Il Commissario agli usi civici: “L’area dei pozzi Rocchetta torni alla Comunanza”

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Una sentenza destinata a fare rumore. Il Commissario per la liquidazione degli Usi Civici del Lazio, Umbria e Toscana ha stabilito che l’area dei pozzi di attingimento di Rocchetta deve essere restituita ai “naturali gualdesi in particolare dell’ente esponenziale dei diritti di uso civico”, ovvero alla Comunanza Agraria Appennino Gualdese. Di quest’area fa parte anche la sorgente storica.

Tutto parte da una denuncia del WWF per un presunto abuso edilizio che portò nel gennaio del 2018 al sequestro della zona ordinato dallo stesso Commissario agli Usi Civici. La Comunanza Agraria si costituì parte lesa mentre sull’altro fronte si schierarono Regione Umbria, Comune di Gualdo Tadino e azienda Rocchetta.

Il giudice, che ha revocato il sequestro, ha stabilito che quell’area, al momento dell’apertura dei pozzi, non era passata attraverso il cambio di destinazione d’uso, quindi il suo utilizzo è stato ritenuto privo di titolo. A questo si aggiunge la legge 168 del 2017, che assegna al proprietario dell’area anche la titolarità delle acque sotterranee.

“Il magistrato, come sempre da noi sostenuto – fanno sapere dalla Comunanza – ha spiegato sotto più punti di vista tutte le illegittimità delle varie sanatorie sui pozzi, sui titoli che né Comune né Regione avevano nel sanare ciò che non era sanabile, e che quindi deve tornare in possesso dei naturali gualdesi in particolare dell’ente esponenziale dei diritti di uso civico ovvero la Comunanza, che, come da precedenti sentenze, “non è mai stata estinta” ed è “titolare di detti beni sin dal 1893”. La sentenza ha inoltre un carattere dirompente a livello nazionale poichè ribadisce quanto sancito nella legge 168/17, cioè che quando si tratta di usi civici i bacini idrici non sono proprietà dello Stato ma della proprietà collettiva.”

“La titolarità degli stessi in capo alla Comunanza Agraria, di natura privatistica, esclude quindi qualsiasi potere del Comune o della Regione Umbria sugli stessi. Pertanto il Commissario agli Usi Civici ha stabilito che anche tutte le sanatorie e cambi di destinazione d’uso emessi in precedenza sono atti illegittimi e nulli, “o invalidi sotto il profilo della carenza di potere e della violazione di legge”.

Il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti, che sottolinea di aver sempre agito nella trasparenza e a tutela dell’interesse pubblico prevalente, ha annunciato ricorso: “Leggeremo attentamente le carte e impugneremo la sentenza. Il Commissario nel dispositivo fa riferimento a una legge del dicembre 2017, successiva agli atti predisposti dal Comune di Gualdo Tadino. In Umbria in questi giorni si registra un forte interesse e dibattito sulla crisi della Sangemini mentre a Gualdo Tadino da sei anni un’azienda è pronta a investire 30 milioni di euro ma non riesce a farlo. I dipendenti di Rocchetta dissero alla Comunanza: “state creando una crisi dove una crisi non c’era”. Questa frase secondo me racchiude il senso di tutto”

Che cosa succederà adesso? La sentenza può essere appellata alla Sezione specializzata per gli usi civici della Corte d’Appello di Roma. Resta da vedere il non secondario capitolo riguardante l’immediata eseguibilità o meno della sentenza depositata il 7 febbraio scorso.

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