“La Roccia, l’Acqua e il Bosco, vera ricchezza dell’Appennino di Gualdo Tadino”

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In occasione della “Giornata internazionale delle foreste”, che si celebra il 21 marzo per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle foreste per le persone e il ruolo vitale nell’eradicazione della povertà, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza alimentare, ospitiamo un intervento della dottoressa Mara Loreti.

  • di Mara Loreti
  • Il 28.10.1992 il Prof. C. Cattuto dell’Istituto di Geologia dell’Università di Perugia  e A. Bonaca dell’Ordine Nazionale dei Geologi, depositarono all’Amministrazione del Comune di Gualdo Tadino il lavoro “Potenzialità idriche del Territorio Comunale: Indagini Idrogeologiche”.

L’area a maggiore potenzialità idrica è rappresentata dalla fascia montuosa ad Est di Gualdo Tadino, ove la situazione geologica locale permette la rapida infiltrazione delle acque, la loro percolazione in regime carsico e quindi in tempi brevi e la saturazione completa dell’acquifero (rocce calcaree fessurate) fino alle quote di battente. A questo punto le acque emergono in sorgenti note da tempo (S. Marzio, Rocchetta, Palazzo Mancinelli, Rio Vaccara, ecc.). La struttura appenninica può essere assimilata ad una piega anticlinalica il cui fianco occidentale è parzialmente eliso da faglie dirette immergenti verso la città di Gualdo Tadino.

Nel territorio comunale di Gualdo Tadino è possibile distinguere due zone:
La Zona della Rocchetta estesa di circa 8 Km e la Zona a Nord di Rocchetta estesa per circa 18 Km, con i parametri più vicini alla situazione attuale, modificata rispetto al 1992, e tenendo conto dei fattori di variabilità, si può con facile calcolo applicabile ad una nota formula matematica, prevedere con buona approssimazione che la portata media si possa avvicinare a circa 720 l/s

In Appennino cadono 1500 mm di pioggia all’anno e l’infiltrazione grazie alla copertura vegetale molto estesa, fino ad alte quote, più estesa in superficie negli ultimi 30 anni e più longeva (Orno-Ostrieto di Campitella – Serrasanta e la Faggeta dell’ampia e lunga Valle del Fonno) è decisamente favorita come invece, al contrario viene ostacolata l’evaporazione. E’ da ricordare inoltre che la copertura vegetale con piante di alto fusto, veri “bacini aerei” sono, non solo garanzia di una maggiore quantità di acqua nel sottosuolo, ma anche garanzia di qualità: un Grande Albero è un depuratore naturale a costo zero, filtra e depura inquinanti, come anidride carbonica, solfati, fosfati, nitrati di ammonio, metalli pesanti  (piombo, cesio,arsenico, mercurio,cromo nichel,ecc…), idrocarburi, diossine e furani. Gli alberi quindi disinquinano  terreni ed acqua: il Sistema Radicale è il cuore, l’impianto naturale arboreo che effettua “filtraggio e depurazione”insieme ai microrganismi del suolo, con  processi biochimici e biomeccanici, detti anche di fitoestrazione, perché estraggono i metalli pesanti e altri composti dal suolo, che viene accumulato nelle radici e foglie.(Cernobyl, famoso per il disastro nucleare ne è un esempio vivente e sotto gli occhi di tutto il mondo).

Le nostre faggete, ecosistemi perfetti, straordinari, come quella della Valle del Fonno, della Valsorda, del M. Maggio sono  consorzi vegetali, foreste primarie di antica origine, collocate in ambiente montano, estranee ad attività agricole e silvicolturali da tempi lontani! Sono in pieno vigore vegetativo, sono fustaie primarie, ecosistemi naturali di antica origine.

Ma perché un bosco longevo, maturo,  assicura acqua ottima e in grande quantità? Perché un Albero  ricarica le falde acquifere, sono dei ”bacini aerei”, che lentamente con la loro chioma fanno cadere  le gocce rendendo possibile l’infiltrazione delle acque piovane tra le pieghe delle rocce e le nostre montagne sono cariche di acqua!

L’Appennino centro-settentrionale è costituito da rocce calcaree intensamente fratturate e fessurate tale da far raggiungere valori elevati all’infiltrazione idrica, è carico di acqua. Le acque infiltrate circolano in regime carsico, con tempi di corrivazione brevi, fino a saturare gran parte del complesso calcareo. In corrispondenza dei “battenti” a bassa permeabilità le acque emergono in sorgenti.

Questa rapida infiltrazione dell’ acqua, all’interno dei bacini carsici sottrae le acque all’azione dei raggi del sole, ai processi di filtrazione naturale, e fa si che qualsiasi inquinante nel terreno possa raggiungere rapidamente la zona di saturazione e quindi le sorgenti.

E’ anche per questo che le Misure di Conservazione dei Siti Natura 2000, come il Sito ZSC M. Maggio-M. NeroIT5210014,  nel rispetto del principio fondamentale della conservazione della Biodiversità,  degli habitat, delle specie floristiche e faunistiche, prevede  per il Pascolo di Ungulati domestici la redazione di Piani Zootecnici finalizzati alla conservazione della biodiversità mediante la definizione della capacità di carico,della durata del pascolo, delle tecniche di consociazione e rotazione, dell’approvvigionamento idrico (abbeveratoi).

 Per il pascolo del bestiame si dovrà presentare un Piano Pascolo da parte dell’Ente gestore, che dovrà prevedere quanto richiesto per la conservazione dell’Habitat 6210, 9210, 8210, nonché il rispetto di quanto previsto al punto “Drenaggi” che  vieta la rimozione, alterazione, riduzione, modificazione di stagni, acquitrini, prati umidi, zone di allagamento naturale e temporaneo. E ancora sulla base della Legge Regionale 28/11/2001 art. 6, l’attività di pascolo che ricade in aree sottoposte a vincolo idrogeologico e nei boschi, come in Gualdo Tadino, deve essere autorizzata, perché le deiezioni degli animali al pascolo mettono a rischio l’acqua e il suolo di aree carsiche.

Il pascolo deve assumere un atteggiamento rotatorio, evitando concentrazioni per il grave rischio  dell’inquinamento delle sorgenti di fondovalle . L’ingresso degli animali non controllati, all’interno dei boschi ha causato negli anni la distruzione del novellame vegetale. La difficoltà rigenerativa della  faggeta sommitale, potrà nel tempo causare problemi di portata alle falde acquifere, ricaricate unicamente dalla chioma verde degli alberi.

I bacini calcarei idrogeologici del Comune di Gualdo Tadino con i loro boschi ci regalano una disponibilità idrica annua notevole, di cui utilizziamo solo il 10% di quella ipotizzata.

Un capitale reintegrabile che non ci possiamo permettere di non salvaguardare. Solo il rischio inquinamento derivante da una gestione corretta dei prati/pascolo e dei boschi potrebbe far perdere per sempre questo patrimonio idrico nascosto tra la discontinuità dei calcari, che si rinnova da milioni di anni, ogni anno! Le sorgenti una volta inquinate, sono perdute per sempre.

Dott.ssa Mara Loreti
geologa/naturalista

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