificare un‘area estremamente più vasta e, ci tengo a sottolineare, ci impegniamo a farlo a pena di decadenza. Perché se noi non rispettiamo il programma degli investimenti, nella tipologia di interventi e tempistiche individuate in sede di istanza di proroga, decadiamo dalla concessione. Allora è proprio per queste ragioni che a un certo punto cominciano a sorgere dei punti interrogativi.(…) Stiamo parlando di un intervento di riqualificazione dell’intera area” e Chiara Bigioni spiega come l’obiettivo sia di renderla fruibile realmente e attrattiva turisticamente, “non solo la sistemazione di un tratto di strada che è stato compromesso da quella calamità naturale”.

PRELIEVI IDRICI – “Con la nuova legge regionale è stato imposto un limite ai prelievi e siamo stati invitati ad indicare un limite che poi la Regione ha valutato”, evidenzia la dirigente di Rocchetta.
“Nella proposta c’è inevitabilmente il riferimento a un nostro studio di bacino, che è ovviamente uno studio parte, ma le potrei anche dire che noi siamo i primi ad avere interesse nella tutela della risorsa (acqua, ndr). Che interesse avremmo a portare ad una situazione di sforzo e di sofferenza una risorsa sulla base della quale noi stessi abbiamo fatto degli investimenti in questi 30 anni, che hanno portato a richiedere, in un momento  di crisi durante il quale le aziende chiudono, un programma di investimenti di 30milioni e mezzo di euro? Se l’abbiamo fatto è perché secondo i nostri tecnici, studi di geologia e di ingegneria, sappiamo che quella risorsa ha quelle capacità. La Regione non ne ha fatto uno suo, ma la nuova legge regionale prevede il monitoraggio continuo (delle sorgenti, ndr). Ci è stato imposto un sistema di monitoraggio direttamente collegato alla Regione che consente alla Regione di verificare i nostri prelievi costantemente ed è stato inserito l’obbligo di interruzione dei prelievi in caso di riscontrata emergenza. Sebbene possa essere una considerazione poco tecnica, decisamente ci preoccupiamo noi, forse più di tanti altri, della capacità di quella risorsa. Per consentire una riflessione seria agli ascoltatori, concludo raccontando che durante una seduta della conferenza servizi è emerso che da un tavolo tecnico tra Comune, Regione, Arpa, nell’acquedotto pubblico l’acqua è soggetta al 75% di dispersione, di spreco. Allora siamo sicuri che l’impegno nel preoccuparsi si stia concentrando nella direzione giusta?“.

IL PROGETTO “OASI DELLA ROCCHETTA” – Chiara Bigioni racconta la nascita di questo progetto. “La concessione scadeva nel 2022. Siamo stati contattati dal sindaco Presciutti, che come ogni buon amministratore ha coinvolto un’azienda ritenuta sana, operativa sul territorio in un momento peraltro in cui, purtroppo, è difficile trovare aziende di questo tipo. Ci ha coinvolto chiedendoci un intervento consistente, di partecipare all’economia gualdese, oltre che attraverso lo sviluppo del sito produttivo, attraverso opere che potessero rendere i gualdesi, e non solo, attivi sul territorio sfruttandolo nel modo più sano possibile. A questo punto, abbiamo raccolto la richiesta del sindaco sviluppando un programma degli investimenti di 30 milioni e mezzo di euro in parte dedicati al sito produttivo, quindi allo sviluppo  di una nuova linea produttiva, non tanto per la produzione di acqua Rocchetta. Noi siamo molto ben strutturati per quanto riguarda Rocchetta nelle diverse referenze: naturale, Brio Blu e bevande. Il nostro progetto, però, si è concentrato sulla costituzione/realizzazione di un nuovo marchio, Serrasanta, che dovrà essere, speriamo lo sia, un nuovo marchio separato, collegato al pozzo R6 che attualmente è inutilizzato e che porterà all’incremento, appunto, a livello tecnologico dello stabilimento. Un ampliamento dello stabilimento, un incremento occupazionale di circa 30 unità, un coinvolgimento, da parte dell’azienda, delle aziende locali per quanto riguarda le attività edilizie e meccaniche, la creazione di questa area ricreativa che possa conciliare un aspetto più locale, che è quello dello sfruttamento di un’area da parte di ragazzi, di persone di ogni età che possano essere messe nelle condizioni di visitare, di capire, di vivere a livello a livello ambientale una parte delle territorio che è totalmente abbandonata al momento attuale e che possa fungere, ci si augura, anche da attrattiva turistica.”

LE DITTE LOCALI – E’ sicura che sarà possibile far intervenire soltanto ditte locali per tutto questo indotto che si creerà?
Bigioni: “Posso dire assolutamente che c’è assolutamente questo interesse. E’ chiaro che dovrà necessariamente essere valutato anche l’aspetto concorrenziale, nel senso che si darà senza dubbio la precedenza al localismo, anche sotto il profilo dell’attività, dei prestatori d’opera e di servizi del posto, compatibilmente, è chiaro, con l’attuale situazione di mercato. Nel momento in cui vengono fatte proposte di intervento da parte di ditte locali, gli si darà la precedenza senza ombra di dubbio. Così è stato sempre manifestato in Comune e in Regione. Quindi l’impegno c’è, come c’è la volontà di contribuire a uno sviluppo dell’area sia sotto il profilo territoriale che personale. Sotto l’aspetto delle opere, mi preme sottolineare che nell’area che attualmente è occupata dai due primi stabilimenti che sono stati utilizzati prima del trasferimento, uno verrà abbattuto e l’altro verrà concesso in comodato d’uso gratuito al Comune affinché possa svilupparvi all’interno delle attività di interesse collettivo, di svago, a sfondo culturale, sociale. Quindi si sta cercando di riqualificare quello che c’è, cercando di dargli un valore aggiunto.”

In quanti anni si potrà realizzare?
“Per quanto riguarda il programma degli investimenti nel suo complesso noi abbiamo stimato  un piano frazionato temporale di 5 anni. Però per quanto riguarda gli interventi di risanamento della valle  Rocchetta, cosi come alla realizzazione dell’oasi Rocchetta e alla valorizzazione della sorgente R6 Serrasanta, il limite temporale è di 2 anni. Quindi noi, dal rilascio della proroga, ci saremmo dedicati nei primi due anni all’esecuzione di queste opere”.

“ATTEGGIAMENTO DI CONTRASTO INSPIEGABILE” – Chiara Bigioni conclude con alcune riflessioni: “Non mi spiego il motivo di questo atteggiamento di contrasto. Le problematiche che vengono sollevate nei nostri confronti, di cui abbiamo parlato in precedenza, sorgono esclusivamente nei confronti della Rocchetta e non di altre attività estrattive ben più aggressive e invasive della nostra che vengono realizzate sul territorio. Inoltre volevo ricordare gli interventi di cui la Rocchetta si è fatta esecutrice negli anni passati: le perforazioni relative alle sorgenti Santo Marzio, Vaccara e i pozzi nei pressi del torrente Feo sono stati fatti proprio dalla Rocchetta con un intervento di circa 300 milioni di lire e donati successivamente al Comune di Gualdo. Le critiche urlate sono molto scenografiche, però poi nel concreto noi siamo fermi da un anno e mezzo, quell’area continua ad essere abbandonata e ancora non si è capito dove potrebbe esserci un punto d’incontro per risolvere la situazione. Questo è tutto tempo perso”.