SiAmo Gualdo: “Ex Calai? Forse i lavori non partiranno mai!”

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In merito alla questione dell’ex ospedale Calai di Gualdo Tadino, il cui progetto di riqualificazione è stato presentato martedì scorso dal sindaco Massimiliano Presciutti, il neonato movimento civico SiAmo Gualdo esprime il proprio parere per bocca del candidato sindaco Roberto Cambiotti, il quale rimarca come “non esistono veri impegni di spesa né da parte della Regione, né da parte dell’Asl1, che inserisce la casa della salute di Gualdo tra le opere in programma nel Piano triennale delle opere pubbliche, ma conferisce al progetto un livello di priorità 2 per la terza annualità, e cioè il 2020. A noi hanno invece raccontato che i lavori partiranno nel 2019, e addirittura livello 3 per quelli programmati nel 2021“.

Secondo Cambiotti quindi non si sa se e quando partiranno i lavori. “Forse mai, dato che gran parte della spesa dovrà essere coperta dalla vendita delle due palazzine adiacenti la struttura storica, le cosiddette palazzine rosa e a mattoncini“.

Cambiotti entra poi nel merito del progetto di valorizzazione, che secondo lui non è affatto un segno di attenzione per Gualdo e la sua comunità. “Vogliono farci credere che ristrutturare soltanto la parte storica sia un’opera considerevole – dice l’esponente di SiAmo Gualdo – Io dico che si tratta del minimo indispensabile, il più basso traguardo raggiungibile. In un solo progetto sono stati capaci di prevedere l’abbattimento di circa 2000 metri quadrati di superficie, che non verrà compensata in nessuna maniera, e la vendita delle palazzine. Una vera e propria perdita, altro che valorizzazione. In pratica si tratta di un trasloco. Nessun nuovo servizio e nessuna eccellenza per Gualdo Tadino. Spostiamo strumenti e uffici da un metro all’altro e vogliamo farla passare per la più grande operazione della storia. E’ davvero incredibile il livello di sudditanza che questa amministrazione continua ad avere nei confronti della Regione Umbria, che ancora una volta dimostra distanza e disattenzione inaccettabile nei confronti della nostra comunità“.

Cambiotti parla del futuro che il suo gruppo vorrebbe per il Calai: “Va fatta a livello regionale una ricognizione di tutti i servizi esistenti e un focus su tutto cio che manca o dovrebbe funzionare meglio. Non siamo degli sciocchi e non proponiamo cose infattibili per la nostra struttura, abbiamo però bene a mente quali sono le potenzialità di tutta quell’area e sappiamo che non tutti i bisogni trovano risposta in quel che già è a disposizione degli umbri.
In questi mesi di approfondimento e studio abbiamo rilevato criticità su vari settori per i quali vale la pena spendere qualche parola. Penso al disagio sociale legato alle dipendenze, l’alcolismo in primis, o a tutto il mondo legato ai servizi relativi ai disturbi dello sviluppo in età evolutiva, che i dati ufficiali ci danno in continuo aumento, mentre le strutture pubbliche sono sempre più sature e non riescono a rispondere a tutte le richieste, lasciando sole le famiglie nella ricerca di centri privati. Penso alla riabilitazione del malato nella fase post traumatica, ai servizi dedicati alla lungo-degenza o alla fase del recupero. Penso a servizi permanenti di accoglienza per disabili gravi adulti che possono avere la necessità di ricovero notturno per brevi o brevissimi periodi, pensati in sinergia con i progetti sulla vita indipendente. Penso agli Hospice, in aumento in tutte le Regioni italiane. Luoghi di amore e sostegno, prima ancora che strutture sanitarie”.

Non si può parlare di sanità a Gualdo senza considerare il contesto urbano, storico e paesaggistico di quella zona – conclude Roberto Cambiotti – apprezzabile per la vicinanza alla montagna e inserita in una porzione di territorio unica nel suo genere. Dobbiamo sfruttare il valore ‘immateriale’ del Calai, senza troppi voli pindarici di vendite o svendite, che in un periodo storico di crisi come quello che viviamo, rappresentano solo il vuoto intellettuale della politica, incapace di innovare, rigenerare, pensare soluzioni nuove a problemi vecchi di decenni. Il progetto presentato dall’amministrazione è solo un’operazione immobiliare anche di scarso respiro. Gualdo ha bisogno di sviluppo e investimenti seri, anche da parte della Regione, che non può smarcarsi in questo modo negando alla città quel credito che vantiamo da troppo tempo.”