Forza Italia a Amministrazione e Comunanza: “Stop contrapposizioni, ma la Comunanza dica cosa vuole veramente”

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta dei consiglieri comunali di Forza Italia, Silvia Minelli e Fabio Viventi, in merito alla vicenda che vede contrapposti Comunanza Agraria Appennino Gualdese e Amministrazione Comunale di Gualdo Tadino.

“Desideriamo esprimere, con questa lettera, il nostro punto di vista, ma anche domande e dubbi che, come gualdesi, ci poniamo per il futuro di tutti noi.

Durante il Consiglio Comunale dello scorso 30 marzo, siamo usciti dall’aula al momento della votazione, e dopo aver assistito e contribuito ad un bel dibattito che ha visto numerosi interventi, tutti degni della doverosa attenzione, pur nella diversità di vedute che ognuno di noi può esprimere; il motivo della nostra non partecipazione al voto è che, come abbiamo sottolineato nei nostri interventi, crediamo che tutti, forze politiche e Comunanza, abbiamo il dovere di non dividere la Città e lavorare per il bene comune.

Non siamo mai stati d’accordo con la linea di condotta dell’Amministrazione, che ha adulato la Comunanza, sottoscrivendo anche un protocollo d’intesa, non difendendosi nelle sedi opportune, per poi procedere allo “strappo definitivo” in occasione della conferenza dei servizi per il rinnovo della concessione verso Rocchetta quando ancora era pendente il giudizio sulle proprietà dei terreni.

La Comunanza, d’altro canto, sottolinea il suo impegno a favore della collettività. Ma in che cosa si traduce questo impegno? Finora negli innumerevoli procedimenti giudiziari messi in piedi. Non di certo in interventi degni di nota, dal momento che la montagna appare abbandonata a se stessa e l’unico intervento, quello della pineta di Sascupo, si è contraddistinto per aver nuovamente sollevato polemiche in Città.

Facciamo fatica a comprendere qual è l’obiettivo della Comunanza: dapprima la finalità è stata quella di urlare a gran voce l’illegittimità del rinnovo della concessione. E su questo hanno avuto ragione, con l’elemento ulteriormente incontrovertibile dell’invito da parte del Garante di alcuni elementi inappropriati contenuti nella legge allora vigente in merito alle concessioni idriche nella nostra regione. Altra vittoria che non può essere confutata.

Ecco quindi che la nuova legge regionale va a toccare proprio quegli elementi che la Comunanza portava avanti con veemenza. La politica, quindi, si è fatta carico di sanare questo vuoto normativo, andando anche ad introdurre il ruolo delle Comunanze e passaggi, come gli studi di bacino, che vanno nella direzione della salvaguardia dell’acqua come bene di tutti (così come sancito dalla nostra Costituzione).

In conclusione, quella che era la battaglia principale della Comunanza ha avuto il giusto riconoscimento.

Tuttavia, nel frattempo, si assiste ad altre azioni: quella più evidente è l’intimazione di pagamento che la Comunanza ha recapitato al Comune, con “ristori” computati nei decenni di latenza, di 11,5 milioni di euro. Soldi di tutti i cittadini (brutalmente 2500 euro a famiglia), sui quali facciamo fatica a comprendere il significato di tale pretesa. Come se le varie amministrazioni comunali fossero state una sorta di dittatore che ha calpestato l’interesse dei propri cittadini che, fino a prova contraria, le hanno legittimamente elette. A questo si aggiunge l’affissione e l’invio a mezzo Whatsapp ad alcuni consiglieri comunali durante la stessa seduta del 30 marzo, del cartellone che rivendica la proprietà dell’acqua da parte dei cittadini gualdesi. Oggettivamente, un gesto di cattivo gusto, che non abbiamo capito se vuole essere un guanto di sfida verso l’assemblea comunale o cos’altro.

Le riflessioni che ci vengono sono di vario tipo: partendo da quest’ultimo cartello, la Comunanza rivendica di lavorare per il bene di tutti i cittadini. Al tempo stesso però, dietro la motivazione dell’ente di diritto privato, non è dato sapere come ed in che modo la Comunanza operi. Cioè, caro cittadino gualdese, da una parte ti chiedo di pagare 2500 euro per rimborsare un diritto leso verso te stesso, dall’altra tengo nel cassetto i miei bilanci ed il modo in cui opero sono appannaggio solamente dei miei iscritti.

A questo scenario si aggiunge l’ultimo grande tassello: di chi è l’acqua? O meglio, chi è titolato a concedere concessioni idriche? Su questo vorremmo che tutti fossero più chiari nei confronti della cittadinanza. Leggiamo sui social, ma anche nel dibattito consiliare, la citazione di sentenze che sembrerebbe andare nella direzione di riconoscere questo diritto (intrinsecamente connesso ai cosiddetti corpi idrici), alle Comunanze agrarie. Ma le sentenze non sono leggi. Potere legislativo e potere giudiziario sono 2 cose ben distinte. Oggi, la possibilità di scrivere leggi sono in capo al Parlamento e ai Consigli Regionali sulle materie a loro demandate. Le sentenze possono evidenziare eventualmente lacune interpretative, ma solo la Cassazione può “dettare” linee di interpretazione che possono surrogare una norma o piuttosto la Corte Costituzionale decretare che un corpo normativo, o parte di esso è in contrasto con la nostra Carta Costituzionale.

Ecco quindi che si ha l’impressione che tutta la vicenda si traduca nell’alzare continuamente l’asticella delle pretese, in nome del bene comune ma, di fatto, paralizzando una città per quasi dieci anni.

In definitiva, noi crediamo che da una parte l’amministrazione deve smetterla di aggiungere tasselli sull’onda dell’ostinata contrapposizione (oggi il referendum, prima la richiesta di intimazione di pagamento delle imposte locali, ecc ecc).

Ma dall’altra parte la Comunanza deve parlare alla cittadinanza con chiarezza: qual è il suo obiettivo? Ottenere risorse (e su questo parrebbe evidente, viste le richieste ufficiali) e se sì, per fare cosa? Vuole combattere fino in fondo per avere la proprietà anche delle falde? E per fare cosa? Per promuovere attività agro-silvo-pastorali visto che non potrebbe avere la potestà né di rivendere l’acqua né di assegnare concessioni? E se fosse questo, di conseguenza, significa che negli anni ha spostato i propri obiettivi, visto che, se la memoria non ci inganna, la battaglia fino a qualche anno fa era quella di contrastare la natura dell’atto concessorio, pretendendo che lo stesso fosse aggiudicato per procedura pubblica (quindi comunque ad un’azienda, quale essa che sia).

Su questo fronte, è bene che l’Appennino Gualdese faccia chiarezza: si sta facendo una nuova battaglia contro qualsiasi azienda? E’ bene che i cittadini lo sappiano e ne siano consapevoli, dal momento che ci sono anche famiglie che dipendono da questo settore e che da anni assistono a questa querelle con forte preoccupazione.

Ci dobbiamo aspettare altri nuovi scenari da qui a pochi mesi? Tipo che nemmeno questa legge regionale sia di gradimento della Comunanza, e quindi partiranno ricorsi su ricorsi che bloccheranno di nuovo la Città di Gualdo Tadino? Oppure che, ad un certo punto, l’attenzione si sposterà completamente sui “corpi idrici”, questa dicitura così semplice ma controversa che, a questo punto, tira in ballo anche tutta la nostra rete idrica, acquedotti, Umbra Acque.

Un ultimo tassello, per non tralasciare alcuni altri ambiti essenziali che sono in teoria di pertinenza dell’Appennino Gualdese: possiamo conoscere quali sono gli intenti anche in merito alle cave, al patrimonio boschivo, ai pascoli nei prossimi anni? Perché si sono pubblicizzati progetti che poi non sono stati finanziati, si è assistito alla vicenda di Sascupo che ha assunto toni anche deprimenti in Città. Insomma, un bilancio fin qui che non ci appare così positivo sull’operato dell’Appennino Gualdese.

La politica deve sicuramente fare la sua parte, ma è giunto il momento che la trasparenza, sia di obiettivo che di risorse siano elementi imprescindibili di tutti gli attori in gioco, una volta per tutte. Noi abbiamo lanciato l’opportunità di trovare ancora una strada, con il coinvolgimento del Sindaco, della Conferenza dei Capigruppo (che vede la presenza di tutte le forze politiche), della Comunanza. Ma sia chiaro, che tutti devono abbassare la guardia: nella consapevolezza che la verità assoluta non sta mai da una sola parte, che l’innocenza e la trasparenza non ha solo i colori della politica, che le idee e le vie di azioni non sono mai univoche ed incontrovertibili ma frutto di un sereno confronto. Questo è l’unico modo per dimostrare che si vuole bene ad ogni singolo gualdese.”

Consiglieri Comunali Forza Italia
Silvia Minelli
Fabio Viventi