“Sans fin amour”, martedì 19 dicembre presentazione del nuovo libro di Matteo Bebi

Martedì 19 dicembre alle ore 18, presso il Museo del Somaro di Gualdo Tadino, spazio espositivo d’arte contemporanea ospitato nel  palazzetto trecentesco di via Calai, sarà presentato “Sans fin amour – Il ritratto di Lucrezia Panciatichi”, Edizioni Era Nuova.

Ne parlerà con l’autore, lo storico Matteo Bebi, il curatore del museo, l’architetto Nello Teodori, la professoressa Elisabetta Scassellati e la professoressa Monica Pica, che curerà le letture di alcuni brani del testo, introdotto dalla professoressa Patrizia Dragoni, docente di Museologia e Critica artistica e del restauro presso l’Università degli Studi di Macerata.

“La scelta di parlare di Lucrezia ha molteplici ragioni che trascendono l’elevatissima cifra pittorica dell’autore del celebre dipinto, Agnolo Bronzino – evidenzia l’autore – Il magnetismo di quell’altero, composto, elevato, costretto, trattenuto e parlante sguardo esercita da sempre un fascino destabilizzante, come chiedesse di raccontare, come trattenesse un fiume in piena, come nascondesse la sua storia pronta ad essere conosciuta solo dopo una più ravvicinata visione di quelle preziose circonvoluzioni pittoriche che, danzando, compongono le iridi.

Sans fin amour indaga il quadro e la protagonista, la protagonista e il quadro, in una zona d’ombra per niente netta, dove i ricordi della donna si mescolano alle visioni e agli incontri dell’opera, per nulla ferma, testimone del nostro frenetico e asfissiante mondo, già straziato e diviso, spesso votato alla facilità, alla superficie – commenta Matteo Bebi – Il libro nasce come mezzo per meglio conoscere il passato di Lucrezia, adombrato dalla sua stessa immagine, ma si evolve per indagare anche i sentimenti dello stesso capolavoro: i suoi e quelli di coloro i quali ne venivano a contatto durante i secoli.

Un flusso a metà tra reale e immaginato, sempre cercando di mantenere la rotta della verosimiglianza, l’attenzione alle fonti in nostro possesso, e lo sguardo rivolto a quel frantume che accompagna le nostre vite da sempre e per sempre, che viene spesso dato per scontato, che tanto spesso manca a questo mondo e che fa esistere, e sembra, unico, avere la facoltà di poter attraversare il tempo. Quel frantume che chiamiamo amore, amore senza fine”, conclude Bebi.

Matteo Bebi torna al racconto, dopo i saggi e gli studi dedicati a Matteo da Gualdo, per la volontà di esprimere sotto un altro punto di vista la storia e la storia dell’arte. L’autore ritiene necessaria la partecipazione emotiva, legata ai giusti strumenti di lettura, affinché si possa ancora reinterpretare e valutare un’opera, così da poterla far vivere veramente, foriera di un significato simbolico oggi sempre più difficile da decifrare ma che necessariamente cambia col tempo e nello spazio.

Sans fin amour è uno spazio non fisico per comprendere la fenomenologia della percezione artistica ma al contrario rappresenta anche, in maniera sognante, la percezione che l’opera ha di chi la osserva o guarda.

Il racconto è però anche la storia di Lucrezia Panciatichi, nobildonna fiorentina nota per il suo ritratto ma poco conosciuta nei suoi aspetti più personali, scavati nel testo per andare a ricostruire fatti e sentimenti di cinquecento anni fa, per giungere sino ad oggi, con curiose e suggestive corrispondenze che sembrano seguire l’afflato di un amore cristallizzato, descritto in luoghi calvineschi e in spazi destrutturati, visti dalla prospettiva della protagonista.

Un racconto storico, dal Cinquecento ad oggi, ma anche un racconto d’amore che squarcia la gabbia temporale del testo inteso come oggetto.

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