Scoperta una nuova pianta sull’Appennino gualdese

Pubblicità

Le  continue indagini e scoperte sul territorio dell’Appennino gualdese, sia sottoterra che in superficie, ad opera dei ricercatori botanici e paleontologi Mara Loreti e Piero Salerno hanno portato a un altro importante risultato scientifico, un altro riconoscimento della montagna del comune di Gualdo Tadino.

Una scoperta che viene ancora una volta ad evidenziare il grande valore naturalistico della diversità biologica presente nella dorsale Appenninica centro-nord. Il Notiziario della Società Botanica Italiana, Nuove Segnalazioni Floristiche Italiane, ha accolto e inserito la nuova stazione di Iris graminea rinvenuta nel comune di Gualdo Tadino.

La scoperta è avvenuta durante una esplorazione botanica all’interno di un bosco naturalizzato di latifoglie e conifere. La fortuna dei naturalisti è stata anche trovarsi in quel tratto di bosco nel periodo della spettacolare fioritura primaverile. Il campione è stato depositato presso l’Erbario di Firenze, Museo Botanico.

Ricordano con soddisfazione i due ricercatori, non  affatto nuovi a studi e ricerche nel territorio appenninico di Gualdo Tadino, che, in collaborazione con diverse Università italiane altre scoperte e studi sono state effettuate e pubblicate su riviste scientifiche, canali di comunicazione della comunità scientifica,  entrando di diritto a far parte della letteratura scientifica.

Tra queste ricordiamo la rarissima stazione del Giaggiolo della marsica Iris marsica , specie di grandissimo interesse naturalistico rinvenuta nel Sito Natura 2000 di Monte Maggio – M. Nero all’interno dell’habitat delle faggete, la cui presenza ha contribuito alla scelta dell’area come sito Natura 2000.

La  Grotta di Buco Bucone che si apre sul Monte Serrasanta, di Gualdo Tadino a quota 1270 metri è la prima grotta in Appennino ad essere stata sottoposta ad indagine palinologica a -210 m di profondità.

I depositi argillosi di Buco Bucone, hanno restituito reperti pollinici di specie arboree che testimoniano una vegetazione appartenente ad una fase quaternaria pleistocenica, postglaciale a clima atlantico temperato continentale. In questo settore dell’Appennino nelle fasi glaciali del Wurn si conservarono isole di rifugio per la vegetazione di tipo mediterraneo.

Il deposito della Grotta delle Balze sul Monte Maggio (1361m) ha restituito ossa sub fossili di una fauna risalente in Appennino centro – meridionale alla fase finale del Paleolitico, Tardo glaciale e inizio del Mesolitico (Olocene).

Una testimonianza della presenza di stambecchi, camosci e marmotte che popolavano numerose i prati del monte Maggio e della Valsorda, in un clima certamente più “alpino” dell’attuale. Ciò accadeva da 36.000 a circa 10.000 anni fa, quando si diffondeva in Europa l’Homo sapiens e l’inizio del Mesolitico (da 10.000 all’8000 a.C.). 

“E’ proprio per la ricchezza e per le particolarità del nostro prezioso Appennino, dei tanti reperti restituiti dalla storia, che si aspetta con vero entusiasmo la realizzazione di un Museo di Storia Naturale, all’ingresso della Valle del Fonno in località Rocchetta  di Gualdo Tadino”, sottolineano i due ricercatori.