Giuseppe Costantini, storia di un imprenditore illuminato

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Alcuni giorni fa è scomparso Giuseppe Costantini, fondatore di Icom SpA, che dal nulla ha creato un gruppo imprenditoriale che oggi impiega oltre 600 persone. Questa è un’intervista che rilasciò nel 2016 alla rivista Made in Gualdo che proprio in quel periodo però sospese le pubblicazioni. La proponiamo per ricordare l’imprenditore fossatano, per conoscere la sua storia e per capire quella che è stata la sua filosofia di industriale illuminato.

Vengono definiti “Swinging Sixties”, cioè i Ritmati Anni Sessanta. In quel periodo nasce la contestazione giovanile, la critica a una società ancora patriarcale, si forma un’autentica rivoluzione culturale. E’ il decennio probabilmente più importante del XX secolo, nel quale una spinta innovativa pervade le giovani generazioni che vogliono credere ad un futuro diverso.

Giuseppe Costantini è riuscito addirittura ad anticiparli.

Negli anni Cinquanta frequenta le scuole dei Salesiani e a 17 anni decide di chiudere con gli studi per entrare a lavorare in un’azienda gualdese, la Monacelli. L’inizio è tutt’altro che soft: lontano da casa, a Cisterna di Latina, dorme in un capannone insieme alle trebbie.

“Freddo e fatica, questo è il ricordo più vivo che ho di quel periodo – ricorda – Dentro di me però cresceva forte la volontà di creare qualcosa insieme ai miei amici più cari, che come me avevano lasciato la propria casa per andare a lavorare fuori, Lussemburgo, Torino, Milano, Roma. Con loro volevo far nascere un’attività nel mio paese, a Fossato.”

Giuseppe Costantini, figlio di una gualdese di Grello, quel pensiero fisso di attaccamento al proprio territorio non lo abbandonerà mai e lo porterà qualche anno dopo a creare nella sua città un’azienda oggi tra quelle leader in Italia nel settore del cartone ondulato e a resistere, nel tempo, alle diverse richieste di vendere per ritirarsi a vita privata. Questo perché tra le condizioni poste alla base di ogni possibile trattativa di vendita vi era, a fronte di offerte milionarie, la volontà, da parte dei futuri acquirenti, di delocalizzare l’azienda. E puntualmente questo aspetto faceva saltare tutto.

Come Michele Ferrero ad Alba, come Adriano Olivetti a Ivrea, Giuseppe Costantini è un esempio di un capitalismo “familiare” e “territoriale” ma capace di arrivare ugualmente in alto.

Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo a quel ragazzo che sognava un futuro da imprenditore. Da Cisterna di Latina prima e da Roma poi, si sposta all’estero per entrare addirittura nel mondo del cinema, non come attore ma come autista di un’azienda che opera nel settore. E’ lui alla guida della vettura che ospita la camera car, ovvero la macchina da presa montata su un’automobile tipica dei road-movie degli anni Sessanta.

Nel 1961 arriva ciò che ogni famiglia spera per il proprio figlio: l’agognato posto fisso.

“Vinco un concorso in ferrovia. Lo stipendio non era granché, così per arrotondare mi compro una sega a nastro per tagliare la legna.”

La lampadina si accende però durante un viaggio a Lucca. La città toscana è una delle capitali della carta. Negli anni Sessanta sono circa duecento le aziende che operano nel settore ed è proprio lì che nei primi del Novecento viene inventata la carta-paglia, tanto da diventarne il primo centro di produzione nazionale. Giuseppe vede subito la possibilità di fare business.

“Tornato a casa mi sono organizzato per raccogliere la paglia nel Centro Italia, da rivendere alle cartiere. Ho lavorato giorno e notte, ma questa è stata la vera svolta.”

Da lì, passando per la cartiera di Fossato e lo scatolificio Tadinum di Gualdo, nasce l’input per creare nel 1973 la “sua” azienda, come sognava sin da adolescente. Nasce così la Icom, che impiega poco tempo per arrivare ai vertici nel settore del cartone ondulato. Oggi Icom è insediata su un’area di 67.000 mq. di cui circa 40.000 mq coperti, 160 dipendenti con una produzione media giornaliera di oltre 450 mila mq di cartone ondulato che verrà poi trasformato nelle varie tipologie d’imballaggi.

Una filosofia d’impresa basata sull’innovazione e su un continuo processo di rinnovamento tecnologico che parte dalla progettazione e lo studio grafico fino ad arrivare alla realizzazione dell’imballo. Un’azienda che fa della sostenibilità uno dei suoi principi cardine, per cui, accanto a certificazioni fondamentali che dichiarano il proprio essere responsabile fin dalle materie prime utilizzate, nel 2012 sceglie di farsi carico di un ulteriore investimento tecnologico, chiudendo così il cerchio con il processo d’innovazione iniziato dalle linee di produzione.

Sulle proprie coperture è stato infatti installato un importante impianto fotovoltaico grazie al quale Icom produce energia pulita, che non solo soddisfa parte del proprio fabbisogno energetico, ma consente di contenere al minimo l’impatto ambientale grazie alle emissioni di anidride carbonica evitate.

Un’azienda che con il tempo è divenuta parte di un gruppo, oramai da alcuni anni guidato dall’Amministratore Delegato dottor Silvio Pascolini, che ha avuto sempre come obiettivo una mirata strategia di crescita. Pur mantenendo il suo “core business” nella produzione di packaging, peraltro rafforzato con l’acquisto nel 2004 della Grimaldi SpA di Capua (stabilimento analogo a quello di Icom a Fossato), il gruppo ha allargato la sua presenza sia nel settore dell’economia circolare con la Biondi Recuperi Ecologia a Ponte San Giovanni e con il Gruppo Cavallari di Ostra (An), sia in quello dell’automotive, con le concessionarie di vendita e assistenza Mercedes Benz Rossi operanti in ben cinque province dell’Italia centrale. Complessivamente occupa oltre 600 dipendenti.

“Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’impegno dei miei collaboratori e, all’inizio, senza quelle persone che mi hanno dato fiducia: parenti, amici, gente che ha messo la propria firma per farmi ottenere dalla banche i prestiti indispensabili per iniziare”, sottolinea Giuseppe Costantini che non dimentica da dove è partito.

Visionario? Il mestiere di un imprenditore è sfida, è innovare, ideare sempre qualcosa di nuovo. Tanti lo dicono, pochi come lui sono riusciti a metterlo in pratica ottenendo risultati così vistosi.

Roberto Casaglia
(ha collaborato Claudio Zeni)