L’opera di Porelli e Tittarelli Rubboli, finalista al Premio Faenza, in mostra a Gubbio

Pubblicità

L’opera di Paolo Porelli e Maurizio Tittarelli Rubboli, finalista al Premio Faenza 2020, edizione in cui non ci fu la mostra al Museo Internazionale della Ceramica a causa della pandemia, sarà esposta per la prima volta a Palazzo Ducale a Gubbio dal 14 luglio al 5 settembre 2021 nell’ambito della mostra “Reflex – Figure per riflettere”

L’installazione, dal titolo proprio “Reflex”, è il risultato di una collaborazione tra Paolo Porelli, che ha realizzato le sculture, e Maurizio Tittarelli Rubboli che le ha lustrate (Porelli fece, Rubboli iridiò). Il progetto a doppia firma evoca una pratica tradizionale, alludendo alla definizione dei ruoli in una bottega antica, ma la sensibilità che lo anima è del tutto contemporanea.

La parola Reflex (Riflesso, dal latino Reflexus) rimanda alla percezione ottica creata dalle superfici lucide e cangianti del lustro, anche se in senso figurato potrebbe intendersi come riflessione razionale o riflesso istintivo.

L’installazione è formata da 29 figure in terracotta derivate tra tre prototipi, con variazioni specifiche per ogni scultura, disposte lungo le diagonali di una lastra rettangolare in ferro. La composizione adotta quindi uno schema ad X che cita il titolo (Reflex). L’effetto è quello di un’essenziale geometria modulare, all’interno della quale si svela una singolare eterogeneità, sia nella resa plastica che nei riflessi fiammeggianti a lustro.

I personaggi antropomorfi, deformati e uniformati in una visione straniante, si stagliano solenni e sospesi, emanando una luminosità endogena contro il metallo opaco del fondo. La figura umana è sempre stata un soggetto fondamentale per gli scultori nel corso della storia ed è interessante constatare come ancora risulti attuale, prestandosi all’interpretazione originale di due artisti contemporanei.

La tecnica del lustro in vernice, impiegata da Maurizio Tittarelli Rubboli, deriva dalla pratica tradizionale del lustro a terzo fuoco di Mastro Giorgio, motivando la presenza dell’opera a Gubbio, città in cui operò il celebre ceramista.

Appare inoltre significativa la collocazione all’interno del Palazzo Ducale, trattandosi del luogo che ha ospitato la Biennale di Gubbio dagli anni cinquanta agli anni novanta del XX secolo, una manifestazione prestigiosa incentrata sulla scultura, la cui memoria pervade ancora di modernità la preziosa architettura del palazzo rinascimentale.

Articolo precedenteAllarme per il laghetto di Valsorda: servono interventi urgenti
Articolo successivoIn edicola il numero di luglio de “Il Nuovo Serrasanta”
Gualdo News è il nuovo portale di informazione 2.0 della città di Gualdo Tadino.