Gestione dei boschi, l’associazione Diritto Diretto attacca la Comunanza agraria

L’associazione Diritto Diretto torna sulla questione della gestione dei terreni gravati da uso civico in capo alla comunanza agraria Appennino Gualdese. E lo fa dopo aver inoltrato, a metà ottobre, la richiesta di accesso agli atti denominata Foia. L’avvocato Luca Saltalamacchia, per conto della onlus, ha chiesto il Piano di gestione forestale  per la stagione silvicolturale 2020/21, il PSR integrale 2014/20 M15, inoltrato dalla Comunanza per accedere ai contributi, già ottenuti, per  la conservazione e per impegni silvo-ambientali sui 216,7384 ha, con relative mappa catastali, cartografie delle superficie boschive ricadenti nel territorio di Gualdo Tadino.

Il 9 novembre scorso nella risposta del dirigente dell’agenzia forestale regionale, Marco Vinicio Galli, viene riferito che non sono in possesso dell’ente documenti in merito e, conseguentemente, ha inviato la copia della richiesta alla Comunità montana che fino al 30 giugno 2019 ha gestito la materia riferita alla tutela dei boschi sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici.

Il 10 novembre ha risposto anche il dirigente del Servizio foreste, montagna e sistemi naturalisti Francesco Grohmann dichiarando di aver provveduto a comunicare agli organi di vigilanza preposti i presunti illeciti ambientali rappresentati dall’associazione. Il dirigente ha ritenuto di non dover  trasmettere i documenti richiesti, in quanto questo “potrebbe perturbare le attività di vigilanza e controllo” in corso. ” Eppure – afferma Mara Loreti dell’onlus – siamo in pieno periodo dell’attività forestale e siamo in assenza del Piano forestale da parte dell’ente gestore dal 2017. Non è possibile che i gualdesi non debbano conoscere il destino della loro montagna con i suoi boschi”.

I piani o progetti ricadenti in “Terre Tutelate” Codice Culturale e Ambientale D. Lgs. 42/2004 e in Siti di Natura 2000 ZSC, devono essere presentati alla Regione dell’Umbria, ufficio Foreste e sistemi naturalistici, all’Agenzia Forestale regionale e ottenere l’autorizzazione, essere condivisi e partecipati,  “trattandosi di – evidenziano da Diritto Diretto riferendosi alla Comunanza – di un ente privato che gestisce un dominio collettivo pubblico”.

Il bosco tutelato con vincolo paesaggistico, idrogeologico del Codice culturale e ambientale, dopo il parere del Consiglio di Stato, Sez. I, 30 Giugno 2020, n°1233 prevede il necessario parere da parte dei competenti organi del ministero per i Beni e Attività culturali e il Turismo per ogni intervento proposto. In tutti i boschi e le foreste i tagli boschivi sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica (sentenza Cass. pen., Sez. III, 13 gennaio 2015, n. 962).  

“Il parere della competente Soprintendenza è finalizzato alla conservazione del valore ambientale/paesaggistico del bosco e della foresta – sottolinea Loreti – proprio perché bosco e foresta non sono banali cataste di legna, magari come a qualcuno piacerebbe. Il sovrintendente ai Beni paesaggistici può imporre la sospensione di taglio se il progetto sia privo della necessaria e vincolante autorizzazione paesaggistica”.

Inoltre – continuano dall’associazione – se i boschi ricadono all’interno di aree protette, nello specifico  Sito Natura 2000, ZSC  IT5210014 M. Maggio – M. Nero di Gualdo Tadino, ai piani o progetti deve essere applicata la Procedura di Incidenza Ambientale, V. inc.A. (Consiglio di Stato, con sentenza Sez. IV, 13 settembre 2017, n. 4327.

La  Direttiva n. 92/43/CEE indica chiaramente, all’art.6, che, nella considerazione della sussistenza della probabilità o rischio di effetti negativi sugli ecosistemi protetti, dev’essere applicato il principio di precauzione, cioè non autorizzare il progetto o piano. 

il Piano Forestale dovrà tenere presente per qualsiasi intervento previsto all’interno dei boschi del periodo  nel periodo primaverile ed estivo sono vietati tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica(art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i.,).

Il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi dell’art. 544 ter cod. pen.

In merito alla superficie boschiva ricadente nel territorio di Gualdo Tadino i presunti illeciti riguardanti i boschi che Mara Loreti ha segnalato negli ultimi tre anni sono i seguenti:

  • esposto alla Procura della Repubblica relativo al taglio e vendita alla Duferco Biomasse della giovane pineta di Sascupo (Rigali) “non affetta da alcuna fitopatologia”. “Un intervento – sostiene Loreti –   economico che ha visto una Comunanza agraria sponsorizzare come fonti rinnovabili le biomasse con legname fresco di pino nero e di latifoglie protette incontrate e trinciate, sotto i cingoli di macchinari giganteschi e rumorosissimi che hanno terrorizzato e fatto fuggire in piena nidificazione e riproduzione animali , mandando a monte la stagione riproduttiva”. Lo stesso  Grohman intervenne a comunicare alle comunità montane l’uso improprio di  mezzi meccanici cingolati all’interno di boschi naturalizzati e le irregolarità commesse nella fase di esecuzione dei lavori di taglio e di esbosco che hanno evidenziato dei difetti normativi in base alle leggi forestali regionali.
  • L’accesso civico generalizzato – FOIA del 23.06.2020 – per ottenere il verbale di collaudo,  che ottiene la risposta il 30 luglio da parte dell’AFOR Regione Umbria, ha fatto emergere che il direttore delle operazioni di taglio, Fabrizio Ranaldi, ha comunicato di opporsi alla richiesta di accesso civico, così come la Comunanza. La  richiesta di accesso generalizzato, alla fine,  è stata accolta dall’Agenzia Forestale Regione dell’Umbria e consegnato il verbale di collaudo. “Da questo risulta che la ditta Duferco aggiudicataria del lotto ha consegnato alla Comunanza agraria gualdese – riportano dall’associazione Diritto Diretto – ben 75 mila euro”.
  • Il Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 – Art. 26 comma 2 (Concessioni di    sovvenzioni, contributi) Reg. (UE) n. 1305/2013. PSR per l’Umbria 2014-2020. Misura M15 Sottomisura 15.1, ha riconosciuto tra i beneficiari la comunanza agraria Appennino gualdese, con determina dirigenziale n. 3779 del 12/05/2016. “Gli interventi finanziari europei – spiega Loreti – già concessi sono finalizzati a impegni silvo-ambientali di salvaguardia, a sostegno per la conservazione e la valorizzazione delle risorse genetiche forestali. Non sono mai state pubblicate e rese note, le mappe catastali, la cartografia relativa ai 216,7384 ha della superficie boschiva, che insiste sul territorio di Gualdo Tadino, che è stata  sottoposta a salvaguardia, conservazione e valorizzazione dal 2016 al 2019, per i quali la Comunanza ha ottenuto contributi complessivi in euro 117.739,35. E’ inaccettabile che da ben tre anni i cittadini di Gualdo Tadino – sostengono da Diritto Diretto – non abbiamo potuto sapere l’ubicazione dei 216,7384 ha di boschi. Di certo comunque non hanno registrato alcuna azione di restauro per i quali i finanziamenti erano finalizzati”. Inoltre, il Gruppo di intervento giuridico onlus ha inoltrato una richiesta di accesso civico il 27 aprile scorso per il bosco di faggio in località Valsorda a 1100 m di quota, situato all’interno dello ZSC del Sito Natura 2000 M. Maggio-M. Nero IT5210014, adiacente, nell’Habitat 9210 delle faggete dell’Appennino (area M. Maggio), e confinante con l’Habitat 6210. Dagli organi di controlli preposti venne messo in evidenza la non irregolarità, pur evidenziando che l’esbosco non era stato ultimato il 17.04.2019. Il direttore del Servizio foreste della Regione chiese espressamente al gruppo carabinieri forestali di Perugia di verificare le segnalate attività di taglio all’interno della ZSC IT5210014 “Monti Maggio e Monti Nero” di Gualdo Tadino, “in difformità da quanto previsto dal DPR 357/97 e dalla DGR n. 252 del 13/03/2012”.
    Nell’ottobre 2019 – dice Loreti – c’erano ancora tronchi e rami depositati sui prati, nonostante l’esbosco con proroga doveva terminare a maggio 2019″. Lo scorso novembre l’associazione è di nuovo intervenuta “su segnalazione di tanti escursionisti e cittadini perché i tronchi sono ancora lassù, con vera offesa  verso l’albero e la vita del bosco”.

“Il pregio, riconosciuto a livello comunitario della montagna di Gualdo Tadino richiede che gli interventi vengano valutati sulla base delle leggi, direttive esistenti, e devono risultare rispettosi della conservazione e della tutela dell’ambiente naturale, della biodiversità, del riscaldamento globale climatico, delle nostre preziose sorgenti naturali. Gli alberi, i boschi non sono legna – conclude Mara Loreti – svolgono più nobili e complessi servizi ecosistemici.

Quale  utilizzo sia stato fatto dal ricavo delle ingenti somme ricavate non ci è dato ancora di sapere. Di certo invece, dai documenti in nostro possesso risulta evidente la volontà di non condivisione, di non partecipazione, di non trasparenza da parte di un ente privato gestore, è bene ricordarlo, di terre di dominio collettivo pubblico”.

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