Via la fontana della piazzetta… ma perchè??

foto Daniele Amoni

La fontana di piazza Garibaldi. Il tema centrale della settimana appena trascorsa e, ne siamo sicuri, di quelle a venire. Il suo spostamento – la demolizione è stata negata dal Sindaco – è un fatto abbastanza inusuale. È raro leggere di città che spostano monumenti per lasciare spazio ad altri monumenti. È impossibile leggere di città che spostano monumenti per lasciare spazio alle automobili.

LA STORIA – Sì, perché voi la vedete giovane, ma una storia la nostra fontana ce l’ha. Un giorno del 2010 la Giunta dell’allora sindaco Morroni decide che è arrivato il momento di valorizzare e caratterizzare lo spazio urbano della “piazzetta” Garibaldi. Il fine è quello di realizzare una fontana (ce n’era già una nei primi anni del Novecento), ma anche panchine, una nuova illuminazione e due pannelli sui quali riprodurre notizie storiche. Si da quindi il via a un concorso di idee che viene trasmesso all’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia. Arrivano ben 28 proposte, una anche da Madrid alla quale viene attribuita una menzione speciale. Una commissione ne sceglie tre redigendo questa classifica: al primo posto l’architetto Giuseppe Di Caterino di San Cipriano d’Aversa (CE), al secondo l’architetto Benito Lucchetti di Roma e al terzo lo studio ATP di Ruggero Giuliana di Grumo Nevano (NA).
Ecco quindi i primi spunti da cui partire. A Luglio 2011 la Giunta pensa di esporre nell’atrio comunale le tre ipotesi che hanno conquistato il podio. Questo per avere anche l’opinione dei cittadini i quali, alla fine, non scelgono il primo classificato, ma il terzo: lo studio ATP di Grumo Nevano. Abbiamo quindi un progetto preliminare. Quello esecutivo viene affidato ad un architetto del posto, Nello Teodori.

La fontana, nella mente dell’architetto Ruggero Giuliana della ATP, ha ovviamente una sua logica: vuole ricordare un acquedotto romano utilizzando il materiale di cui sono ricche le cave del Lazio, il travertino. Il progetto vincitore prevede però un grosso canalone, che arriva fino alla metà di piazza Garibaldi. Si pensa che sia veramente troppo grande o forse manca il coraggio di sfidare le auto in maniera definitiva, e allora si decide di rielaborare il progetto con l’aiuto dell’architetto Teodori. E nasce la fontana di oggi, che ha anche un nome: Flebea.

L’arredo urbano del progetto vincitore prevede anche punti luce, panchine e alberi, ma il primo step è la fontana e una delibera del 25 luglio 2011 approva il tutto prevedendo una spesa di 35mila euro. Arriva la gara di appalto e a dicembre i lavori vengono aggiudicati alla ditta Armando Gatti. La realizzazione dell’impianto idraulico e quello di illuminazione vengono invece affidati rispettivamente alle ditte Anastasi Daniele e Picchi Danilo. Le tre aziende, tutte gualdesi, vogliono però contribuire sponsorizzando, chi più chi meno, il progetto. I lavori addirittura arrivano a costo zero e alla fine dei conti, cui bisogna sommare il costo del rivestimento in travertino, la spesa totale è di 39.921 euro.

Fin qui la storia. Solo per dare un giusto ordine e una giusta misura a tutte le cose che si sono viste scritte sui social in questi giorni.

BELLA O BRUTTA? – De gustibus et coloribus non est disputandum, dicevano i latini. E i latini, insieme ai greci, si sa, avevano sempre ragione. Un’opera d’arte può essere bella o può essere brutta, ma sempre tale rimane: opera d’arte. Un quadro, una scultura o un monumento come può essere una fontana pensata da un architetto sono opere d’arte di cui possiamo parlare al bar o su Facebook per un anno intero, ma nessuno può spogliarle del loro essere.

A me, pensate un po’, non piace il Vittoriano. È una cosa che continua quasi a darmi fastidio ogni volta che vado a Roma, ma non mi sognerei mai, anche se diventassi Sindaco di Roma, Imperatore dell’Universo e Signore degli Anelli, di demolirlo o spostarlo. L’arte va semplicemente rispettata. Tutta.

Snobbate quindi tutti coloro che in questi giorni stanno scrivendo: “giusto demolirla o spostarla, è orrenda”. Le opinioni sono ovviamente sacre e legittime, ma in questo caso non ce ne importa nulla, perché non è così che funziona la gestione della cosa pubblica. Non si crea e poi si distrugge solo perché a un certo punto qualcosa non rientra nei gusti di qualcuno.
Siamo onesti: qui il senso estetico non ha mai raggiunto vette proprio sublimi. A Gualdo fu distrutto lo “skyline” fantastico del centro storico costruendoci in mezzo un palazzo che sarebbe fuori posto anche nella Hill Valley di Ritorno al Futuro. Ma è ancora lì. A Gualdo, cinquecento anni fa, con un altro palazzo è stata segata a metà una delle piazze più belle del centro Italia. Ma è ancora lì.

foto profilo FB R. Luzi

La fontana, nei suoi primi anni di vita, era comunque una fontana. E neanche brutta (ahia, gusto personale!). L’acqua circolava limpida e l’illuminazione posta alla sua base rendeva un effetto gradevole in una piazza che, diciamocelo, non è proprio Piazza Navona.
Ma questo è un articolo di un modesto scribacchino e non un saggio d’arte.
Però, bisogna dirlo, ad un certo punto la fontana ha smesso di essere fontana e si è tristemente trasformata in un nudo blocco di travertino. L’acqua ha smesso di zampillare, le luci si sono spente, il sipario si è chiuso e il vascone è pulito in maniera volontaria da Graziano Ronca e a volte dai titolari delle attività commerciali lì intorno.

Non può essere questa però la scusa per spostarla. Né questa, né tantomeno il fatto che a molti non piace. Specialmente per quello che dovrebbe essere lo scopo finale: sembra che a sostituirla non sarà un‘opera di Botero, ma posti auto. Non ne abbiamo l’ufficialità ma, visti i precedenti, tutto lascia presagire che quello spazio sarà occupato dalle auto, tranne che in qualche serata estiva. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si prende, anche perchè è stato comunicato lo spostamento, ma non un arredo urbano alternativo. E se così dovesse essere, sarà l’ennesimo parcheggio in un centro storico devastato da anni non da brutti monumenti, ma da brutte automobili. Ma speriamo non sarà così e che domani arrivi la smentita, perché abbiamo ancora fiducia nell’essere umano. Spostarla? Ok, ma per favore vorremmo subito un piano di arredo alternativo, che non può essere un secchio di vernice blu per creare 5 rettangoli per 5 Suv.

Chi ci legge sa che ci siamo sempre battuti per un centro storico pulito il più possibile da auto, convinti che sia l’unica via, anche se difficilissima da comprendere, per una crescita del centro città. Quello che abbiamo sotto gli occhi ora è un centro pieno di parcheggi, che si vogliono addirittura aumentare, ma quasi completamente vuoto di attrattive se non le auto stesse. La più grande concessionaria multimarca a cielo aperto dell’Umbria!

La cosa più bella che ho letto in questi giorni è questa: “Togliere arte per avere tre parcheggi in più è un reato alla bellezza! La città più è artistica più la si apprezza e si vive meglio”. Sacrosanto. Una città che per attrarre gente nel suo cuore regala spazi auto, fra l’altro, è un gatto che si morde la coda.

Ora, io non vorrei dar ragione a coloro i quali sostengono che il passatempo di un’amministrazione sia quello di distruggere quanto fatto dalla precedente. Non stiamo mica giocando, non siamo mica bambini piccoli. Però… Però ricordate le panchine che erano state posizionate in piazza Martiri intorno al 2010? Troppo moderne? Può darsi. E allora, via. La nuova amministrazione le sposta in piazza Mazzini, forse dal look più consono. Ecco, piazza Mazzini è secondo me la piazza più bella della Gualdo contemporanea, adattissima anche ad eventi musicali e teatrali. E poi il suo belvedere ricorda molto la Piattaforma dei nostri nonni e genitori, quella dove d’estate andavano a ballare e bere una limonata al fresco e magari anche a pensare di concepirci.
Scrivo questo perché, un brutto giorno, le auto sono arrivate anche in piazza Mazzini. Sembrava impossibile, ma è stato fatto. Per ora utilizzandone una parte, ma più avanti… chissà.
E le panchine? Hanno continuato il loro peregrinare andando a finire, inutilizzate, in un parcheggio lungo la via di accesso al centro commerciale Porta Nova!! Qualcuna è morta lì, altre sono scomparse. Forse stanno continuando il viaggio verso Est e qualcuno se le ritroverà a Casacastalda.

Comunque, no, non ci credo. Non si possono fare sgarbi ad un’amministrazione “morta” da quasi nove anni. Non ha senso, come non ha senso spostare monumenti e devastare un centro storico già devastato, tappezzandolo di strisce blu. Però tanti indizi fanno una prova e i fatti, purtroppo, si stanno dirigendo verso questo nonsense.

Era più bella prima di adesso”. Spesso lo scriviamo quando vediamo pubblicate foto di decenni e decenni fa. Spesso non è vero, lo facciamo solo per nostalgia. Però, qualora la piazzetta dovesse diventare un parcheggio, quando vedremo sei auto in più parcheggiate dove ora c’è la povera fontana, allora sì che questa frase avrà sicuramente un fondo di verità assoluta.

copyright MARCO GUBBINI – GUALDO NEWS

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Marco Gubbini
Giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria. Ex direttore artistico di Radio Tadino (1985-1986), ideatore e curatore di programmi televisivi giornalistici delle emittenti Rete7 (1985-1990) e TV23 (2003-2006). Esperienze varie come corrispondente di varie pubblicazioni, fra cui Calcio Perugia (2005), La Voce di Perugia (2006-2007). E' stato collaboratore dell’agenzia di stampa Infopress (2004-2012), ha scritto articoli per testate quali Il Giornale dell’Umbria, La Nazione, Il Corriere di Romagna, Il Sannio, Il Crotonese, Il Corriere di Forlì, La Nuova Ferrara. Iscritto all’Associazione Italiana Reporter e Fotografi dal 2009. Coideatore e curatore del sito gualdocalcio.it (1998-2012) e gualdocasacastalda.it (dal 2013 al 2016). Addetto stampa del Gualdo Calcio in serie C e altre categorie (dal 2004 al 2012) e del Gualdo Casacastalda in serie D (dal 2013 al 2016). Segretario dell’Ente Giochi de le Porte di Gualdo Tadino dal 2014 al 2017. Componente della redazione dei periodici Il Nuovo Serrasanta e Made in Gualdo. Autore del libro "Libera, ma Libera Veramente" (edizioni Eta Beta, 2021).