Matteo da Gualdo all’Università degli Studi di Macerata

Lo scorso 28 marzo gli studenti del corso di “Museum management: museum studies”, della facoltà di Beni culturali e del turismo dell’Università degli studi di Macerata, hanno potuto assistere ad una lezione tutta dedicata al pittore Matteo da Gualdo e al Rinascimento Eccentrico.

Condotta dallo storico Matteo Bebi, curatore del progetto intermuseale, coadiuvato dalla professoressa Patrizia Dragoni, docente del corso e già curatrice della mostra su Matteo da Gualdo svoltasi nel 2004, la lectio ha visto una prima parte incentrata sull’analisi tecnica delle opere e la vita del pittore, una seconda riguardante il progetto denominato “Sulle orme di Matteo da Gualdo” – con l’illustrazione del sito internet appena creato, dei supporti digitali e del futuro lavoro – , e una conclusiva dedicata alla storia del territorio tra Medioevo e Rinascimento, a cavallo di Umbria e Marche, e agli artisti legati a Matteo da Gualdo.

Attenta la partecipazione degli studenti, che sono intervenuti direttamente per approfondire il processo che ha portato alla creazione del percorso sull’artista: mezzo didattico, turistico e di studio.

La professoressa Dragoni ha quindi specificato come una mostra non è mai un punto d’arrivo, ma uno di partenza, grazie al quale possono nascere nuovi studi, possono emergere nuove evidenze ed essere posti in essere nuovi progetti dedicati a Matteo da Gualdo.

“Una mostra, così come un volume di studio, non sono mai la fine di un discorso, ma l’avvio di uno nuovo. Nel 2004, quando con Eleonora Bairati abbiamo curato la mostra dedicata a lui e a tutti quei pittori che abbiamo definito “eccentrici”, avevamo organizzato un percorso che, sul territorio, ricomprendesse tutti i luoghi in cui erano presenti opere del pittore notaio. Oggi, con i nuovi mezzi che la tecnologia ci offre, Matteo Bebi ha reso di nuovo visibile quell’itinerario e lo ha arricchito delle sue ricerche”, ha specificato Patrizia Dragoni.

“Nel più immediato futuro – ha concluso Matteo Bebi – ci si concentrerà sui nuovi video, dislocati in nuovi luoghi, così da allargare la mappa digitale. Una costruzione che avanza parallela allo studio del territorio e della storia, e delle storie, collegate profondamente tra loro, attraverso l’incrocio di documentazione d’archivio ed opere artistiche.”

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