Tutela della montagna, si chiede l’intervento delle istituzioni e dei carabinieri forestali

I rappresentanti del movimento “Liberi pensatori a difesa della natura” sono stati ricevuti in municipio dagli assessori Marco Parlanti e Paola Gramaccia per affrontare il problema del pascolo e dello sfalcio dell’erba sui prati della montagna gualdese, dove le terre di uso civico sono comprese all’interno del Sito Natura 2000 M. Maggio – M. Nero IT5210014. Si tratta di un’area protetta voluta dallo stesso Comune nel 2008 e divenuta ZSC (Zona a speciale conservazione) nel 2014, riconosciuta dall’Europa, la cui tutela e la conservazione della biodiversità è affidata al comune stesso e alla Regione dell’Umbria.

“La gestione dell’ambiente naturale – sottolinea Mara Loreti – non può essere affrontata in maniera superficiale. Se gestire vuol dire rompere i legami esistenti in un equilibrio perfetto, fermiamoci. Se poi questa gestione mette a rischio di degrado le praterie secondarie, la tutela e rigenerazione dei boschi di faggio e il patrimonio idrico, stiamo compiendo un sacrilegio. Perché è questo che sta avvenendo sulla nostra preziosa catena carsica del nostro Appennino”.  Dagli ambientalisti è stato evidenziato agli assessori che, trattandosi di aree tutelate con vincolo paesaggistico qualsiasi utilizzo deve essere preventivamente autorizzato con nulla osta paesaggistico e verifica del Ministero della Transizione Ecologica per evitare degrado ambientale e la perdita di naturalità dei luoghi. “Qualsiasi sia la durata di una concessione di terreni a uso civico – sostengono dal movimento ecologista – deve essere legittimamente autorizzata con atto della Giunta regionale, non dirigenziale, e solo per soddisfare gli interessi della collettività locale titolare dei diritti”.  Per questo hanno chiesto all’Amministrazione Presciutti di controllare che la Comunanza agraria Appennino gualdese per l’attività di pascolo sia in possesso dell’Autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza dell’Umbria.

Citando leggi e sentenze, Mara Loreti fa presente che è obbligatoria la richiesta di autorizzazione del pascolo alle autorità competenti sul territorio. “Le superfici boschive sono tutelate con vincolo idrogeologico, finalizzato al fine di proteggere il Patrimonio Idrico nelle zone carsiche. Nelle “Terre Tutelate”  D. Lgs. 42/2004 “Codice dei Beni culturali e ambientali”, nei boschi tutelati da vincolo paesaggistico e idrogeologico, per il pascolo si prevede l’obbligo dell’autorizzazione paesaggistica per il grave rischio al patrimonio idrico nelle aree carsiche, a causa delle deiezioni degli animali al pascolo. La formazione del calcare massiccio, per la sua porosità, non consente in superficie la rete idrica e la filtrazione da parte delle radiazioni solari e lungo il percorso che la conduce nei rubinetti, pertanto è assolutamente da evitare la concentrazione di liquami in montagna”.

La stessa Azienda Usl1 Umbria, ha scritto, alla fine del 2019 ha scritto sulle problematiche riguardanti il laghetto carsico Valsorda. Per questo il Movimento ha chiesto agli assessori di mettere in atto qualsiasi procedura di controllo che impedisca l’inquinamento delle falde acquifere, di verificare che la Comunanza, sull’esercizio del pascolo,  rispetti quanto previsto dal P.G.F. all’art. 7/67 RR7/2002.

“Essendo le terre di uso civico comprese all’interno del Sito Natura 2000 di Gualdo Tadino, il Comune di Gualdo Tadino e la Regione dell’Umbria hanno l’obbligo di controllare affinché le misure di conservazione finalizzate alla conservazione della biodiversità, habitat e specie, vengano rispettate dall’ente privato gualdese – dicono dal Movimento –  evitando anche lo sconfinamento di mandrie di equini di proprietà della  comunanza di Ville Santa Lucia, Boschetto, Colle, ecc… del comune di Nocera Umbra.

Intanto,  sottolineano gli ambientalisti – in attesa del progetto di recinzione da parte del Comune di Gualdo Tadino, in attesa del ripristino fisico-chimico e biologico di questi ecosistemi naturali attraverso una bonifica,  si  auspica per non aggravare l’alterazione e il degrado ben evidenti, che nessun ungulato domestico si avvicini ai laghetti e che venga tenuto ben lontano al fine di evitare il dilavamento con le piogge di altri liquami all’interno”.

Nel frattempo, a nome del Movimento,  Carlo Papalini, ha chiesto alla Regione, al Comune,  alla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio Umbria  e ai carabinieri forestali  di accedere e conoscere il documento redatto di Piano Pascolo relativo alla montagna di Gualdo Tadino sulle particelle gravate da uso civico in gestione della comunanza  agraria Appennino Gualdese, alle autorizzazioni rilasciate previste dalle normative vigenti regionali, dai vincoli ambientali, dalle direttive comunitarie per le Aree protette di interesse comunitario, ai contratti di affitto stipulati dall’ente privato con le aziende agricole, dove emerga il punto di abbeverata, le particelle concesse al pascolo, il carico di bestiame, il tipo di animali, la superficie interessata, le tecniche di consociazione e rotazione, le azioni volte al recupero pastorale delle praterie degradate.

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