Acque minerali, protesta dei sindacati. E il Comitato Difesa Sorgenti pone due quesiti

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I sindacati in protesta davanti Palazzo Cesaroni, sede dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. Motivo della manifestazione, promossa da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, la nuova legge sulle acque minerali e in particolare “l’iter riguardante il subentro di un nuovo concessionario, non prevede una vera e propria clausola sociale, che protegga il lavoro nell’eventualità di cambi di appalto e concessione.”

Per i sindacati la nuova legge non mette al centro il lavoro e la sua tutela, ma, anzi, rischia di compromettere il futuro di un settore strategico per l’Umbria”. Nello specifico Cgil, Cisl e Uil sottolineano che servivano garanzie reali sul rispetto degli accordi sottoscritti tra Regione, sindacato e aziende concessionarie, per non ripetere casi come quello della Sangemini, in cui i 20 milioni di investimenti previsti sono rimasti sulla carta senza conseguenze sulla concessione”.

“Il criterio della promozione e della salvaguardia di tutta l’occupazione nel rispetto dei contratti nazionali di riferimento – hanno ancora evidenziato Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil – doveva essere considerato un aspetto primario nella definizione di eventuali requisiti di assegnazione, proprio in considerazione del carattere pubblico del bene oggetto della concessione. Invece siamo di fronte all’ennesima occasione sprecata per valorizzare il nostro territorio e i suoi prodotti, considerato che le acque umbre si distinguono sul mercato da oltre cento anni”. 

I sindacati hanno annunciato che la mobilitazione proseguirà: “Continueremo a manifestare insieme a lavoratrici e lavoratori del settore per avere risposte concrete su questi nodi fondamentali”.

Intanto fa sentire la propria voce il Comitato Difesa Sorgenti Fascia Appenninica, recentemente costituito e che da subito è finito al centro del dibattito e anche attaccato dai dipendenti di Rocchetta. Il comitato pone due quesiti alle autorità competenti con una premessa.

“Prendendo in considerazione, come esempio, la zona di Gualdo Tadino, in cui le sorgenti sono ormai stressate o esaurite e che il fiume Feo è quasi  privo di acqua nei periodi di magra – riporta la nota – questo Comitato popolare, nato spontaneamente, a difesa del bacino idrico della Fascia Appenninica, delle Comunità residenti e dei rispettivi dominii collettivi, ove esistenti, intende porre alla Regione Umbria, al Comune interessato, all’ Arpa, a Umbria Acque e all’ Asl n.1 i seguenti quesiti:
1) Con quali modalità avviene l’approvvigionamento idro-potabile della città di Gualdo Tadino?
2) Gli emungimenti in essere, effettuati per scopi commerciali, interferiscono con sorgenti e/o con punti di prelievo di acque destinate al consumo dei cittadini di Gualdo e di altri comuni?”