“Ciao Giancarlo”, il saluto di Mario Donnini alla “voce” di Erreti

  • di Mario Donnini

Davvero credete che i più bravi stiano a Roma, Roma in senso lato, Roma come capitale dell’Impero ipermediatico, che di Rome ce ne sono diverse, e tutti gli altri, i vorrei ma non posso, i giovani wanna be, ovvero i lei non sa chi sarò o sarei stato io, sistematicamente intruppati in provincia?
No. Non è così.

Giancarlo Pascolini con la voce performava. Non comunicava e basta, no, non solo, da quasi mezzo secolo reggeva una radio, la radio, Radio Tadino, Erreti per gli amici.
Era il motore, la centralina, il cambio, il volano, la calandra, il simbolo.
Ma Giancarlo era infinitamente di più.
Era Giancarlo.

A Gualdo Tadino mezza città s’è fidanzata dedicandosi canzoni nella trasmissione gestita da lui, Radiodedica, un cult degli anni 70 e 80, e l’altra mezza, approfondendo il tema, s’è sposata, figliando pure.
Ma andiamo oltre la radio.

Qualsiasi evento locale degno di questo nome, se proprio voleva esser di stile ma caldo e piacevole, non poteva non avere Giancarlo sul palco, col microfono in mano.

Vedete, poi sto fatto della voce bella è una cavolata riduttiva.
La voce non è tanto bella o brutta, quello sarebbe il meno.
Esistono voci belle ma fredde, impersonali, prive d’identità, frigide e inutili.
Giancarlo la voce l’aveva, oltre che bella, bellissima, pure squillante, simpatica e ottimista, sì, lucentemente ottimista, ché se leggeva una brutta notizia al giornale radio, detta da lui diventava meno orrenda e quasi rimediabile.
Giancarlo era il gualdese dalla voce con meno accento gualdese nella storia dell’umanità, ma anche quello dotato della tonalità magica e dolce più invisibilmente, impercettibilmente e gioiosamente gualdese di tutte.

Se il parlato di Barry White è stato la colonna sonora romantica di un’epoca, la sua didascalizzazione sonora resta la carezza bella della Gualdo più lieve, sorridente e felice di tutte.

Ma il fatto, il vero punto della faccenda era e resta che Giancarlo Pascolini era profondamente gualdese anche se avrebbe potuto meritocraticamente non esserlo.
Volandosene via, che so, a RadioRai o a Radio Monte Carlo o chissà dove, a dare un senso diverso e competitivo al suo talento, peraltro non solo sonoro ma anche musicale, tecnologico, giornalistico e gestionale.
No, macché.
Lui avrebbe potuto andarsene, ma era restato.

Perché amava Gualdo da volerla ogni istante, anche se da giovane s’era fatto le ossa e una cultura altrove.
E poi, da maturo, dai suoi doni aveva creato occasioni di insegnamento ed emulazione, dando vita a una scuola di microfono mai certificata e riconosciuta ma da sempre in atto, a Radio Tadino.
La sua scuola. E anche il suo luogo di vita preferito, fino all’ultimo giorno.
Con stile, carineria e garbo. Sempre.

Questa è l’era dei verticali, di quelli che sfondano, di coloro i quali ce la fanno, sbancano e prosperano: Giancarlo no.
A lui, in fondo, non è mai fregato niente di spaccare, anche se aveva in sovrabbondanza gli strumenti per farlo.
Poteva scegliere e aveva scelto.
Viva la vita in provincia, lasciamo stare il resto.
Per lui essere felice e realizzato, voleva dire, al contrario, vivere a Gualdo e vivere Gualdo con quieto spirito innamorato. Dando il meglio di sé, ogni volta.

Vedi, Giancarlo, in genere salutare una persona che se ne va è doloroso ma inevitabile, eppure con te è più difficile, perché tu eri uno dei pochi rimasti a incarnare sensibilità e scelte di vita importanti, inorgoglienti e forti, per la tua stessa città. Che, di sicuro, pochi hanno saputo amare come tu l’hai amata, in tutti questi anni.

Per questo voglio dirti ciao esattamente riprendendo il modo col quale tu hai parlato per tanto tempo dalla radio a tutti noi ancora ragazzi, abbracciandoti forte.

Questa dedica parte dalla città di Gualdo tutta a Giancarlo Pascolini, con tanta simpatia e forse, sicuramente, con qualcosa, anzi, immensamente di più.

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