Rapporto Mediacom043: prosegue la tendenza al risparmio. Crescita record a Gualdo Tadino

Il risparmio umbro è sempre più liquido: nel 2020 si è registrata un’ulteriore crescita dei depositi bancari del 13% (+1,616 miliardi di euro), che ha portato i depositi bancari complessivi umbri a quota 14,046 miliardi di euro.

La pandemia quindi non ha fermato la crescita dei depositi bancari degli umbri (famiglie e imprese), anzi l’ha spinta ulteriormente. Nel 2020 sono arrivati alla cifra ‘monstre’ di 14,046 miliardi di euro (escludendo i dati di Cassa depositi e prestiti) (Tabella 1), dimostrando che famiglie e imprese della regione hanno aumentato ancora la loro preferenza per la liquidità, parcheggiando il risparmio in strumenti liquidi o facilmente liquidabili come conti correnti o comunque investimenti finanziari diretti a breve, a significare la permanenza di un clima di incertezza. Le famiglie e le imprese umbre (ma anche italiane) quindi preferiscono tenere il risparmio fermo, ‘ozioso’, sia a scopo precauzionale sia perché il rapporto rischio/rendimenti è ritenuto troppo elevato per allocare diversamente questa mole di denaro.

È il quadro che emerge dai dati forniti a livello comunale dalla Banca d’Italia ed elaborati dall’Agenzia Mediaco043, diretta da Giuseppe Castellini.

RECORDI DI CRESCITA DEI DEPOSITI A GUALDO TADINO – La crescita maggiore dei depositi bancari nel 2020 in termini percentuali è avvenuta, in ordine, a Marsciano, Città di Castello, Acquasparta, Gualdo Tadino e Bastia Umbra.

A Gualdo Tadino l’aumento è stato del 22,9%, passando da 117.932.000 euro depositati a 144.951.000. I depositi medi per abitante crescono da 8.070 euro a 10.049, che collocano Gualdo Tadino al quint’ultimo posto tra i comuni esaminati.

Gubbio a sua volta ha segnato un aumento del 17,8% in termini assoluti, mentre Nocera Umbra la crescita è stata del 9,4%.

Nonostante una bassa crescita – rispetto alla media regionale – dei depositi bancari per abitante nel 2020, Orvieto mantiene il primato di comune più ‘liquido’ della regione, con 27mila 352 euro di depositi per abitante, lattanti e ultracentenari inclusi. I depositi medi per abitante a Gualdo Tadino, sebbene crescano da 8.070 euro a 10.049, che collocano Gualdo Tadino al quint’ultimo posto tra i comuni esaminati, lontanissima comunque da Orvieto. Per dare un’idea delle notevoli differenze, basti fare i confronto tra la prima e l’ultima della classifica: per ogni 100 euro di depositi bancari esistenti a Nocera Umbra (che ha una media di 7.789 euro), a Orvieto ce ne sono 351,2.

Per dare un’idea delle notevoli differenze, basti fare i confronto tra la prima e l’ultima della classifica: per ogni 100 euro di depositi bancari esistenti a Nocera Umbra, a Orvieto ce ne sono 351,2.

La Tabella 3 riprende i dati della Tabella 2 sui depositi bancari in ciascun comune umbro e li mette a confronto con la media regionale, in modo che la graduatoria diventi ancora più chiara. Emerge, ad esempio, che nel 2020, per ogni 100 euro di depositi bancari per abitante esistenti nella media umbra, ad Orvieto ne esistono 168,4, a Perugia 165,8, a Norcia 155,3, a Città della Pieve 147,6, a Magione 131,7 e così via. Da rilevare che il comune di Terni è sotto la media regionale (una un indice di 92,3 fatta 100 la media regionale).

In coda, Nocera Umbra ha un indice di depositi per abitante di 48, quindi oltre la metà della media regionale, Amelia di 52,7, Narni di 60 e così via.

A livello provinciale, l’incide della provincia di Perugia (106,8) è sopra la media regionale, mentre quello della provincia di Terni è assai sotto (indice 80,3).

UN QUADRO DI INCERTEZZA E TIMORE dettato certamente dalla pandemia da Covid-19 (i dati della Banca d’Italia fotografano infatti la situazione al 31 dicembre 2020), ma non solo, perché anche negli anni pre-pandemia in Umbria e in Italia c’è stato un continuo incremento dei depositi bancari, frutto di un’economia stagnante quando non declinante, con il risparmio che si è rinserrato nel fortino della liquidità, invece che andare ad alimentare la crescita e lo sviluppo (in Italia siamo arrivati ad agosto 2021, ultimo dato che fornisce Banca d’Italia, a oltre 2mila 041 di euro di depositi bancari). Tanto per dare qualche numero, nel 2018 in Umbria i depositi bancari erano già al livello altissimo di 11,72 miliardi di euro, per poi passare a 12,43 miliardi nel 2019 e appunto a 14,05 miliardi di euro nel 2020.

LA TENDENZA PROSEGUE ANCHE NEL 2021, nonostante i venti di ripresa, che dovrebbero aiutare nel dirigere una quota maggiore del risparmio verso le attività economiche: ad agosto 2021, infatti, la mole dei depositi bancari (quindi risparmio liquido o ultraliquido, che alcuni definiscono ‘ozioso’ perché almeno per una parte non marginale non si dirige a finanziare la crescita e lo sviluppo economico-sociale), comprendendo anche i dati di Cassa depositi e prestiti è arrivata a oltre 2mila miliardi di euro e a 20,923 miliardi in Umbria.

È probabile che, se la ripresa economica si consoliderà, e con essa il miglioramento dei risultati economici delle aziende, una parte di questa liquidità parcheggiata nei depositi bancari si muoverà verso strumenti finanziari che portano il risparmio verso gli investimenti delle imprese, con rese più interessanti di quelle degli ultimi anni.

Ma, al momento, questa svolta non c’è. O meglio c’è ma è ancora troppo debole. Nel senso che, almeno per i depositi delle imprese, che si sono gonfiati grazie ai prestiti bancari a buon mercato – visti bassissimi tassi di interesse – e per di più garantiti dallo Stato grazie ai provvedimenti presi dal Governo durante la pandemia da Covid, si nota un inizio di scongelamento di questa liquidità. Ma è ancora poco per poter parlare di vera svolta, che comunque potrebbe manifestarsi già nei prossimi mesi.

Un passaggio importante: basti pensare che, se solo il 10% dell’ammontare disponibile dei risparmi privati detenuto in depositi in Italia (al netto dei prestiti bancari siamo a circa 275 miliardi di euro) venisse investito in strumenti finanziari a favore delle Pmi si potrebbero mettere in circolo circa 27,5 miliardi di euro, mentre con la stessa percentuale del 10% in Umbria (dove al netto dei prestiti bancari il risparmio ‘ozioso’ è di circa 2,02 miliardi di euro) si potrebbero mettere in circolo oltre 200 milioni di euro. Il tutto con effetti moltiplicati sull’economia e quindi sullo sviluppo economico e sociale.

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