Costi del gas esagerati, Saxa Gres da oggi ferma di nuovo la produzione

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Dopo lo stop per tutto il mese di gennaio, in cui erano state prolungate le ferie di fine-inizio anno ai dipendenti, da lunedì 7 marzo Saxa Gres torna a spegnere i forni in tutti gli stabilimenti del gruppo, compreso quello di Gualdo Tadino.

Se ne parlava già nei giorni scorsi, ma stavolta la conferma è arrivata direttamente dal presidente di Saxa Gres Francesco Borgomeo che, dalle colonne del Corriere dell’Umbria, ha lanciato l’ennesimo grido di allarme relativo ai costi esorbitanti di energia e materie prime: “Purtroppo dobbiamo spegnere nuovamente i forni – ha detto – Così è impossibile pensare di produrre. Non sappiamo ancora quanto durerà questa nuova fermata. Speriamo una settimana, al massimo dieci giorni, ma nessuno di noi può fare previsioni. Viviamo alla giornata e appena il gas tornerà ad avere un prezzo che ci permette di produrre riapriremo”.

I prezzi ancor di più saliti alle stelle dopo lo scoppio della guerra in Ucraina stanno costringendo molti comparti a chiudere nonostante la ripresa economica che, nel caso di Saxa Gres, si stava concretizzando con ordini aumentati del doppio rispetto al 2021 e conseguenti brillanti previsioni di fatturato.

Borgomeo, nell’intervista rilasciata al Corriere dell’Umbria, ha spiegato la differenza dei costi del gas tra lo scorso anno e il 2022 quando è passato da 0,23 euro al metro cubo a 2,21. Impossibile, ovviamente, per un’azienda energivora come questa riuscire a tenere aperto con simili condizioni. “Finchè il costo si è aggirato tra gli 80 e i 90 centesimi – ha evidenziato il presidente del gruppo – abbiamo ricontrattato i prezzi con i nostri clienti. Ma ora, anche se abbiamo tantissime richieste, non possiamo produrre. Non è proprio fattibile.”

Agli altissimi costi dell’energia e delle materie prime si aggiunge inoltre quello dei trasporti, cresciuti anche qui a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti.

Per molti dei 130 dipendenti dello stabilimento di Gualdo Tadino e degli altri del gruppo si profila con molta probabilità la cassa integrazione.

La soluzione (che ovviamente non è immediata) è la produzione di biogas nell’area dello stabilimento gualdese. Un progetto che va avanti, ha detto Francesco Borgomeo che lo ha definito “l’unica luce in fondo al tunnel”. Ma per l’imprenditore la palla è in mano al governo che deve attivare una nuova politica energetica e industriale.

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