L’eugubino-gualdese è sempre più un paese per vecchi

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Oggi in Umbria un quarto della popolazione è over 65 e la zona dell’eugubino-gualdese presenta un dato che suona come un campanello di allarme per il futuro. Attualmente non è il comprensorio dove ci sono più anziani rispetto ai bambini, ma è invece quello in cui, dal 1951 ad oggi, c’è stato l’invecchiamento più rapido.

Questo è l’elemento più importante su cui gli amministratori sono chiamati ad una profonda riflessione, emerso nel corso dell’ultimo appuntamento del 2018 del Circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico tenutosi venerdì scorso al Castello di Baccaresca nel corso del quale sono stati presentati i dati relativi al secondo censimento degli over 65 presenti nel territorio dell’eugubino-gualdese, di Nocera Umbra e Valfabbrica.

Agli oltre cinquanta presenti sono stati illustrati i risultati di questa indagine, raccolti ed elaborati dallo staff del circolo e presentati dal presidente Sante Pirrami.

Al 30/08/2018, su un totale di 63.277 abitanti, risultano nella fascia “over 65” 17.010 cittadini, pari al 26.88%, un dato leggermente superiore alla media nazionale del 25,1% secondo gli ultimi dati Istat del gennaio 2017. La presenza maggiore di anziani la troviamo nel comune di Scheggia e Pascelupo con 32,55%, a seguire Costacciaro con 31,09%, la minore presenza in quello di Fossato di Vico con  il 25,14%.

Come lo scorso anno, gli anziani presi in esame sono stati divisi in tre fasce in base all’età. “Giovani anziani” compresi fra i 65 e i 74, “Anziani” fra i 75 e i gli 89 e ”Grandi anziani” dai 90 anni in poi. La fascia degli “Anziani” è quella più numerosa e supera anche quella dei “Giovani Anziani”. Un dato che  potrebbe essere ricondotto al fatto che i nati che oggi hanno tra i 75 e gli 89 anni coincidono con un periodo storico (dagli anni ’30 al 1942) molto particolare nel quale vennero premiate le famiglie maggiormente prolifiche. Significativo il dato di Fossato di Vico dove gli uomini nella fascia “Giovani anziani” superano le donne, situazione analoga anche a Sigillo nella fascia dei “Grandi anziani”,  in cui sono ancora i maschi ad essere in maggioranza. Per tutte le altre fasce di età e in tutti i comuni, sono invece sempre le donne ad essere in maggioranza, soprattutto superati i 75 anni.

Per quanto riguarda gli anziani che vivono anagraficamente soli c’è da notare come vi sia una netta predominanza delle donne in questa condizione. A Sigillo il dato è tre volte superiore. Da evidenziare Valfabbrica che invece presenta una piccolissima percentuale di anziani di entrambi i sessi che vivono soli. E’ evidente il calo percentuale degli anziani che vivono soli con l’aumentare dell’età, ma rimane comunque una presenza significativa delle donne rispetti agli uomini, che tende a livelli di percentuale veramente minimi. Un dato su tutti: il comune di Valfabbrica nella categoria dei “Grandi anziani” non ha alcuna presenza né femminile né maschile.

Altro dato significativo riguarda la percentuale di anziani che vivono in residenze a loro dedicate. Sono numericamente pochi e ciò dimostra una sostanziale autosufficienza della popolazione degli anziani e una buona predisposizione, da parte delle famiglie, a una convivenza allungata e plurigenerazionale.

Alla presentazione dei dati ha fatto seguito la relazione del Prof. Paolo Montesperelli, professore di sociologia alla Sapienza di Roma, che ha confrontato i dati del territorio eugubino-gualdese con le dinamiche di invecchiamento della popolazione dell’Umbria e in qualche caso dell’Italia. L’Umbria è fra le regioni che sta invecchiando maggiormente in Italia, che è fra le nazioni più vecchie al mondo. La popolazione umbra ha subìto un calo negli ultimi anni complice una natalità sempre più bassa ed un minor afflusso di immigrati. L’andamento della popolazione in Umbria è stato oscillante: negli anni 50 e 60 una forte emigrazione ne ha causato una diminuzione, ma già a partire dagli anni 70 tale dato si è ribaltato grazie al rientro di molti cittadini e ad un progressivo aumento delle nascite. Negli anni 80 la crescita si è fermata ed è ripresa negli anni 90 solo grazie all’arrivo degli immigrati che sono riusciti a compensare le minori nascite.

Dal punto di vista economico le pensioni degli umbri sono aumentate, almeno nel valore nominale, dal 2011 al 2015 di meno rispetto al dato nazionale per quanto riguarda gli uomini. Le donne umbre invece percepiscono degli assegni maggiori rispetto alla media nazionale. In ogni caso è grande la differenza tra l’importo medio degli uomini umbri rispetto alle donne, un distacco di oltre 5000 euro.

Riguardo alle pensioni inferiori ai 500 euro c’è da evidenziare che la percentuale degli umbri che percepiscono tale assegno è inferiore, sia per le donne che per gli uomini, rispetto al dato nazionale. Se fino a pochi anni fa gli anziani erano la fascia di età maggiormente a rischio povertà, oggi questa condizione tocca soprattutto i giovani, in particolare se stranieri, con un capofamiglia disoccupato e con famiglie numerose.

I giovani sono maggiormente esposti al rischio di povertà perché, a differenza degli anziani, non possono contare su una mensilità che, seppur bassa, garantisca una sicurezza nel tempo. Riguardo alle aspettative di vita ed al benessere sociale ed ambientale, arrivano per l’Umbria risultati davvero brillanti. Il cuore verde d’Italia è fra le regioni che presenta l’aspettativa di vita più alta alla nascita e con minor mortalità data da demenze e malattie del sistema nervoso negli anziani.

L’Umbria ha inoltre una rete di associazionismo fra le più capillari d’Italia, tanti sono gli anziani impegnati nel volontariato che, oltre ad usufruire dei servizi, si rendono essi stessi protagonisti. Dall’800 ad oggi la vita media è quasi raddoppiata, arrivando a 81 anni per gli uomini e 85 per le donne. Un dato che mette l’Italia nelle prime posizioni al mondo quanto ad aspettativa di vita.

Oggi gli anziani non possono essere più considerati come un peso, ma come una vera risorsa soprattutto perché riescono a vivere in buona salute a lungo e contribuiscono alla crescita economica e sociale delle proprie famiglie e dei propri territori.

Le conclusioni del 63° congresso nazionale della società italiana di gerontologia e geriatria lo dimostrano con forza e il titolo scelto per il convegno Acli non poteva essere più giusto: “Anziani sono gli altri”. Oggi un 65ennne ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa ed un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1981.

Dopo la relazione del professor Montesperelli e prima della messa celebrata da don Raniero Menghini, hanno preso la parola, per i saluti istituzionali, i sindaci di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti e di Fossato di Vico Monia Ferracchiato, i quali hanno sottolineato il ruolo determinante che svolgono gli anziani nelle comunità soprattutto nell’associazionismo. I dati evidenziano che nelle nostre zone si vive bene e a lungo, segno di una qualità della vita buona, ma anche di strutture di eccellenza nell’accoglienza e nella cura degli anziani. Nel prossimo futuro, hanno ricordato i sindaci, si dovrà ragionare su ulteriori strumenti da mettere in campo per creare delle reti di aiuto e sostegno per tutti coloro che vivono situazioni di difficoltà anche con l’aiuto prezioso dell’associazionismo e degli enti non profit.

Erano presenti all’incontro anche la vicepresidente delle Acli Marta Ginettelli e Carlo Biccini del direttivo dell’Asad. Non è potuto essere presente come lo scorso anno, ma ha comunque inviato gli auguri a tutti i presenti ed alle loro famiglie, il vescovo di Gubbio Luciano Paolucci Bedini.