Addio a Lanfranco Chinea, con lui se ne va un pezzo di storia del Gualdo Calcio

Foto Settonce by eccellenzacalcio.it

Se ne è andato Lanfranco Chinea, storico calciatore, capitano e dirigente del Gualdo Calcio, oltre che di numerose società umbre tanto da essere chiamato “il re dei direttori sportivi”. A gennaio avrebbe compiuto 88 anni.

Tantissimi i successi in carriera con otto campionati vinti da calciatore, ma è principalmente da dirigente che ottiene risultati a volte indimenticabili. Oltre a Gualdo, Chinea da dietro la scrivania ha contribuito a scrivere pagine importanti a Gubbio, Nocera Umbra, quando la squadra arrivò a viaggiare nelle parti alte della serie D, Città di Castello, Foligno, Valfabbrica, Spoleto.

E’ però a Gualdo Tadino che il dirigente di Valfabbrica scrive pagine indelebili della sua carriera. Prima da calciatore e capitano, nonchè allenatore della Juniores, poi in più riprese sia da direttore sportivo che da responsabile organizzativo, per complessivi quindici anni di collaborazione.

Così, quando compì 80 anni, raccontò a Nicola Agostini di eccellenzacalcio.it quel periodo: “Questa per me è una seconda casa. Ai tempi d’oro, per un giocatore, vestire la maglia del Gualdo era come trovare un lavoro al Ministero. Io ero un libero abbastanza elegante. Io accostavo, Lacchi e “Cerchione” Cambiotti menavano. Più che altro avevo una bella castagna. Una volta mi ricordo che calciai una punizione e presi Roma in barriera. Giù a terra svenuto. Capirai, quei palloni pesavano 9 etti e per renderli più bianchi venivano passati nella cementite…”

Gualdo Calcio 1968/69, squadra di cui Chinea era capitano

Il legame fortissimo, iniziato in campo e poi spostatosi in ufficio, lo ebbe con Angelo Barberini, del quale due giorni fa sono stati ricordati i venti anni dalla sua scomparsa. “Io lo chiamavo moviola per quanto era lento. Ma era forte – raccontò a Nicola Agostini – Un presidente senza paragoni. Ma quante litigate. Quando ci vedevamo in azienda, per il mercato, dopo dieci minuti mi cacciava sempre in malo modo. Poi mi richiamava e mi faceva: ‘Lanfrà, ma chi è quel giocatore che mi dicevi?’. E quanti cazzotti in macchina. Per fortuna spesso dormiva. Ma quando era sveglio e mi vedeva spingere sull’acceleratore ecco che partiva un pugno sul braccio e l’immancabile: ‘Va’ piano’.”

Portalettere nella sua Valfabbrica come professione, ma con un amore sconfinato per il calcio. Il miglior allenatore? Senza dubbio Novellino. Ingestibile dal venerdì alla domenica ma grande tecnico. Il più stravagante? Cavasin con le sue pillole. A ogni pasto dava degli integratori ai giocatori e la domenica, dopo il pranzo, faceva prendere a tutti un cucchiaio di acqua e limone perché aiutava la digestione. Ma la cosa più bella era che voleva che quegli integratori li prendessi anche io”.

Per Chinea il suo miglior colpo di mercato fu “in uscita senza dubbio la cessione di Paolo Bellucci al Cagliari per 13 milioni a inizio anni ’70. In entrata direi bomber Canestrari.”

Lanfranco Chinea ebbe modo anche di lanciare nuovi dirigenti, uno su tutti Federico Cherubini per cui nutriva un affetto particolare. Lo considero un mio pupillo – raccontava ancora a Nicola Agostini – Da dirigente parlo. Da giocatore stava sempre a fare casino. Una volta, con il Foligno, l’ho mandato a dormire con i ragazzini, nel ritiro di Norcia, per metterlo in riga. Ma sapevo che sarebbe diventato un grande dirigente. E vederlo alla Juve per me è una delle più grandi soddisfazioni”.

I funerali si terranno venerdì 16 dicembre alle ore 15 nella chiesa parrocchiale di Valfabbrica. Alla famiglia le più sentite condoglianze da parte della nostra redazione.


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