Dibattito Rocchetta – Comunanza, un altro contributo di Filippo Cappellini

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Riceviamo e pubblichiamo un altro articolo a firma di Filippo Cappellini sulla questione Rocchetta – Comunanza. I lettori possono inviarci le loro opinioni all’indirizzo [email protected]. La decisione sulla pubblicazione spetta unicamente alla redazione.

Pochi giorni fa ho letto un articolo interessante, a firma di Ester Pascolini, che dà la propria chiave di lettura su alcuni dei temi ultimamente più discussi dalla nostra comunità.
Innanzitutto, Ester, grazie.
Hai dimostrato che è ancora possibile un dibattito umano, tra normali cittadini, espresso in maniera educata e corretta. In un periodo strangolato tra i comunicati stampa allucinati di partito e comitati più o meno disinteressati, sei stata una boccata d’aria fresca. Hai tra l’altro colto nel segno, perché le opinioni che esprimi in quell’articolo rispecchiano realmente il pensiero di una larga parte di Gualdesi. Perdonami se per comodità dirigo direttamente a te – pur non conoscendoti – qualche riflessione, in realtà è a tutta quella parte di Gualdo a cui hai dato voce, che mi rivolgo.

Interrogarsi oggi, in maniera generica, sul rapporto Rocchetta SpA-territorio, o della Comunanza chiedersi “Chi sono? Perché chiedono soldi? Chi rappresentano?” vuol dire sviluppare un pensiero ricco di buon senso e impulsività. Tutti gli interrogativi sarebbero legittimi, ma nel 2012.
Un mese, due o tre dopo la riattivazione della Comunanza, sarebbe stato il momento del dialogo di stomaco e buon senso. Se a Marzo 2019 ancora non abbiamo chiaro chi rappresenta cosa e nel nome di chi, credo ci troviamo di fronte a due problemi enormi e distinti:

–  La Comunanza non ha saputo comunicare. Mai. E questo va a discapito della comunità intera. Sarà necessario un gran bel cambio di marcia.
–  L’approfondimento non è tra gli sport preferiti nella nostra Gualdo. In pochi, veramente troppo pochi, hanno avuto l’interesse nel comprendere ed informarsi.

Proverò a fare un “riassuntone”. Abbiate pietà, so di essere pedante, ma la faccenda mi sta a cuore, come gualdese. Se già sapete tutto, saltate pure i capitoli senza remore.

1. SULLA COMUNANZA

– Chi diamine è la Comunanza dell’Appennino Gualdese?
L’ultima volta che ho controllato mi pare ci fossero circa 470 Utenti registrati. Ogni utente rappresenta un nucleo familiare. Quindi 470 famiglie. Ecco, la Comunanza oggi sono quelle 470 famiglie lì. Per comodità ovviamente si elegge un C.D.A, quindi Presidente, Vice e consiglieri. Quando loro parlano o scrivono, si esprimono solo e soltanto a nome di quelle 470 famiglie.

– Le proprietà collettive
Le proprietà collettive a Gualdo sono circa 2100 ettari, le trovate qui. Gualdo ha un’estensione di 125 chilometri quadrati. Sono una briciola dell’intero territorio. La Comunanza gestisce solo quella piccola parte di territorio, su tutto il resto non ha alcuna voce in capitolo e Comune, Comunità Montana e Provincia continuano a svolgere tranquillamente il loro lavoro, che poi è tutt’altro. Su quella piccola estensione di terreno, però, le famiglie gualdesi che sono interessate hanno diritto e facoltà di “autogestione”, e possono godere di tutta una serie di diritti e tutele. Sono proprietà destinate ad una comunità ben precisa, la nostra Gualdese, non a tutti i cittadini italiani.

– Perché
Perché è il modo più conveniente, perché è un diritto antico, internazionale, riconosciuto dalla Costituzione, e perchè è il modo migliore per gestire i beni comuni. Perché sancisce il diritto sacrosanto di una comunità a gestire una parte delle proprie risorse nella maniera che ritiene migliore per vivere, senza dover passare per il benestare del padrone di turno.

– Se la Comunanza sparisse domani
Non cambierebbe una virgola. Le proprietà collettive vanno comunque amministrate. Lo potrebbe fare anche il Comune, ma con rigorosa amministrazione separata e facendo comunque le veci di una Comunanza. Per questo, praticamente in tutta Italia, i Comuni demandano la gestione a Comunanze, Università Agrarie, Vicinìe, etc. Da noi addirittura lo stesso Comune pretese la fondazione di una Comunanza. A Gualdo, dal 1976 a qualche anno fa, delle Proprietà Collettive il Comune se n’è semplicemente dimenticato, perdendo tra l’altro tanti, tanti soldi.

– PER tutti i Gualdesi, non DI tutti i Gualdesi
Oggi come secoli fa, è ovvio che non tutti i Gualdesi hanno interesse nella gestione di quella piccola parte di territorio, o nel rivendicare i propri diritti sulle risorse. Chi ce l’ha, però, si iscrive, parla, decide, vota. Se interessa si partecipa, sennò no. “Non sentirsi rappresentati” non ha molto senso.

2. SUI LUOGHI E LA GESTIONE

Ora che credo sia chiaro chi rappresenta cosa ed in quale misura, passiamo oltre. Bisognerà entrare nell’ottica che la Valle del Fonno, dove insorgono i pozzi Rocchetta, è solo una parte delle proprietà collettive Gualdesi. In tutto ciò che di bello e caratteristico c’è nelle nostre montagne, c’è la mano e la storia della Comunanza. San Guido? Comunanza. I laghetti? Comunanza. Rifugi? Comunanza. Chiesetta? Comunanza. Area e fonte Rocchetta? Comunanza. Pinete? Comunanza.

Ricordare i bei tempi andati, dove a Valsorda si facevano picnic perché “il Comune, grazie al cielo, si occupava del taglio dell’erba” e dimenticare al contempo che senza la Comunanza non ci sarebbe nemmeno la strada per arrivarci, a Valsorda, vuol dire che non abbiamo a cuore la nostra storia, chi eravamo, cosa abbiamo realizzato come comunità. Dovremmo essere orgogliosi e ricordare tutto quello che la Comunanza ha fatto in questi anni, ma non per nobilitare l’Ente in sé, che non ne ha il minimo bisogno, ma per ricordarci di cosa eravamo capaci come Gualdesi, uniti, con un idea precisa in testa.

Quando si chiede “Cosa vuole la Comunanza?”, è solo questo. Questo vogliono quelle famiglie: tornare ad una gestione del territorio che porti frutto e benefici, ed al contempo tutela ambientale.
Esempi rapidi, terra terra? Sarà il caso di mettere in rete i rifugi in montagna, creare un’impiantistica che li renda fruibili DA TUTTI ed anche di inverno? San Guido è un posto bellissimo e strategico. Dato che ormai i ristoranti non mancano, cosa lo vogliamo far diventare? Un centro promo / turistico / ambientale? Un museo naturalistico? Un centro noleggio e-bike? Tutte le precedenti? Bisognerà iniziare o no a discuterne?
O ancora: abbiamo una Legge Regionale che fa ritornare nel nostro comune solo spiccioli, perché non applicare un sovra-canone sui pozzi Rocchetta che riequilibri i proventi che tornano nel territorio, al pari di altre realtà nei territori limitrofi?
Queste sono solo alcune possibilità, ce ne sono molte altre in pentola. Non è tanto la manutenzione, che è mancata in questi anni. E’ mancata la gestione strategica del territorio.

Ecco, sulle proprietà collettive e solo lì, quelle 470 famiglie vogliono ricominciare a decidere del loro futuro e delle loro risorse, e sono sicuro che, come in passato, Gualdo Tadino possa costruire qualcosa di bello. Tutti sono invitati a partecipare.
Parliamo sempre e comunque però dei luoghi montani più belli ed importanti per la nostra comunità, per quello non mi stancherò mai di scrivere che la Comunanza ed il Comune devono lavorare insieme, ognuno con le sue prerogative, e che solo questo può far rinascere la città.

3. VOLEVI SOLO SOLDI, SOLDI…

Da dove vengono, dove vanno, perché.
Questo è uno dei dubbi che più attanaglia i gualdesi. Partiamo dalle basi: tutte le cariche della Comunanza sono ricoperte a titolo gratuito. Presidente, vice, consiglieri…volontari. Tutti volontari. Il bilancio della Comunanza è pubblico, viene votato e presentato a tutti gli utenti ogni anno. L’intera assemblea (470 famiglie) sa e decide come e quando vengono investiti i fondi.
In generale, i proventi degli enti che gestiscono le Proprietà Collettive arrivano da bandi, progetti europei, concessioni, attività, affitti, etc.
Nelle regioni del Nord ad esempio molti degli impianti di risalita sciistica sono su Proprietà Collettive, molti fondi arrivano da lì. Oppure dal bosco, dalle ditte agricole, o ancora con i canoni di ristoranti, malghe, etc.

Senza andare troppo lontano, basta che guardiamo Bagnara, Nocera. La sua Comunanza ricava molti dei suoi proventi dai canoni di estrazione delle cave nel suo territorio.
La Comunanza dell’Appennino Gualdese non fa eccezione. Alcuni proventi arrivano ad esempio dalle antenne di telefonia, altri dai progetti europei per l’avvio delle faggete ad alto fusto, etc.

Caliamo tutto ora sul caso Rocchetta. I proventi degli emungimenti d’acqua, vanno alla Regione, quindi al Comune, in quantità dettate dalla Legge Regionale. La Comunanza non toglie un soldo, e qui non ha certo alcuna voce in capitolo.
Ma i pozzi sono tutti sulle proprietà collettive, cosa che consente di richiedere un sovracanone, che verrebbe ovviamente gestito dalla Comunanza, così come per le cave di Bagnara, gli impianti di risalita di Cortina d’Ampezzo, le segherie della Val di Fiemme, etc.
Quei fondi, se la Comunanza non esistesse, sarebbero semplicemente persi.

Ok, ora sia chiaro: tutti i fondi della Comunanza devono essere reinvestiti nel territorio per legge. Non spariscono, non ci si può comprare carri armati, manifesti elettorali, asfaltarci.
Nella richiesta di conciliazione la Comunanza ha valutato € 400.000 di canone annuo, e come ho spiegato qualche articolo fa, risultano essere tutt’altro che una richiesta esagerata.

Bene, pensate da gualdesi se ogni anno avessimo una tale somma da investire a Valsorda, sui rifugi, nella Valle del Fonno e via dicendo. Sono abbastanza persuaso che, con un po’ di testa, Gualdo Tadino potrebbe diventare la Val di Fiemme dei nostri Appennini. Non me lo toglie dalla testa nessuno. E soprattutto, provate ad immaginare quanto lavoro indotto si potrebbe creare, sempre utilizzando un po’ di testa.
Al Nord, alcune Comunanze danno poi per diritto di nascita legname da ardere o per costruire casa ai propri utenti, gratuitamente. Altri costruiscono asili, altri piantano alberi, alcuni creano cooperative, altri donano borse di studio. Molte sono le possibilità.

4. RESPONSABILITÀ E PROSPETTIVE

Oggi il nostro Presidente della Repubblica era a Longarone, per la commemorazione delle vittime del Vajont. Vale la pena citare uno stralcio del suo intervento:
La tutela ambientale e idrogeologica è amica delle persone, ne salvaguarda la vita e difende così il futuro delle nostre comunità, accompagnata come deve essere da un uso razionale e sostenibile delle risorse. Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale”.

In ciò, l’amministrazione, che ha già concesso per altri 25 anni un prelievo d’acqua enorme aumentandone ancora la portata, senza alcuna traccia nemmeno della richiesta di uno studio di bacino, ha delle responsabilità enormi, che non possono essere attribuite ai “governi precedenti”. La Comunanza non può certo tacere, perché come obiettivo statutario ha proprio la preservazione del territorio per le generazioni future.

Tra non molto, saremo inoltre chiamati a decidere – come cittadini gualdesi – su gasdotti, funivie, bio-digestori. Sarà il caso che iniziamo a ragionare un po’ meno in termini di “simpatia” e abbandoniamo la nostra storica abilità del dividerci in tifoserie. Descrivere ad esempio un “Comunanza VS Rocchetta” non ha senso. La ditta fa semplicemente tutto quello che è nel suo interesse e le viene concesso. La vera battaglia è contro la mala gestione ed il mal governo, a scapito e spese di tutti noi, non certo contro la ditta.

Credo infine sia errata l’idea del cercare di “ricucire i rapporti” con la ditta, immaginandola come fosse una vecchia amica. Di nuovo, va bene il buon senso, ma gli obblighi di legge non possono essere elemosinati, ed i diritti si esercitano, non si richiedono.
Se un concessionario ha “obblighi di manutenzione ordinaria e straordinaria”, gli va intimato per legge di ricostruire la valle, non chiesto da buon amico. Qui però non succede. Non succede mai.
Se poi si vuole chiedere qualche soldino in più per l’oratorio, i Giochi de le Porte, le associazioni, ben venga, lì certo ci può essere dialogo. Ma tra pari, non col cappello in mano.

© Filippo Cappellini