Vicenda Jp, Umbria e Marche chiedono un incontro al ministro Patuanelli

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Le Regioni Umbria e Marche, su sollecitazione della presidente umbra, Donatella Tesei, e dell’assessore allo sviluppo economico Michele Fioroni, hanno inviato una lettera al ministro Stefano Patuanelli per chiedere un incontro in merito alla crisi della ex Merloni.

“L’azienda rappresenta da alcuni anni – si legge nella lettera inviata al Ministero dello Sviluppo Economico a firma dei presidenti Tesei e Ceriscioli – una della crisi industriali più rilevanti in Italia, sia in termini occupazionali, sia per le drammatiche ricadute che ha determinato e rischia ulteriormente di determinare sul tessuto economico e sociale di un ampio territorio compreso fra l’Umbria e le Marche”.

La gestione della crisi, nel tempo, ha visto attuare un accordo di programma che ha portato ad una articolata manovra di intervento ricorrendo a strumenti e risorse nazionali e regionali. La chiusura della amministrazione straordinaria con l’acquisizione nel 2012 da parte della JP Industries però non ha garantito il rilancio dell’azienda.

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Nella lettera inviata al Ministro, i due presidenti hanno espresso preoccupazione per le “notizie apparse sui media in merito agli esiti di un confronto intervenuto tra organizzazioni sindacali ed azienda in cui quest’ultima avrebbe esposto i contenuti del piano concordatario e della connessa ristrutturazione industriale con una preoccupante e consistente riduzione dei livelli occupazionali. Da qui la richiesta congiunta di Umbria e Marche “di un incontro che consenta al Ministero dello Sviluppo Economico ed alle Regioni di acquisire tutte le informazioni necessarie affinché, nel rispetto della procedura concordataria e tenendo conto della strumentazione esistente, sia possibile avviare un percorso in grado di dare positiva soluzione alla vicenda”.

CAPARVI (LEGA): “SUBITO UN TAVOLO MINISTERIALE” – Un incontro con il ministro Patuanelli è stato richiesto anche dal deputato nocerino della Lega, Virginio Caparvi. “Dopo tanti anni di “limbo” il piano industriale di cui siamo venuti a conoscenza è sicuramente insoddisfacente – ha detto l’ex vicesindaco della città delle acque – e penalizza fortemente lo stabilimento ex Merloni di Nocera Umbra sia dal punto di vista della forza lavoro, sia rispetto alla capacità produttiva del sito. Ho già inviato una richiesta al Ministero dello Sviluppo economico per sollecitare la convocazione di un tavolo su cui far convergere tutte le parti, comprese le istituzioni locali, per capire quali possano essere le soluzioni a salvaguardia dei posti di lavoro e a tutela di un territorio, come quello della fascia appenninica umbra, che ha dato tanto a queste aziende”.

PORZI (PD): “LA CHIUSURA DI COLLE UN COLPO MORTALE PER LA FASCIA APPENNINICA” – Di “colpo mortale” per la Fascia Appenninica, in seguito all’eventuale chiusura dello stabilimento di Colle, ha parlato la consigliera regionale del Pd, Donatella Porzi, che nei giorni scorsi aveva chiesto alla giunta regionale di attivarsi per chiedere l’apertura di un tavolo di confronto in sede ministeriale: “La creazione di una Newco ed il subentro alla JP Industries – aveva sottolineato Porzi – con la conseguente riduzione dei livelli occupazionali, che passerebbero dagli attuali 595 dipendenti ai futuri circa 250 dipendenti, deve essere affrontata in sede istituzionale a livello nazionale”.

Porzi evidenzia come “per i circa 345 dipendenti che non verrebbero riassunti dalla Newco si aprirebbe di nuovo il baratro della cassa integrazione straordinaria che al momento il Governo ha garantito fino a luglio 2020 e successivamente dovrebbero accedere ai 2 anni di disoccupazione Naspi”. “Oltre all’accordo di programma, sottoscritto tra Umbria e Marche, che prevede importanti risorse finanziarie – ricorda Porzi – la Regione Umbria ha destinato appositi fondi alla fascia appenninica, circa 11 milioni di euro, grazie ai finanziamenti destinati alle aree interne, che devono essere impegnati in progetti che impediscano la desertificazione industriale e contrastino lo spopolamento demografico e l’invecchiamento della popolazione. Occorre – conclude – che la politica si attivi immediatamente per tutelare questi lavoratori e dare loro una prospettiva di maggiore stabilità e serenità”.