Ester Pascolini sulla questione Rocchetta Vs Comunanza

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Sulla questione Rocchetta – Comunanza riceviamo l’articolo di una nostra lettrice, Ester Pascolini, che pubblichiamo. I lettori possono inviarci le loro opinioni all’indirizzo [email protected].
La decisione sulla pubblicazione spetta unicamente alla redazione.

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Intendo scrivere queste poche righe a titolo personale e sperando che non vengano strumentalizzate politicamente. Per sgomberare il campo da ipotesi fantasiose, preciso che è categoricamente esclusa una mia eventuale corsa alle prossime amministrative di maggio.
Scrivo perché trovo che nell’acceso dibattito che vede protagoniste l’azienda Rocchetta e la Comunanza Agraria ci sia una larga fetta di cittadinanza, politicamente trasversale, che fino a questo momento non ha avuto voce.

L’impressione è che si sia creato un clima di opinione che non viene intercettato né da chi prende, senza fare un minimo di critica, le parti di Rocchetta, né da chi prende quelle della Comunanza Agraria. Non si tratta di disinteresse rispetto alla questione, ma di opinione pubblica che non si sente rappresentata dall’una o dall’altra istanza.

ROCCHETTA – Proviamo ad analizzare la situazione dell’azienda. Anni e anni di presenza su questo territorio senza che nessuno dentro l’azienda abbia ravvisato la reale necessità di creare un rapporto amichevole e duraturo con la città. Anni e anni in cui le varie amministrazioni che si sono succedute non sono riuscite ad ottenere maggiore considerazione da parte di questa azienda che, in fondo, deve la sua fortuna alle risorse idriche che appartengono alla nostra città. Sarebbe bastato poco per creare un po’ di empatia con Gualdo e con i suoi cittadini ma, nonostante i tentativi degli ultimi anni da parte di Rocchetta, che si sono concretizzati attraverso il sostegno all’Ente Giochi de le Porte, al Polo Museale o alla locale squadra di calcio, questi non sono stati sufficienti per creare un legame benevolo della città con Rocchetta. Forse perché sono arrivati fuori tempo massimo.

Le responsabilità sono, è vero, di chi ci ha amministrato, nessuno escluso. La politica ha mancato, come spesso accade, ma anche l’azienda lo ha fatto. Ha mancato perché avrebbe dovuto nutrire un sentimento di profonda gratitudine per Gualdo, soprattutto in questi ultimi difficili anni in cui le risorse economiche, pubbliche e private, a disposizione di questo territorio (martoriato) sono progressivamente diminuite. Certo, qualcuno potrebbe dire: la Rocchetta però ha un piano di investimenti di molti milioni di euro. Vero! Ma questo, per quanto possa sembrare strano a chi amministra Rocchetta, non può bastare. Perché non creare una fondazione, un ente o un’associazione presieduta da un rappresentante di Rocchetta affiancato da altri soggetti del territorio (scelti sempre dall’azienda) al fine di valutare, approvare e finanziare progetti che aiutino questa comunità a crescere e ad uscire da quell’impasse sociale, economica e, permettetemi di scriverlo, culturale nella quale è precipitata Gualdo Tadino?
Ovvero un soggetto partecipe dei processi vitali di questa città. Ma questo, che ha tutto l’aspetto di un discorso puramente economico, in realtà non lo è affatto. Quello che i cittadini lamentano è esattamente l’opposto, ovvero l’assenza di sentimento. Ma la Rocchetta vuole bene a Gualdo? E se sì, è sicura che il modo in cui ha pensato di dimostralo nel corso di tutti questi anni sia quello giusto? I cittadini si chiedono come sia possibile che un’azienda che attinge alle risorse del nostro territorio non si senta sentimentalmente legata al destino della gente che ci vive. È questo il punto. Si domandano perché non sia emotivamente partecipe degli eventi, peraltro negli ultimi anni molto negativi, che segnano ed hanno segnato la vita quotidiana di questa città.
La concessione di contributi fatti cadere dall’alto, senza reale empatia con il territorio, rende inefficace, vanifica, scarnifica, qualsiasi intervento di Rocchetta in questa città. E non produce gratitudine. L’avvocato Chiara Bigioni, emersa da qualche tempo sulla scena gualdese come rappresentante di Rocchetta, potrebbe essere, in quanto donna, dunque attenta e sensibile, la persona giusta per creare, finalmente, questo legame fertile e costruttivo con la città di Gualdo Tadino.

Questa lunga premessa, dove si percepisce chiaramente che nulla risparmio a Rocchetta, serve per introdurre il tema, molto dibattuto in questi giorni. La diatriba che vede la Comunanza Agraria opporsi a Rocchetta.

LA COMUNANZA AGRARIA – Io mi domando (con tutte le perplessità sull’operato di Rocchetta sopra espresse): ma questa Comunanza Agraria, cosa vuole esattamente? Dove vuole andare a parare? Perché dovremmo averne bisogno e perché dovremmo darle credito? È possibile che per oltre quarant’anni questo soggetto sia stato in letargo come la Bella Addormentata nel Bosco e poi all’improvviso si sia svegliato rivendicando diritti e soldi? E badate bene, mentre sonnecchiava c’erano altre istituzioni come il Comune, la Comunità Montana, la Regione, la Provincia, che si occupavano delle nostre montagne, dei nostri boschi, dei nostri corsi d’acqua e via discorrendo.

C’è una legge dello Stato che riconosce questo soggetto, lo so bene, ma noi non possiamo dimenticare tutto il lavoro svolto negli anni dagli enti preposti, grazie al quale siamo potuti andare, che so, a fare un picnic nei prati di Valsorda (perché il Comune, grazie al cielo, si occupava del taglio dell’erba).
E poi, se la Comunanza pretende di essere risarcita dalla Rocchetta, allora il Comune di Gualdo di quanto dovrebbe essere risarcito dalla Comunanza per tutti gli anni in cui questa era dormiente e si è preso cura delle nostre montagne?
Dai conteggi comunali sembra che la cifra si aggiri sugli 8 milioni di euro…Insomma, la sensazione è che ci sia qualcosa che ci sfugge, non riusciamo a capire bene il perché debba essere riesumato un soggetto che vada a sostituirsi a quegli enti che noi abbiamo già legittimato come nostri rappresentati. Sono quelli i soggetti da cui ci sentiamo tutelati: lo Stato, le Regioni, le Provincie, i Comuni.

Le comunanze, per quanto, lo ripeto, riconosciute dalla legge italiana, sembrano appartenere a un’epoca remota, indossano un vestito fuori moda, sono distanti dal comune sentire dei cittadini. Hanno, in fondo, lo stesso problema di mancanza di empatia con città che ha la Rocchetta.
Se questa città avesse compreso davvero la battaglia che sta facendo la Comunanza, l’avrebbe fatta già propria e i cittadini avrebbero aderito in massa. Se questo non è avvenuto è perché, forse, la gran parte dei cittadini non si riconosce nell’operato della Comunanza, anzi si domanda come mai l’eventuale sovra-carico sugli emungimenti debba finire nelle tasche della Comunanza e non nelle casse del Comune di Gualdo Tadino, che è il soggetto riconosciuto come legittimo dalla gran parte dei cittadini ed è anche il soggetto che può garantire la massima trasparenza nell’utilizzo di quelle risorse.

Il sunto quindi è: Rocchetta non è molto simpatica, dobbiamo ammetterlo, ma se provasse a costruire un rapporto di amicizia con la nostra città, la distanza potrebbe essere colmata.
La Comunanza invece, credo non abbia molte chances, perché sono tanti quelli che non la considerano un interlocutore legittimo (nonostante l’approvazione della legge sui domini collettivi).
A Rocchetta faccio un appello, perché il suo investimento in questa città è prezioso ed i gualdesi lo sanno bene. L’appello è quello di creare un rapporto diretto con i cittadini, non mediato da altri soggetti, e di prendersi cura, nel limite delle sue possibilità, della nostra città. Di dimostrarci un po’ di affetto, ad esempio occupandosi del ripristino della valle del Fonno e della fonte della Rocchetta a prescindere dall’esito della diatriba con la Comunanza, anzi prima della fine di quella battaglia.

La Comunanza rappresenta se stessa e qualche centinaio di iscritti. Ed i gualdesi (per lo meno una larga parte) non vanno identificati con essa. Se non si riporta il livello di discussione a toni più sereni, si rischia di creare un danno grave a questa comunità. Mi viene in mente una famosa citazione dal libro “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, in cui l’autore, riferendosi al valoroso colonnello Aureliano Buendía ormai stanco di combattere, scrive: “non immaginava che era più facile cominciare una guerra che finirla”.

© Ester Pascolini