Gioco d’azzardo, a Gualdo Tadino ogni anno spesi 9,2 milioni di euro

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Si gioca tanto, si gioca troppo in Umbria, ma in modo speciale anche dove la crisi economica morde di più, come la Fascia Appenninica. E’ infatti soprattutto in tempi di difficoltà economiche e quando c’è grande difficoltà nel trovare lavoro che prende campo l’illusione di poter cambiare vita con il gioco d’azzardo.

Gualdo Tadino, in tutta la Provincia di Perugia, è sul poco edificante podio (dietro Bastia Umbra e Città di Castello, che hanno però il reddito pro-capite ben più alto di quello dei gualdesi) delle città dove si gioca di più, con Fossato di Vico che entra tra i primi dieci.

Questi i numeri del 2017 che riguardano la Fascia Appenninica e riguardano solo macchinette, videopoker e slot machine. Se si prendono in considerazione anche Gratta&Vinci, Superenalotto e scommesse le cifre diventano esorbitanti (11 milioni di euro solo nei primi sei mesi del 2017). A Gualdo Tadino, dove c’è una presenza di 133 apparecchi, si giocano ogni anno 9,2 milioni di euro. A fronte di un reddito pro-capite di 16.543 euro, ne vengono spesi nel gioco una media di 1.108 a testa.

In Umbria il gioco d’azzardo è sempre più una piaga sociale, che colpisce i giovani, ma anche gli anziani. Nella provincia di Perugia sono stati spesi in un anno oltre 500 milioni di euro”, denuncia il segretario provinciale Spi Cgil, Mario Bravi.

“Bisogna, insieme alle strutture pubbliche, che in parte già lo fanno, incentivare e potenziare tutti quegli strumenti di prevenzione che sono necessari, per contrastare un fenomeno che concorre a indebolire la coesione sociale dei nostri territori. Si tratta – sottolinea Bravi – di una piaga che provoca sempre più emarginazione e impoverimento. Per questo il fenomeno va contrastato con forza e non sottovalutato. Tra l’altro si tratta di una situazione pericolosa che si espande parallelamente all’approfondirsi della crisi economica e sociale. In Italia (l’ultimo dato ufficiale è relativo al 2017), si sono spesi nelle varie forme di ‘slot’ – conclude Bravi – oltre 101 miliardi di euro (cifra simile alla montagna dell’evasione fiscale), contro i 30 miliardi del 2006″.