Tra fango e solidarietà: un weekend denso di umanità

  • – di Caterina Panfili

Raggi di sole irradiano fango e detriti. Oltre al dramma e alla paura scaturite nei territori colpiti dall’alluvione di giovedì 15 settembre, arrivano anche testimonianze di speranza.

Dietro alle immagini che hanno sconvolto l’intera Penisola e scosso i cuori di tutti i cittadini umbri e marchigiani ci sono, prima di tutto, le persone che in un attimo hanno visto spazzare via parte della loro vita, assistendo inermi alla compromissione di case, fondi, aziende e attività lavorative.

Di fronte a questo tante sono state le persone che dal giorno successivo si sono personalmente mobilitate per prestare supporto ad una popolazione che oggi, dopo un weekend di fatica e resilienza, ci tiene a ringraziare per il bene ricevuto.

Una significativa testimonianza arriva da Scheggia, precisamente da Ponte Calcara, dove abita Maria Luisa che ricorda bene gli attimi di quel tardo giovedì pomeriggio che non avrebbe mai voluto vivere: “Ero sola in casa, i miei figli non c’erano, in un attimo il fiume Sentino ha esondato, il portone si è spalancato: gli armadi, la legna e il congelatore si sono rovesciati bloccando l’ingresso. Io non potevo muovermi, ero bloccata in casa. Poi fortunatamente è arrivato mio figlio che vive a Gubbio e con l’aiuto di tre persone sono riuscita ad uscire. Da quel momento in poi non siamo più stati soli: gli amici di mio figlio ci hanno aiutato a spalare il fango fin da subito. Il giorno dopo, venerdì – continua Maria Luisa – la protezione civile e tutti i volontari hanno fatto un lavoro eccezionale, tante persone, tanti amici tra messaggi e aiuti concreti non ci hanno mai lasciati soli e nel mentre è tornato anche il mio secondo figlio che era fuori Italia.  Nella giornata di sabato poi sono arrivate tantissime persone da Gubbio, ma soprattutto tantissimi giovani: tanti di loro impegnati in attività di volontariato come l’Aratorio Familiare, il Mato Grosso e la Caritas.”

Tra le persone accorse Maria Luisa ci tiene a ringraziare Don Gaetano, per tanti anni parroco di Scheggia poi trasferito ad Umbertide, che non ha tentennato un secondo a tornare dal suo popolo. Così come Don Fausto Panfili con il diacono Don Giorgio Cardoni senza pensarci due volte hanno impugnato pala e stivali per fornire contributo e supporto alla popolazione di Cantiano.

“I danni sono stati tanti: dalla macchina alla parte bassa della casa – continua Maria Luisa – ma ciò che voglio che venga diffuso è il bene che ho ricevuto dalle persone, dagli amici dei miei figli e da quelli dei miei amici che con messaggi e aiuti concreti non mi hanno mai lasciato sola. In un momento come quello attuale in cui si parla tanto di giovani voglio che emerga quanto siano spesso i primi a mobilitarsi mettendoci cuore e impegno per fare la loro parte. In una situazione così difficile emerge forte e chiaro il significato della parola amicizia, capace di risollevare anima e macerie, aiutandosi l’uno con l’altro. Tutto questo ha fatto sì che il bene superasse il male.”

Quella che parla è la voce di una donna stanca e stremata da tutto ciò che fisicamente e mentalmente ha dovuto vivere ma che ci tiene a ricordare che anche in situazioni così difficili sono queste le storie da diffondere “perché da soli non ce l’avremmo mai fatta.”

Tanto l’aiuto ricevuto dalle popolazioni colpite anche tramite il tamtam social utile per informare su come mobilitarsi. Nella giornata di sabato tanti gruppi e associazioni dei comuni limitrofi si sono presentati per dare una mano, portando con sé pale, guanti, torce e beni di prima necessità. Inizialmente sono stati gli stessi ragazzi di Cantiano a chiedere cosa servisse e quelli di Gubbio e dei territori limitrofi hanno risposto recandosi sul posto.

Prezioso infine anche l’aiuto dei concittadini lontani dalle loro case d’origine ma che si sono comunque attivati per offrire aiuti concreti come nel caso di Giacomo, nato e cresciuto a Cantiano ma oggi residente a Roma, che in un solo giorno è riuscito a raccogliere oltre 11 mila euro poi dirottati nell’IBAN attivato successivamente dal Comune di Cantiano, ad oggi ancora tra i più colpiti dall’alluvione.

Il tutto a dimostrazione che anche i social e l’intraprendenza dei giovani possono tanto in situazioni così difficili dove, come conclude MariaLuisa, “l’amicizia, l’umanità e la solidarietà hanno mostrato che non esistono confini ma solo voglia di fare del bene.”

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