Richiesta di concordato per la Jp. I sindacati: “Pronti ad azioni eclatanti”

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Continuano ad addensarsi sempre più nubi sul futuro della Jp Industries a 24 ore dall’incontro fissato al Mise per un tavolo con governo, proprietà e parti sociali. Nella mattina di lunedì 1 luglio la proprietà ha presentato la richiesta di concordato in bianco alla sezione fallimentare del tribunale di Ancona.

“Questo significa che l’imprenditore non riesce a far rimanere in piedi l’azienda con le proprie forze. Del resto, ci sono sei mesi di stipendi arretrati. Con questa domanda, tutto il pregresso è congelato. E da oggi in poi per lavorare non potrà fare più debiti”, evidenziano i sindacati.

Nessuna certezza, quindi, per i 620 lavoratori dei due stabilimenti di Fabriano e Colle di Nocera Umbra, per molti dei quali la cassa integrazione straordinaria terminerà il 31 dicembre 2019. Un’altra potenziale bomba sociale che, se non verrà disinnescata in tempo, produrrà altre macerie in una Fascia Appenninica già devastata dalla crisi da più di dieci anni.

“La vediamo veramente dura – ha commentato ieri sera con un post su Facebook il delegato Fiom Cgil per l’Umbria, Luciano Recchioni, al termine della riunione tenuta nel pomeriggio nello stabilimento di Colle – Si è ripresentato per i lavoratori un film già visto. Come organizzazioni sindacali abbiamo esposto i contenuti dell’incontro tenuto a Fabriano il giorno prima con la proprietà. In sintesi non hanno fatto che, di botto, tornare al passato e precisamente al 2008. Il concordato in bianco firmato dall’azienda presso il tribunale – prosegue Recchioni – apre un percorso diverso rispetto a quanto proposto in questi giorni, ma di fatto non garantisce nulla. Il 4 luglio presso il Mise incontreremo azienda e governo: ci aspettiamo risposte sul pagamento degli stipendi arretrati, sull’ipotetico partner e altri dettagli, ma senza illuderci.”

La fiducia che l’incontro di domani al Ministero possa portare a qualche svolta positiva non è molta nei sindacati, con i lavoratori sfiniti da una situazione che perdura ormai da 11 anni, senza che si sia mai data una soluzione definitiva.

“I lavoratori sono molto arrabbiati e si sentono presi in giro dall’imprenditore e anche dallo Stato – dicono i sindacati – Dal primo perché con questa mossa (la richiesta di concordato in bianco, ndr), di fatto, ha congelato tutti gli stipendi arretrati. Da questo momento l’azienda non può generare un solo euro di debito, quindi se vuole lavorare deve pagare i lavoratori e i fornitori, altrimenti potrebbe anche esserci la messa in liquidazione. Dal secondo perché si sono attesi mesi per convocare una nuova riunione al Mise. Aspettiamo il 4 luglio e poi ogni strada rimane aperta, comprese azioni eclatanti“.