Un racconto su Sabrina Passeri. Lo scrittore gualdese Luca Fazi tra i premiati del concorso Rina Gatti

Domenica 30 aprile, a Perugia, presso il salone degli Umbri e degli Etruschi del Manu (Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria), si è tenuta la cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale Letterario “Rina Gatti”, giunto alla sesta edizione e aperto agli scritti (racconti brevi o diari) interamente dedicati all’universo femminile.

Il concorso, intitolato alla poetessa nata a Torgiano nel 1923, ha avuto per tema centrale “Amore e dolore”, intesi come sentimenti nella loro forma più universale.

Quella del 2023 è stata senza dubbio un’edizione storica, in quanto coincisa con il centenario dalla nascita di Rina Gatti.

Nell’elenco degli autori selezionati e premiati come finalisti, in lizza dunque fino all’ultimo per conquistare il primo premio assoluto, compare anche lo scrittore gualdese Luca Fazi con l’opera “I semi di Kida”.

Il racconto è dedicato – tanto da vederla come protagonista – a Sabrina Passeri, la volontaria gualdese scomparsa nel maggio dello scorso anno, che ha lasciato un vuoto incolmabile nei cuori di chi ha avuto il privilegio di conoscerla.

“La genesi di questo testo – spiega l’autore – è forse una delle cose, per quanto mi riguarda, più sorprendenti e speciali. All’uscita del bando pensai ad un racconto totalmente diverso e nel giro di pochi minuti ne schematizzai i punti cruciali che sarei andato, poi, a sviluppare. Non riguardava affatto Sabrina e la sua storia e, in tutta sincerità, non avevo preso in considerazione l’ipotesi di mettere nero su bianco qualcosa di simile. Tuttavia passarono le settimane e quel che avevo in testa rimase sotto forma di scaletta, anche perché negli ultimi mesi dello scorso anno faticavo con la stesura di qualsiasi testo narrativo e non trovavo molti stimoli per scrivere.

“In un pomeriggio di dicembre, invece – ricorda Luca Fazi – rileggendo per l’ennesima volta la traccia del concorso, mi è scattato qualcosa dentro e così è nata l’idea di raccontare Sabrina, intrecciando parte della sua esistenza con altre tre storie, declinate al femminile, di pura invenzione. Sin da subito mi è apparso tutto così lineare che decisi di abbandonare il progetto di partenza. Tendo sempre a puntare, fino alla fine, sulle opere che ritengo idonee per un determinato premio letterario. Con “I semi di Kida”, invece, si verificò l’esatto contrario. In un periodo non semplice sono riuscito a tirar fuori e completare solo questo racconto che, ripeto, prese forma in tempi davvero rapidi.”

È stata raccontata volutamente la Sabrina che ho conosciuto, con tutta la bellezza della sua anima e limitandomi ai ricordi personali. Nel testo non mancano i riferimenti alle associazioni che l’hanno vista in prima linea, così come alcuni particolari che riguardano la nostra Gualdo. Ad ogni modo credo che la parte più coinvolgente e caratterizzante dell’opera sia quella incentrata sugli incontri tra la protagonista e le tre donne di fantasia. Tre episodi, emotivamente toccanti, che sono venuti fuori in rapida sequenza. Ad unirli troviamo proprio dei “semi” di puro amore, incorporei quanto materiali, che le donne descritte ricevono in dono da Sabrina. Mi sono ispirato a dei sassolini che realmente offriva, come portafortuna, alle persone con le quali si trovava a scambiare due battute, magari durante una breve passeggiata. Erano a forma di cuore e sembrava che li trovasse per caso. Me ne donò un paio, ormai più di dieci anni fa, e li custodisco con estrema cura.

“Il fil rouge del racconto, invece – prosegue Fazi – riguarda un desiderio che mi sono permesso di attribuire alla stessa protagonista. Solo nelle righe conclusive si otterrà la chiusura del cerchio. Per la prima volta mi sono cimentato in una struttura narrativa ben distante da quelle che abitualmente uso. I continui “dentro e fuori” dalla scena madre consentono al lettore di catapultarsi nelle varie dinamiche che vedono, come unico elemento costante, proprio la presenza di Sabrina.

Spero che chi avrà modo di leggere il racconto possa ritrovare, anche solo in qualche spunto, la bellezza di una personalità destinata a non rimanere anonima e impossibile da dimenticare. Perché credo fermamente che sia giusto ricordare chi ha seminato il bene autentico. Disinteressato e puro.

Viviamo in un mondo pregno di egoismo, in cui sempre più spesso si agisce solo per proprio tornaconto. Siamo abituati a prendere, finché conviene e senza ricordarcene, ma molto meno a dare. Ecco, in tutto ciò Sabrina rappresentava una meravigliosa rarità. Sapeva prestare orecchio ed entrare in empatia con gli altri. Questo racconto, in tal senso, vuole essere un sentito omaggio. Con il massimo rispetto e con tutta la gratitudine del mondo. È stato commovente scriverlo e ripensare, inoltre, al periodo in cui prendeva forma. È stato emozionante far conoscere e sentire l’applauso del pubblico dedicato a Sabrina”.

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Lo scrittore gualdese, dunque, si riconferma per il secondo anno consecutivo (in altrettante partecipazioni) tra i premiati del concorso letterario nazionale Rina Gatti, dopo la targa del primo classificato per la sezione speciale “Mille penne per le donne di Kabul” conquistata nella passata edizione.

Il racconto dell’autore e quelli degli altri premiati sono stati pubblicati all’interno di un volume-antologia “Vi parlerò di lei”, edito dalla Bertoni Editore. La copertina è tratta da un dipinto dell’artista Franco Venanti.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione “Europa Comunica Cultura” insieme a Giovanni Paoletti (figlio di Rina Gatti), con il patrocinio della Regione Umbria, della Provincia e del Comune di Perugia, della Consigliera di Parità della Provincia di Perugia e della Direzione Regionale Musei Umbria.

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