Censimento degli stranieri, 270 in meno nella Fascia Appenninica

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Sono 270 in meno nell’ultimo anno con un calo del 5,4% che porta il totale a 4.988, i residenti stranieri nella Fascia Appenninica. L’incidenza, in rapporto alla popolazione totale residente (pari a 62.701 con calo di -0,9%), è del 7,96%. Sono i dati resi noti nella 17esima edizione del censimento elaborato dallo staff dal circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico riguardante gli immigrati residenti nei comuni del comprensorio eugubino-gualdese con l’aggiunta di Nocera Umbra e Valfabbrica.

I dati dal 2006 al 2018 evidenziano un continuo incremento fino al 2012 e poi un calo progressivo. La popolazione immigrata residente, infatti, è diminuita, rispetto al 2012, dato massimo mai raggiunto nel territorio appenninico (10,26%), di quasi il 3%.

Al calo degli stranieri si somma quello della popolazione locale, circa 200 cittadini in meno all’anno. Se si mettono insieme i dati degli immigrati a quelli dei locali, la diminuzione annua della popolazione residente nella Fascia Appenninica umbra si attesta oltre le 500 unità.

Fossato di Vico rimane costantemente il comune con la percentuale più alta di stranieri con il 16,63%. Nonostante un calo del 2,17%, ha numeri doppi rispetto a quelli dell’Italia e dell’Europa che si attestano all’8,3%.

Nocera Umbra si attesta in seconda posizione con il 10,7%, mentre Gualdo Tadino in terza con il 9,97%, in linea con i dati regionali (10,8%)%.

L’incidenza minore la troviamo nel comune di Scheggia-Pascelupo con il 5,28%. Da notare come quasi tutti i comuni, tranne Sigillo e Valfabbrica, hanno avuto una diminuzione della popolazione straniera.

La maggiore presenza negli ultimi anni di donne, dimostra probabilmente che molti stranieri hanno ricongiunto le famiglie e si è creata una condizione di stabilità affettiva e sociale. Il confronto fra i dati assoluti del 2010 e quelli del 2019 denunciano, tuttavia, un netto decremento di oltre 1000 persone, quasi il 20% del totale degli immigrati sia uomini che donne.

Il numero maggiore di decremento comunque rimane quello maschile. Dato che potrebbe indicare come alcuni stranieri possano essere rientrati nel proprio Paese, o siano emigrati momentaneamente in altri nazioni europee, soprattutto Germania, Svizzera, Inghilterra, in cerca di una situazione migliore, lasciando le famiglie in Italia o in casi estremi, ricollocandole nei Paesi di origine per poi, nuovamente ricongiungersi.

Inoltre, è bene tener presente come vi sia nei nostri territori anche una maggiore richiesta di manodopera femminile per assistenza e cura delle persone come ad esempio: badanti, baby-sitter, colf, lavori domestici.

I dati generali tuttavia non indicano, per ora, un vero e proprio tracollo dei flussi immigratori, ma una flessione momentanea ed altalenante, con i dati del 2018 ad esempio in nuova crescita, imputabili soprattutto alla negativa congiuntura economica mondiale in particolare italiana.

Gli immigrati compresi tra i 19 ed i 40 anni con il 34,84% e tra i 41 ed i 60 con il 33,56% sono i più presenti, l’età delle cosiddette “braccia da lavoro”, mentre la presenza è pressoché irrilevante oltre i 61 anni.

I ROMENI I PIU’ PRESENTI – Per diverso tempo, a partire dal 2009, gli stranieri provenienti dall’Albania hanno rappresentato la prima etnia nel territorio appenninico, ma negli ultimi anni sono stati scavalcati sia dai Romeni con il 19,73% e sia dai Marocchini con il 15,76%. Nel censimento del 2018 la prima etnia erano proprio quest’ultimi, mentre nell’ultima rilevazione la prima posizione è occupata dai cittadini romeni. Questa classifica rispetta, sostanzialmente, quella nazionale tranne che per la quarta posizione che è occupata saldamente dall’etnia cinese, mentre nel territorio appenninico è conquistata dagli ucraini. Oggi complessivamente marocchini, albanesi e rumeni rappresentano circa il 50% del totale degli stranieri presenti in Italia.

Per quanto riguarda gli stranieri presenti sui banchi di scuola la cittadinanza più rappresentata è in questo caso quella albanese con il 23,12%, seguita da quella marocchina e rumena. Fossato di Vico primeggia per la presenza percentuale con il 27,06% di alunni stranieri, seguito da Nocera Umbra con il 24,45% e Gualdo Tadino con il 15,85%, fanalino di coda in questa speciale classifica Sigillo con il 5,26%. Dal 2009 al 2019 il numero degli alunni immigrati è in flessione in modo lieve nella scuola dell’Infanzia e più marcato nella Primaria. Dato incoraggiante invece l’aumento degli alunni che si iscrivono alla Secondaria di secondo grado, numero che è quasi raddoppiato nell’ultimo anno.

La serata, svoltasi presso il Castello di Baccaresca e aperta dall’intervento del sindaco di Gubbio Filippo Mario Stirati e alla quale erano presenti i primi cittadini di Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Costacciaro e il vicesindaco di Fossato di Vico, si è conclusa con la relazione del professor Antonio Pieretti.

L’ex pro-rettore dell’Università di Perugia ha sottolineato le difficoltà che si incontrano nell’affrontare un tema complesso, vasto, epocale, come quello dell’immigrazione, pensare quindi di trovare soluzioni e ricette di facile esecuzione è davvero impossibile. Prima di tutto bisognerebbe almeno provare a capire il fenomeno senza pregiudizi sforzandosi di comprendere che chi decide, a costo della vita, di attraversare il mare o fare viaggi drammatici per raggiungere l’Europa, non può che essere in preda alla disperazione e pronto quindi a tutto per tentare una nuova vita.