Rapporto Mediacom043 sulle Partite Iva: triplice primato negativo per Gualdo Tadino

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Il Rapporto Mediacom043 mostra l’andamento delle Partite Iva in tutti i comuni umbri (eccetto Poggiodomo e Polino, per i quali non sono reperibili dati) tra le dichiarazione dei redditi Irpef presentate nel 2013 e quelle presentate nel 2019. Il trend di fondo è quello evidenziato nel precedente Rapporto sull’andamento delle Partite Iva nelle regioni e circoscrizioni italiane: forte calo del loro numero, tanto che si può parlare di ‘selezione darwiniana’; riduzione del reddito complessivo, ma generalmente inferiore alla contrazione del numero dei lavoratori autonomi, con il conseguente incremento del reddito medio annuo delle Partite Iva sopravvissute (in 70 dei 90 comuni umbri considerati). Con 20 eccezioni, tra cui quella di Gualdo Tadino che mostra un triplice primato negativo.

Gualdo Tadino segna un triplice primato negativo. Non solo è il comune umbro sopra i 10mila abitanti in cui il reddito complessivo reale annuo delle Partite Iva cala di più (-20,1%, che significa la scomparsa di 2,776 milioni di euro annui) nei sei anni considerati, ma anche quello in cui il loro reddito complessivo scende più del numero delle Partite Iva e quello che presenta il reddito medio annuo più basso tra i municipi più grandi.

Il che significa che Gualdo Tadino è l’unico municipio oltre i 10mila abitanti in cui, tra le dichiarazioni Irpef del 2013 e quelle del 2019, scende anche il reddito medio reale delle Partite Iva, che invece come vedremo aumenta del 15,9% nella regione, con 70 comuni umbri su 90 (non è stato possibile reperire i dati di Poggiodomo e Polino) che mostrano un reddito medio in aumento.

Sempre nei 19 municipi maggiori, dopo Gualdo Tadino i peggiori andamenti del reddito complessivo reale annuo delle Partite Iva sono quelli di Todi (-16,5%, -3,179 milioni di euro di reddito), Città di Castello (-11,7%, -5,653 milioni), Narni (-11%, -1,994 milioni) e Spoleto (-10,2%, -3,234 milioni).

Il reddito medio annuo delle Partite Iva superstiti
L’andamento del reddito medio annuo reale delle Partite Iva superstiti alla ‘selezione darwiniana’ (perché tale è stata, come evidenzia il forte calo del loro numero) è con il segno più nella media regionale (+15,9%) e in 70 dei comuni umbri considerati, sempre facendo il confronto tra le dichiarazioni dei redditi Irpef presentate nel 2013 e quelle presentate nel 2019. Anche se gli andamenti a livello comunale hanno intensità molto diverse.

Restando ai comuni umbri oltre i 10mila abitanti, come detto l’unico caso in cui scende il reddito medio annuo è quello di Gualdo Tadino. In termini reali, una Partita Iva presentava nella dichiarazione Irpef del 2013 la cifra di 20mila 728 euro lordi, mentre nel 2019 ne presenta 19mila 906.

È Assisi (+29,3%, con la crescita di 5mila 315 euro lordi annui), invece, il comune con la crescita più marcata del reddito medio lordo annuo delle Partite Iva. Quindi Marsciano (+24%, che significa un incremento del reddito annuo lordo di 4mila 961 euro), Umbertide (+23,2%, +4mila 906 euro), Corciano (+22,7%, +5mila 354 euro) e Perugia (+22,6%, +5mila 956 euro).

In quali comuni umbri le Partite Iva guadagnano di più
In questa graduatoria Gualdo Tadino è in coda con i suoi 19mila 906 euro. Davanti troviamo Spoleto (20mila 526) e Amelia (21mila 887). Il comune di Perugia è primatista assoluto in Umbria, non solo tra i municipi oltre 10mila abitanti ma tra tutti i municipi, per reddito medio annuo lordo delle Partite Iva: 32mila 368 euro lordi annui nelle dichiarazioni Irpef presentate nel 2019, ultimo anno per cui sono disponibili i dati. Al secondo posto, staccato, c’è Corciano (28mila 960 euro). Quindi San Giustino (26mila 796 euro), Città di Castello (26mila 614 euro) e Foligno (26mila 796).

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