Gualdo Tadino piange “Cinquantuno”, maestro di pittura e di ceramica

Angelo Carini nel suo studio (foto di Daniele Amoni)
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Si è spento all’età di 86 anni Angelo Carini, da tutti conosciuto come “Cinquantuno”, uno dei più talentuosi pittori ceramisti di Gualdo Tadino e uno degli ultimi maestri gualdesi. Vogliamo ricordarlo con un articolo-intervista di Daniele Amoni, corredato da alcune sue fotografie, in cui viene ripercorsa tutta la sua carriera, pubblicato dalla rivista Made in Gualdo nel 2015.

  • di Daniele Amoni

In un caldissimo pomeriggio di luglio Angelo Carini mi riceve cordialmente nella sua casa-museo accompagnato dal fido cagnolino e dall’immancabile sigaretta. 

Tra noi c’erano stati in passato vari altri colloqui, soprattutto per l’uscita del mio volume “L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo” (2001) ma non pensavo di ritrovare le stesse opere ancora appese alle sue pareti.

Come mai ti chiamano “Cinquantuno”?
«E’ semplice. Quando facevo la seconda elementare il maestro Nino Pericoli ci faceva contare da uno a cento. Io arrivato al numero cinquanta dovevo dire il successivo, ma non so perché dissi “zinquantuno” al posto di cinquantuno e da allora questo nomignolo mi è rimasto».

Per descrivere meglio al lettore l’originalità del personaggio occorre tracciare la sua biografia essenziale.
Nasce a Gualdo Tadino il 4 gennaio 1934 dal calzolaio Giovanni (1903-1994) e da Otella Anastasi (1907-1992). Dopo le scuole elementari – immerso nel clima post bellico delle difficoltà economiche – il padre lo avvicina alle prime fabbriche di ceramica.
Acquisisce i primi rudimenti presso gli opifici della Mastro Giorgio (1946-47), Otello Frillici (qualche mese di fine ’47), Alfredo Santarelli (1948-56) e Teobaldo Pimpinelli (1956-60), dedicandosi in prevalenza alla pittura.

Presso il professor Santarelli entra in contatto con Afranio Metelli, il celebre artista che si era stabilito a Gualdo Tadino nel 1951 per restarvi un intero anno prima di trasferirsi a Vallauris in Costa Azzurra, dove Pablo Picasso risiedeva e produceva le sue opere in ceramica.
Subito dopo conosce lo stilista Pino Lancetti, quasi suo coetaneo, arrivato presso Santarelli nel 1952 – durante la frequentazione dell’Accademia d’Arte Bernardino di Betto di Perugia – per approfondire la sua conoscenza sulla materia attratto dalla fama del professore gualdese.

Angelo, spirito libero e indipendente, terminata quell’esperienza artistica – fondamentale per la sua formazione – si trasferisce, quindi, a Sassuolo dove si perfeziona nella tecnica degli impasti e dei procedimenti cromatici usati per la produzione di piastrelle.
Apprezzato per la genialità delle scoperte, viene chiamato alla direzione tecnica di industrie ceramiche in Venezuela (Ceramica Carabobo e Decoceramica Nacional, 1969-77) e Spagna (1977-78).

Rientrato a Gualdo Tadino, apre un proprio laboratorio dedicandosi alla realizzazione di pannelli e piatti dove esprime magistralmente le sue qualità pittoriche fatte di prospettive, chiaro-scuri, tonalità cromatiche, studio accurato della figura.

Ha esposto le sue opere in diverse mostre nazionali e internazionali tra cui alla XXX edizione del Concorso internazionale della ceramica di Gualdo Tadino nel 1989.
Nel 2004 un suo pannello raffigurante l’estasi del Beato Angelo di fronte alla Madonna e a San Michele Arcangelo, con i due compatroni della città di Gualdo, è stato collocato dentro un portale gotico sull’esterno della chiesa di Santa Maria, in Corso Italia.

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Nel luglio 2006 è stato premiato dal Comune di Gualdo Tadino quale “Ceramista dell’anno” con la seguente motivazione: “Raffinato artista che attraverso la sua instancabile opera ha saputo trasferire la sua competenza e la sua passione alle giovani generazioni e con l’auspicio che la sua esperienza venga sempre più messa a disposizione di tutti i giovani che desiderano imparare quest’arte straordinaria”.

Nel febbraio 2014 ha preso parte, per la sola pittura, al restauro della statua del Beato Angelo, per volere di Sandro Sabbatini, molto devoto al santo gualdese.

Mi spieghi perché hai tutte queste opere al muro e non le metti in vendita?
«Perchè mi sono affezionato a loro in quanto io, ormai pensionato, dipingo quando sento l’ispirazione, quando mi colpisce quel qualcosa che mi fa scattare la molla. Le mie opere sono richiestissime soprattutto all’estero (Germania, Inghilterra, Stati Uniti, ndr) ma io ormai mi trovo in simbiosi con loro. Vendendole mi mancherebbero alcuni punti di riferimento e tanti ricordi».

Non c’è altro da dire. Angelo è così, fiero, un po’ burbero, creativo, miniaturista nel decoro, visceralmente attaccato ai suoi lavori.
Un artista “ante litteram” ma vanto della tradizione ceramica gualdese.

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