La Roccia, l’Acqua e il Bosco… la vera ricchezza del nostro Appennino

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’Associazione Gualdo Valore Comune sull’importanza di una corretta gestione dei prati/pascolo e dei boschi per la salvaguardia del patrimonio idrico nel Comune di Gualdo Tadino. I lettori possono inviarci le loro opinioni all’indirizzo redazione@gualdonews.it. La decisione sulla pubblicazione, così come il diritto di sintesi, spetta unicamente alla redazione.

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Il 28.10.1992 il Prof. C. Cattuto dell’Istituto di Geologia dell’Università di Perugia e il Dott. A. Bonaca dell’Ordine Nazionale dei Geologi, depositarono all’Amministrazione del Comune di Gualdo Tadino il lavoro chiamato “Potenzialità idriche del Territorio Comunale: Indagini Idrogeologiche”.

L’area a maggiore potenzialità idrica è rappresentata dalla fascia montuosa ad est di Gualdo Tadino, ove la situazione geologica locale permette la rapida infiltrazione delle acque, la loro percolazione in regime carsico e quindi in tempi brevi e la saturazione completa dell’acquifero (rocce calcaree fessurate) fino alle quote di battente. A questo punto le acque emergono in sorgenti note da tempo (S. Marzio, Rocchetta, Palazzo Mancinelli, Rio Vaccara, ecc.)

La struttura appenninica può essere assimilata ad una piega anticlinalica il cui fianco occidentale è parzialmente eliso da faglie dirette immergenti verso la città di Gualdo Tadino. L’assetto in “blocchi” dell’anticlinale giustapposti e la presenza di fratture tensionali, spesso beanti, facilità sia l’infiltrazione che il rapido deflusso sotterraneo delle acque. Fungono da battente a bassa permeabilità le marne del Rosso ammonitivo e, più in alto, la formazione delle Marne a Fucoidi.

Nel territorio comunale di Gualdo Tadino è possibile distinguere due zone: la Zona della Rocchetta estesa di circa 8 Km e la Zona a Nord di Rocchetta estesa per circa 18 Km, con i parametri più vicini alla situazione attuale, modificata rispetto al 1992, e tenendo conto dei fattori di variabilità, si può con facile calcolo applicabile ad una nota formula matematica, prevedere con buona approssimazione che la portata media si possa avvicinare a circa 720 l/s.

In Appennino cadono 1.500 mm di pioggia all’anno e l’infiltrazione grazie alla copertura vegetale molto estesa, fino ad alte quote, è decisamente favorita come invece, in senso opposto, viene ostacolata l’evaporazione. E’ da ricordare inoltre che la copertura vegetale con piante di alto fusto, non solo è garanzia di una maggiore quantità di acqua nel sottosuolo, ma anche garanzia di qualità, in quanto un grande albero rappresenta anche un depuratore naturale a costo zero.

Le nostre Faggete, ecosistemi perfetti, straordinari, come quella della Valle del Fonno, della Valsorda, del M. Maggio sono consorzi vegetali, non  soggette a taglio da circa 30/40 anni, risparmiate dalla mano dell’uomo, sono in pieno vigore vegetativo, geneticamente ormai da considerare una fustaia. E’ ampiamente dimostrato come gli alberi di un bosco legati da un delicato intreccio radicale siano in grado di autogestirsi, conservando ed anzi incrementando la biodiversità e i loro servizi ecosistemici.

Ma perché un bosco longevo, maturo, assicura acqua ottima e in grande quantità? Perché un albero ricarica le falde acquifere, perchè lentamente con la sua chioma fa cadere le gocce rendendo possibile l’infiltrazione delle acque piovane tra le pieghe delle rocce.  Non solo, ma l’albero depura, è un mangiatore di smog: assorbe  CO2, PM 10 polveri sottili, metalli pesanti, come piombo, cesio, cadmio, nichel, zinco e selenio, cromo. Gli alberi quindi disinquinano terreni ed acqua: il Sistema Radicale è il cuore, è l’impianto naturale arboreo che effettua “filtraggio e depurazione”. Sono processi biochimici e biomeccanici, detti anche di fitoestrazione, perché estraggono i metalli pesanti e altri composti dal suolo, che viene accumulato nelle radici e foglie.

L’Appennino Centro-Nord è costituito da rocce calcaree intensamente fratturate e fessurate tale da far raggiungere valori elevati all’infiltrazione idrica. Le acque infiltrate circolano in regime carsico, con tempi di corrivazione brevi, fino a saturare gran parte del complesso calcareo. In corrispondenza dei “battenti” a bassa permeabilità le acque emergono in sorgenti.

E’ per questo che le Misure di Conservazione dei Siti Natura 2000, come il Sito ZSC M. Maggio-M. NeroIT5210014, nel rispetto del principio fondamentale della conservazione della biodiversità, degli habitat, delle specie floristiche e faunistiche, prevede che per il pascolo di ungulati domestici sia obbligatoria la redazione di Piani Zootecnici finalizzati alla conservazione della biodiversità mediante la definizione della capacità di carico,della durata del pascolo, delle tecniche di consociazione e rotazione, dell’approvvigionamento idrico (abbeveratoi).

Quindi per il pascolo del bestiame si dovrà presentare un Piano da parte dell’Ente gestore, che dovrà prevedere quanto richiesto per la conservazione dell’Habitat 6210 e 9210.

Il pascolo non può gravare sulla stessa superficie prativa nell’anno successivo al precedente (rotazione); il carico animale consentito per ettaro non dovrà essere superiore alla produzione di azoto di 170 Kg per ettaro in aree carsiche. Le deiezioni degli animali al pascolo fuori controllo mettono a rischio: acqua, suolo e clima.

I bacini calcarei idrogeologici del Comune di Gualdo Tadino con i loro boschi ci regalano una disponibilità idrica annua notevole, di cui utilizziamo solo il 10% di quella ipotizzata.

Un capitale reintegrabile che non ci possiamo permettere di non salvaguardare. Solo il rischio inquinamento derivante da una gestione corretta dei prati/pascolo e dei boschi potrebbe far perdere per sempre questo patrimonio idrico nascosto tra la discontinuità dei calcari, che si rinnova da milioni di anni, ogni anno. E le sorgenti, una volta inquinate, sono perdute per sempre. Dobbiamo impegnarci tutti, enti gestori, cittadini, proprietari collettivi, a salvaguardare insieme il nostro patrimonio.

© Marta Morbidelli – Presidente Associazione Gualdo Valore Comune

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