Jp conferma: 345 esuberi e chiusura dello stabilimento di Colle di Nocera

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A poco o nulla è servito l’incontro al Ministero la scorsa settimana. La proprietà di Jp Industries tiene il punto e lo ha comunicato ieri ai sindacati durante l’incontro programmato: 345 esuberi e chiusura di due stabilimenti su tre, incluso quello di Colle di Nocera Umbra, con la produzione che sarà concentrata solo in quello di Santa Maria, a Fabriano.

Il documento illustrato ieri dalla proprietà ai rappresentanti dei lavoratori, che è anche al vaglio del tribunale di Ancona dove il 1′ luglio scorso è stata aperta una procedura di concordato con riserva, prevede la nascita di una new company, che si avvarrebbe di 248 lavoratori sui 593 dipendenti attuali (545 operai e 48 impiegati) e il riacquisto in seguito di uno dei due siti produttivi che inizialmente verranno dismessi. Gli esuberi verrebbero gestiti con gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione fino a luglio e poi due anni di Naspi) mentre le 250 assunzioni, evidenziano i sindacati, non sarebbero immediate ma nel corso del tempo.

Per i sindacati questi numeri sono inaccettabili . Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil rimarcano come i lavoratori dei due stabilimenti di Fabriano (Santa Maria e Maragone) e di Colle di Nocera Umbra siano ormai stremati da ben otto anni di ammortizzatori sociali: il 20 dicembre scorso il ministero ha autorizzato il rinnovo della cassa integrazione fino al 31 luglio. Al di là del gran numero di esuberi, i sindacati esprimono forti perplessità sulle prospettive aziendali e sottolineano anche la necessità di un partner industriale per la new company, partner che per ora l’attuale proprietà sembrerebbe non aver trovato.

Questi argomenti saranno al centro di due assemblee dei lavoratori che si terranno questa mattina alle 11,30 a Colle di Nocera Umbra e giovedì prossimo alle 16 a Fabriano.

La scorsa settimana al Ministero dello Sviluppo Economico le sottosegretarie Alessia Morani e Alessandra Todde avevano ricevuto, informalmente e separatamente, le forze sindacali e la proprietà. Morani aveva assicurato l’impegno del governo “a partire dagli ammortizzatori sociali, per proseguire con incentivi e finanziamenti nell’ambito dei contratti di sviluppo: il nostro obiettivo è garantire la continuità dell’azienda e della produzione, tutelando al massimo i livelli occupazionali”. Il ministero, per ora, attende che il tribunale di Ancona si esprima sulla richiesta di concordato presentata dall’azienda:Dal buon esito della procedura dipende tutto l’iter. Nel frattempo, abbiamo chiesto a Invitalia di valutare il piano industriale presentato dalla proprietà. Sempre con Invitalia stiamo ragionando sull’area di crisi complessa della ex Merloni, perché ci sono risorse ingenti non utilizzate nel corso degli anni che possono essere impiegate per rianimare il tessuto imprenditoriale di Marche e Umbria”.

A chiedere con forza il sostegno di Governo e Regioni (Marche e Umbria) è il segretario generale della Fiom Cgil di Ancona Pierpaolo Pullini. “In ballo c’è il futuro di 350 famiglie – spiega – Si è sempre parlato della gamma alta di elettrodomestici come di un settore strategico per l’economia, è quindi facile comprendere la necessità di un intervento dei massimi soggetti istituzionali”. Pullini evidenzia che le 250 persone che resteranno non sarebbero tutte assunte subito, ma a scaglioni. A quel punto che si fa, si apre l’ennesima cassa integrazione? Questo lascia forti dubbi sulle prospettive di lungo periodo della Jp Industries”. Per l’esponente sindacale, quindi, “la soluzione deve essere la continuità dell’azienda, e non si capisce perché l’imprenditore non voglia andare avanti in questo modo”.