Morroni scuote Forza Italia e chiede un netto cambio di rotta

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“Dopo l’esito della recente consultazione elettorale”, in cui “ha trovato conferma la progressiva e consistente erosione che da tempo scuote la nostra base elettorale”, la “strada che Forza Italia deve imboccare, senza incertezze e senza ulteriori indugi, è quella di una vera e propria rifondazione, una sorta di Bad Godesberg”.

È l’appello di Roberto Morroni, figura di riferimento di Forza Italia in Umbria, vice presidente e assessore della giunta regionale. Il riferimento a Bad Godesberg rimanda al 1959 quando il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) in quella città lanciò un programma profondamente innovativo rispetto al precedente, abbandonando ogni riferimento al marxismo e prendendo nettamente le distanze dalle esperienze dei Paesi comunisti del cosiddetto socialismo reale.   

Per Morroni “serve, con estrema urgenza, una reazione decisa per ridare vigore, forza attrattiva e aggregante all’identità politica di un partito-movimento che tanto ha dato a tanto può continuare a dare alla vita democratica del nostro Paese”.

Morroni ribadisce la validità di “una forza saldamente ancorata alla tradizione liberaldemocratica, pluralista, laica, riformista, refrattaria ai bagliori del populismo”, che “crede nell’economia di mercato e negli istituti di democrazia liberale”, che “incentiva i merito quale leva di promozione individuale e collettiva, che guarda al bisogno con la volontà di rimuoverlo senza scadere nella palude dell’assistenzialismo”.

Ma come l’ex sindaco di Gualdo Tadino intende dare concretezza a questo ‘nuovo inizio’? Morroni traccia le linee del “nuovo corso”: la stesura di un “Manifesto di identità” che rimetta a lucido “il bagaglio ideale-valoriale” e l’elaborazione di un ‘Programma 2030’ che “espliciti le riforme necessarie per un’azione di governo che, nei prossimi dieci anni, proietti l’Italia nel novero dei Paesi più avanzati per ritmo di sviluppo e standard di progresso”.

Un nuovo corso “che deve sapersi misurare con il tema della selezione della classe dirigente, passando dalla cooptazione all’elezione, ovvero dalla legittimazione dall’alto alla legittimazione dal basso”. Il che assicurerebbe “il necessario dinamismo, la preparazione e una sana competizione nell’ambito della dirigenza interna, preservando in tal modo l’anima partecipativa e popolare del partito-movimento”. Spostando verso il centro del baricentro politico della coalizione di centro-destra e il rafforzamento della sua chance quale alternativa al governo della sinistra”.