Nessuna certezza sul futuro della ex Jp, i delegati Fiom-Cgil chiedono chiarimenti

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Sono trascorsi 12 anni da quando la Antonio Merloni fermava la sua produzione aprendo una delle crisi aziendali più profonde e lunghe di questo territorio a confine tra Umbria e Marche. 12 anni in cui l’ha fatta da padrone un solo comune denominatore, l’incertezza, e ad oggi si è tornati praticamente al punto di partenza.

“Migliaia di lavoratori con le rispettive famiglie ma anche un intero territorio vista la grande entità occupazionale, hanno di fatto sperato in questi 12 anni di poter un giorno rivedere la fabbrica riattivarsi. Come delegati siamo particolarmente dispiaciuti e a quanto pare quel poco o tanto che abbiamo fatto per cercare di tenere accesa una speranza, sta scomparendo nell’indifferenza totale – scrivono i rappresentanti Fiom Cgil dello stabilimento di Colle di Nocera UmbraStiamo infatti attendendo di capire se la cassa integrazione sarà confermata e eventualmente allungata, se sarà per Covid, come il governo ha proposto, o per cessata attività tanto richiesta dall’azienda.”

I sindacati sottolineano che le battaglie “non sono mai state finalizzate a chiedere gli ammortizzatori sociali ma un lavoro, come spesso la stessa proprietà annunciava negli sporadici incontri con i lavoratori, dopo tutto questo tempo essere arrivati al nulla ci sembra assurdo e inconcepibile” e ritengono che i lavoratori siano stati “gli agnelli sacrificali della proprietà”. Proprietà che, sottolineano i delegati Fiom-Cgil, è anche titolare di un’azienda leader a livello mondiale nella costruzione di impianti per il settore elettrodomestico.

“In mezzo a questa ennesima tragedia che si sta consumando nel nord-est della Fascia Appenninica umbro–marchigiana tra i più colpiti ci sono ancora le donne, le prime entrate nella ex Antonio Merloni nel giorno del terremoto del 1997, uscite in questi anni con il più classico calcio nel sedere”, proseguono i rappresentanti dei lavoratori.

“Auspicavamo un epilogo diverso ma i soggetti in campo non hanno mai dato concretamente alcuna certezza se non quella derivata dai vari governi che in questi anni si sono succeduti elargendo cassa integrazione. Non sono state di poco conto le rinunce fatte dai lavoratori e ora se non intervengono politiche mirate per rilanciare l’occupazione sul territorio, con la fine degli ammortizzatori sociali la situazione si farà ancor più dura e, per quanto ottimisti, non osiamo pensare cosa potrebbe accadere”, concludono i delegati Fiom-Cgil