Domenica al Talia la presentazione di “Poi si fece buio”, libro di Matteo Bebi

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Domenica 25 novembre alle ore 17,30 al teatro Talia di Gualdo Tadino verrà presentato il libro di Matteo Bebi  “Poi si fece buio”, edito da Era Nuova di Perugia. Si tratta del primo lavoro letterario del giovane scrittore gualdese e la presentazione ha ottenuto il patrocinio dei Comuni di Gualdo Tadino e Fossato di Vico, dell’Ente Giochi de le Porte e dell’Associazione Medioevo Fossatano. Interverrà il sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, e la presentazione sarà aperta da una poesia di Sandro Petrini.

“Questo libro nasce da un’emozione, innanzitutto. Quella che ho sempre provato guardando le nostre montagne – spiega Matteo Bebi – Il loro aspetto misterioso in inverno, colorato in autunno, esplosivo in estate ed estremo in inverno mi ha sempre affascinato. Ho sempre creduto, quando ero piccolo, che la valle che sale fino a stringersi tra le montagne formando la gola della Rocchetta, avesse qualcosa di magico. Come fosse una porta, un ponte col passato. In un certo senso non ho mai smesso di crederci. Ho estremizzato questo concetto, l’ho unito con la mia smodata passione per la storia, ho chiuso gli occhi e mi è venuta in mente una domanda; “come può essere andata veramente?”, e mi riferisco alla nostra Gualdo, alla Gualdo di un tempo, a quel piccolo borgo di legno tanto martoriato. Il romanzo parla di persone normali, semplici, volti sconosciuti che soffrono, amano, sono attanagliati dalle loro tribolazioni. C’è il pregiudizio, c’è l’odio, c’è ambizione e c’è anche spazio per l’amore. Nello scriverlo ho percepito come i personaggi, benché inseriti in un contesto storico tanto lontano da noi, fossero simili proprio a noi stessi.”

“Ho voluto rappresentare lo spaccato storico dei primi del 1200 tra Gualdo, Fossato e Nocera. Mi sono avvalso degli studi di Ruggero Guerrieri per quanto riguarda la ricostruzione dei luoghi, ho cercato di ricostruire abitati e situazioni in modo fedele, per quanto mi è stato concesso. Anche molti nomi che appaiono sono veramente esistiti, erano Gualdesi, erano veri, proprio come noi, dimenticati dalla grande storia, ma non da tutti. In questo contesto inserisco dei personaggi di pura fantasia ma non distanti dal quotidiano appenninico.”

Ho voluto fortemente regalare uno scenario antico dei nostri luoghi, il tutto viaggia sempre sul filo della leggenda che si intreccia inevitabilmente nella trama del romanzo riportandoci ad un mondo oscuro e misterioso. Una storia semplice, che narra di uomini e donne semplici, eppure forti, instancabili. Il mio vuole essere il punto di vista dei vinti, degli sconfitti, di chi non smette mai di lottare.”