“Tra torto ed impellenza”. Filippo Cappellini ci scrive

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Filippo Cappellini (Comunanza Agraria) sulle recenti sentenze del Tar dell’Umbria in merito alla questione delle concessioni Rocchetta. I lettori possono inviarci le loro opinioni all’indirizzo redazione@gualdonews.it. La decisione sulla pubblicazione, così come il diritto di sintesi, spetta unicamente alla redazione.

di Filippo Cappellini.
“La recente sentenza del TAR dell’Umbria è particolarmente importante: invalida infatti tutte le sanatorie edilizie tentate sulle pertinenze dei pozzi di emungimento Rocchetta da Comune e Regione nel 2017 e annulla di riflesso il rinnovo anticipato della concessione mineraria Rocchetta autorizzato da Regione Umbria. Tutto questo non sorprenderà chi ha seguito la vicenda; vengono riconosciuti gli illeciti amministrativi denunciati da tempo dalla Comunanza. Analizziamo quindi i punti cardine delle sentenze, per poi spostarci sul tema cruciale: come affrontare l’immediato futuro ed uscire finalmente da questo pantano.

I PUNTI CHIAVE
Il TAR ha confermato le sentenze dei vari organi dello Stato precedenti, ribadendo che sulle proprietà collettive il Comune non ha alcun potere, non avendo “..né la rappresentanza degli utenti, né la titolarità dominicale collettiva dei fondi, né la gestione degli stessi. Tutti questi poteri e diritti appartengono alla Comunanza Agraria Appennino Gualdese”, ribadendo poi come “…i diritti in questione siano anche per il periodo precedente riferibili alla Comunanza, appunto mai disciolta e in realtà mai cessata dalla titolarità della “proprietà collettiva”.

I provvedimenti del 2017 sugli abusi nella Valle del Fonno, dove Comune e Regione tentarono un cambio di destinazione d’uso “in sanatoria” sono inoltre illegittimi per varie omissioni, tra le altre: “…il provvedimento regionale si presenta viziato e contraddittorio laddove, pur avendo espressamente riconosciuto l’appartenenza delle aree in oggetto in capo alla Comunanza Agraria Appennino Gualdese… e che il ruolo di supplenza esercitato dal Comune di Gualdo Tadino fosse esaurito al momento della proposizione dell’istanza di mutamento da parte dello stesso Comune, ha ritenuto di poter autorizzare il mutamento “a sanatoria” all’esito di un procedimento che non ha visto il coinvolgimento della Comunanza stessa… anche a voler ritenere ammissibile… il ruolo di impulso esercitato dal Comune, non può ritenersi comunque legittimo il totale esautoramento dell’attuale gestore.
Di conseguenza, “…l’illegittimità del provvedimento di autorizzazione al mutamento di destinazione d’uso…non può che riverberare sulla legittimità della D.D. n. 9873 del 2015 di proroga della concessione per la coltivazione del giacimento dell’acqua minerale “Rocchetta”.

Il TAR sottolinea però come “.. l’illegittimità di cui sopra non incida sulla concessione per coltivazione del giacimento di acque minerali in già essere con scadenza all’anno 2022, in quanto i relativi provvedimenti, come già evidenziato, non tempestivamente gravati, sono inoppugnabili”.
Compito del Tribunale Amministrativo Regionale è quello di giudicare appunto gli atti amministrativi. Atti che, nel nostro caso, si sono rivelati per la quasi totalità illegittimi. Sarebbe interessante però approfondire le istanze che il TAR ha ignorato o rigettato: le criticità ambientali, il pronunciamento dell’Antitrust e la doverosità di una gara pubblica, richiesta che però a detta del tribunale la Comunanza non può sostenere poiché “…ai fini della tutela dell’interesse sostanziale azionato dalla Comunanza, appaia indifferente l’identità del soggetto aggiudicatario dell’eventuale selezione pubblica”, come se la mancanza di un bando pubblico in sé non danneggiasse l’ente stesso e la comunità tutta.

SCELTE DECISIVE
E’ oramai abbastanza evidente che questo rinnovo di concessione, così come proposto da Regione Umbria, non ha più alcuna base giuridica né beneficio per la comunità locale. Se anche non fosse arrivato l’annullamento da parte del TAR infatti, questo avrebbe comunque dovuto essere abrogato già dopo il pronunciamento dell’Antitrust di neanche cinque mesi fa, che definì questa concessione e la legge regionale che la regola “incostituzionale ed incompatibile con le normative nazionali e comunitarie”. A stretto giro il nostro Assessore Regionale all’Ambiente ed ex sindaco di Gualdo Tadino, Roberto Morroni, promise di riformare la legge (tentando di sorvolare sul soggetto principale del pronunciamento dell’Antitrust, il rinnovo di concessione Rocchetta) ma poi se ne dimenticò. A questo punto le scelte – e le responsabilità – saranno esclusivamente politiche.

La Regione Umbria potrà decidere finalmente di ottemperare ai pronunciamenti degli organi dello Stato; iniziare da subito a lavorare con la Comunanza per un rinnovo di concessione che raccolga sia il pronunciamento dell’Antitrust, e passi quindi per una gara pubblica che garantisca il massimo ritorno economico e di posti di lavoro ai Gualdesi, sia quelli del Commissario e del TAR, riconoscendo i diritti e le istanze dell’Ente proprietario.
La Regione può altrimenti continuare con la strada dei ricorsi, a braccetto con l’attuale concessionario. Se da parte di quest’ultimo un ricorso può però essere comprensibile, anteponendo alle tutele ambientali la mera ottica dell’utile d’impresa e tentando il tutto per tutto per non perdere una concessione milionaria, si fa difficilmente giustificabile la posizione dell’ente pubblico.

Difficile insistere nel sostenere chi vorrebbe regalare una concessione pubblica senza gara, contro il parere dell’Antitrust, continuando su una strada anche con atti illegittimi contro il parere del TAR, dando in concessione terreni e giacimenti su cui non si ha titolarità, contro il parere del Commissario agli Usi Civici. Siamo ai limiti dello stato di diritto. Si dimostrerebbe così tra l’altro la totale ed assoluta continuità di intenti e valori rispetto la precedente Giunta Regionale.

COMPAGNI DI BANCO
Appare chiaro che le nostre istituzioni trattano l’attuale concessionario non come uno tra cento altri possibili, semplice aggiudicatario di una concessione, bensì come fosse detentore di un diritto acquisito, quasi padrone di un territorio.
Per chi nutre ancora un po’ di fiducia nella gestione della res publica, non può non generare preoccupazione questa continua commistione tra interessi pubblici e privati.
Comune, Regione e Rocchetta Spa continuano ad accordarsi tra loro ed annunciare ricorsi congiunti e conferenze stampa a piè sospinto. Dimentichiamo troppo spesso che, almeno in teoria, l’Ente pubblico dovrebbe essere il controllore dell’operato del concessionario, non il facilitatore.
Bene pubblico ed interesse privato non collimano mai, e se anche i rappresentanti delle istituzioni abbandonano l’uno in favore dell’altro, chi rimane a tutela della comunità?

REDIMIBILI
Questa storia infinita si concluderà solo per volontà politica, quando si deciderà finalmente di ristabilire la legalità in questo benedetto paese. Se la politica continuerà sulla strada della conflittualità, però, ci saranno conseguenze. Arrivare al 2022 con ulteriori ricorsi pendenti, senza un bando di gara legittimo pronto, con una valle disastrata, e senza alcuna idea su come garantire la continuità produttiva dello stabilimento è una responsabilità che rischia di pesare come un macigno sulle nostre attuali giunte, Regionali e Comunali. Se con qualche Gualdese ancora lo slogan può funzionare, nei tribunali “è colpa della Comunanza” funziona meno. Tutto questo però può risolversi ancora nel migliore dei modi, ma non rimane molto tempo. Può avvenire domattina, è una scelta di coscienza e legalità, di amministratori, consiglieri, assessori.

La Legge Regionale prevede che il ripristino della Valle del Fonno dopo il disastro del 2013 spetti all’azienda imbottigliatrice, senza alcuna necessità di dare qualcosa in cambio. Basta solo un’ordinanza di ripristino: perchè né Comune e né Regione la emettono?
La Legge italiana ed europea prevede che l’estrazione di una risorsa pubblica come l’acqua sia messa a bando per ottenere tutela ambientale, maggior numero di gualdesi occupati e maggior ritorno economico per la comunità nel rispetto della tutela d’impresa (di tutte le imprese che vogliano partecipare, non solo di una): perchè su questa gravissima mancanza c’è assoluto silenzio?
Se ogni tribunale conferma che la Comunanza è legittima proprietaria dei terreni, perché gli Enti continuano a calpestare i diritti delle famiglie gualdesi, cercando in tutti i modi di sostituirsi ai proprietari nella gestione delle terre collettive, e non vogliono in alcun modo costruire INSIEME il futuro del territorio?
Rispettando la legge trarremo solo benefici, tutti. Posti di lavoro, tutele ambientali, ritorni economici. Rimane poco tempo. Si può fare, insieme“.

Filippo Cappellini