Pd, la resa dei conti. Presciutti: “Via Verini”. Gammaitoni: “Dov’è il cambiamento?”

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Dopo la sconfitta alle elezioni regionali il Partito Democratico sta vivendo giorni convulsi e due esponenti gualdesi di primo piano del partito, il sindaco Massimiliano Presciutti e il capolista alle regionali Luca Gammaitoni, seppur partendo da considerazioni diverse arrivano allo stesso punto: il partito in Umbria è da rifondare.

Il primo a farsi sentire è Presciutti con due interviste rilasciate al Corriere dell’Umbria e al Messaggero. Le dichiarazioni del sindaco di Gualdo Tadino riportate dal quotidiano perugino sono alquanto dure nei confronti della segreteria regionale del Pd, ponendo la propria candidatura:

“Altro che organizzare il congresso – dice il primo cittadino gualdese al giornale perugino – Walter Verini deve sparire. Da subito (…) Nel Pd serve pulizia completa. Dobbiamo ripartire. E io ci sono. (…) Non c’è bisogno di analisi. L’analisi è questa: la gente si è rotta i i c….. Dopo una sconfitta del genere c’è qualcuno che si permette di fare il maestrino o la maestrina dalla penna rossa (…) Un dirigente serio si dimette subito dopo questi numeri.”

Presciutti è ancora più esplicito riguardo il proprio impegno personale nel Pd regionale dalle colonne del Messaggero che riporta il suo post su Facebook:

“Sarà una lunga traversata, ma sono pronto. Insieme ad altri, non solo a farla ma a guidarla in prima persona.

Luca Gammaitoni, che non è riuscito a entrare a Palazzo Cesaroni nonostante fosse il capolista del Pd, annuncia da Facebook il suo ritiro dalla politica (“Torno a insegnare all’Università e a fare ricerca, la politica non sarà il mio mestiere”), non prima di però di porre un’articolata riflessione nei confronti di quel Pd che lo ha dapprima proposto come primo della lista e poi lo ha praticamente abbandonato al proprio destino senza adeguatamente e doverosamente supportarlo. Gammaitoni, infatti, è uno dei due capolista (insieme alla pentastellata Carbonari) dei partiti entrati in Consiglio regionale a non essere stato eletto.

“Su 19 liste in competizione in questa campagna elettorale 7 hanno eletto consiglieri – scrive Gammaitoni – Il capolista è sempre risultato il più votato ed eletto, con 2 sole eccezioni: il movimento 5 stelle in cui è arrivato terzo ed il PD in cui è arrivato quindicesimo. Quindicesimo, su venti candidati. Poiché il PD, è stato detto, ha scelto il capolista (nella fattispecie del sottoscritto) per dare un chiaro segnale di discontinuità e rinnovamento, sorge il dubbio che questo segnale non sia stato colto. Perché?

Offro due ipotesi:
?️ 
La scelta è stata infelice. Candidato sbagliato, non adeguato alla competizione elettorale.
?️ 
Non era un segnale ma una foglia di fico, dietro alla quale nascondere i candidati veri, quelli non proprio nuovi che però hanno i voti seri e che alla fine sono stati eletti.
Qualunque sia l’opzione giusta c’è da chiedersi come mai
.

2️⃣ FARSI VOLUTAMENTE DEL MALE
La Fascia appenninica che va da Scheggia a Nocera Umbra, passando per Gubbio e Gualdo Tadino è in seria crisi economica, da anni. In questa tornata elettorale il PD, faticosamente e in modo sorprendente, riesce a convergere su di un solo candidato che dovrebbe, se eletto, portare in Regione le istanze dei cittadini di tutti questi Comuni.

Il potenziale di voti c’è, però a Gubbio la situazione politica è ingarbugliata e mal di pancia non sopiti dalle ultime elezioni del sindaco, producono un candidato alternativo, che finisce nella civica legata al candidato presidente della stessa coalizione.

A poco servono i richiami alla ragionevolezza: gli eugubini votano ostinatamente per un candidato di Gubbio. L’esito è scontato: nessun candidato della fascia appenninica viene eletto e le istanze dei cittadini possono aspettare.
La morale è che continuiamo a farci del male.

3️⃣ SULL’ETICA DELLA POLITICA
I candidati del PD non sono tutti uguali. Non tutti con la stessa esperienza politica, non tutti smaliziati sui trabocchetti degli apparentamenti per le preferenze di genere, non tutti ligi a seguire le regole elettorali.

Soprattutto, non tutti disponibili a spendere cifre a quattro zeri per la campagna elettorale. Noto che vengono eletti i due candidati che hanno speso, sui social, persino più del candidato presidente Vincenzo Bianconi. Per carità, è tutto assolutamente lecito. Però dà da pensare.

4️⃣ FEUDI E FEUDATARI
“Da tempo la sinistra umbra è vassalla di un gruppo di dirigenti in perenne lotta fra di loro”. Lo scrive l’ex assessore regionale Maria Prodi su Facebook. È vero. Questa cattiva eredità è pesata anche su queste elezioni e il risultato è visibile in filigrana a tutti quelli che vogliono vederlo.

Il nuovo che avanza non è migliore del vecchio che non se ne vuole andare. Se il PD non cambia è destinato all’estinzione. Serve una radicale discontinuità.
L’avete già sentito dire? Anche io, ma i fatti tardano ad arrivare.

5️⃣ DA CHE PARTE È IL FUTURO?
Il primo novembre sarò a Genova, invitato dagli organizzatori del rinomato “Festival della Scienza”, per presentare il libro che ho recentemente scritto con il collega Vulpiani, intitolato “Perché è difficile prevedere il futuro”.
Il futuro del PD umbro sfugge ad ogni tentativo di previsione.

Il partito, sebbene resistente nel suo zoccolo duro attorno al 20%, di fatto ha perso la consistenza solida per assumere lo stato liquido, dividendosi in mille rivoli sfuggenti. Ora va di moda il “partito dei sindaci”, tentativo flebile di aggrapparsi agli amministratori “di successo”: la migliore dimostrazione che il renzismo sopravvive anche a Renzi.

Io ho un’idea diversa, poco spendibile sul versante dei congressi che si annunciano imminenti, ma con potenzialità più solide sul medio periodo. Occorre ripartire dalla scuola per formare una nuova classe dirigente. Una scuola di politica per aspiranti politici, riluttanti a candidarsi. Da questa bisogna ripartire perché, come insegna don Milani, il mondo si cambia così“.

Luca Gammaitoni conclude invitando a una riflessione lunedì prossimo presso la sede del suo comitato elettorale, nel centro commerciale Flaminia di Gualdo Tadino.

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