Comunanza, chiesti 11 milioni di euro al Comune. “Cattiva gestione per 40 anni”

foto Enrico Fioriti
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Nel dicembre 2019 il comune di Gualdo Tadino intentò per vie legali una richiesta risarcitoria milionaria ai danni dell’Appennino Gualdese. Nel febbraio scorso si è svolta l’udienza al Tribunale Civile di Perugia che, accogliendo le richieste della Comunanza, ha deciso di sospendere il giudizio in attesa della sentenza del Commissario agli Usi civici sugli ulteriori terreni da restituire al patrimonio collettivo e di quella del Consiglio di Stato sulla ricostituzione dell’Appennino Gualdese.
Oggi è però la Comunanza ad intimare il Comune a pagare la somma di 11.479.588 euro entro 30 giorni per le spettanze afferenti al patrimonio collettivo.

E’ la stessa Comunanza Agraria Appennino Gualdese a divulgare la lettera di intimazione e a rimarcare con un comunicato stampa “quanto la richiesta del Comune del dicembre 2019 sia stata insensata e pretestuosa. Inoltre ripercorre le tappe più importanti dal 1976 al 2016 “della storia della nostra montagna, anche alla luce del contenuto del Protocollo d’intesa accettato e siglato dal Sindaco Presciutti, dalla Comunanza e dalla Regione nel 2015, ma non più rispettato per arbitraria decisione del primo cittadino“.

Secondo la Comunanza nella revisione “sono emersi mancati introiti, dimenticanze pesanti e danni subiti dalle proprietà collettive nei quarant’anni di gestione Comunale, con tutte le conseguenze del caso“. E’ stato quindi conteggiato il danno subito “dalla disastrosa gestione comunale delle proprietà collettive, per conto di tutte le famiglie gualdesi di oggi e di quelle future. Sono emersi, tra gli altri, vari contratti mai eseguiti, gestioni affidate a soggetti terzi ed introiti mai pretesi, vedasi il caso Concessione Rocchetta, o risarcimenti mai richiesti, come per la grave vicenda della cava di Sascupo“. Sempre secondo l’Ente presieduto da Nadia Monacelli, “i terreni collettivi avrebbero dovuto essere gestiti con rigorosa amministrazione separata come legge prescrive, ed i dovuti canoni e oneri per il loro sfruttamento reinvestiti per la loro tutela e sviluppo“.

Nulla di questo è mai stato fatto – conclude la Comunanza – ma pur in assenza delle scritture contabili, non è stato difficile ricostruire con precisione un enorme buco da undici milioni e mezzo di euro, come documentato compiutamente nel documento inviato al Comune di Gualdo Tadino. Un danno enorme per il territorio, un depauperamento che peserà per intere generazioni“.