Autonomia energetica e tutela del paesaggio, l’Umbria si dà nuove regole: ok alla legge regionale

Con 12 favorevoli della maggioranza e 8 astenuti dei consiglieri di minoranza, l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato il Disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale riguardante ‘‘Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro’.

Obiettivo della legge è conciliare l’accelerazione verso l’autonomia energetica con la salvaguardia del patrimonio paesaggistico e culturale, rispondendo all’obbligo di individuare le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti di energia rinnovabile (FER).

Viene promosso un mix energetico diversificato privilegiando la realizzazione di impianti diffusi, di piccole e medie dimensioni, prossimi alla domanda, e si riconoscono le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) come pilastro del sistema, dichiarando idonea ogni area ad esse destinate, favorendo l’autoproduzione e contrastando la povertà energetica.

Incentivi nelle aree idonee, deterrenza nelle aree non idonee
La legge individua in modo chiaro le aree idonee, che superano i limiti della normativa statale puntando su superfici antropizzate o già compromesse, al fine di incentivare la rigenerazione e l’uso razionale del territorio preservando al massimo il territorio non antropizzato.

Per gli impianti ricadenti nelle aree idonee, i termini dei procedimenti autorizzativi sono ridotti di un terzo, e il parere paesaggistico, se previsto, è obbligatorio ma non vincolante.

Sono considerate aree idonee, tra le altre, superfici e coperture di edifici, parcheggi, insediamenti produttivi esistenti o dismessi (con una zona di rispetto di 500 metri), discariche e cave cessate o abbandonate. Sono idonee le aree adiacenti alla rete autostradale (A1, E45, Terni-Orte e Perugia-Bettolle) e alle linee ferroviarie, entro 300 metri.

L’Umbria è la prima regione a definire idonee anche le aree dove ricadono impianti dedicati a Comunità Energetiche.

La Regione ha stabilito barriere chiare per la tutela del patrimonio umbro. Sono considerate aree non idonee le zone di tutela e a rischio di dissesto idrogeologico e idraulico. Sono non idonee aree protette ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004, ad esempio anche i siti UNESCO, la Rete Natura 2000, le praterie sommitali sopra i 900 metri, e la fascia pedemontana olivata Assisi-Spoleto.

La non idoneità si applica con specifiche fasce di rispetto dal perimetro dei beni vincolati: 500 metri per fotovoltaico e agrivoltaico e 3.000 metri per gli impianti eolici. Per impianti di grande taglia, le aree non idonee si estendono fino a 2.000 metri dai recettori sensibili (centri abitati, scuole) e 3.000 metri dai beni tutelati.

Fare impianti nelle aree idonee sarà semplice, veloce e a rischio zero. Presentare progetti in aree non idonee avrà un’elevata probabilità di esito negativo.

Criteri di alta qualità progettuale e garanzie finanziarie
La legge prevede che tutti i progetti, a prescindere dall’area, abbiano caratteristiche di alta qualità progettuale che viene garantita attraverso la richiesta di dettagliata documentazione tecnica, tra cui anche la presentazione di una garanzia finanziaria nel caso di dimissione dell’impianto e la previsione di oneri istruttori nella misura dello 0,1% nel caso di progetti su aree idonee, 5% nel caso di aree idonee e che non sono dovuti nel caso di impianti dedicati a CER.

Priorità alle Comunità Energetiche Rinnovabili e all’agricoltura umbra
La legge privilegia l’autoconsumo e le esigenze delle comunità locali. Le aree destinate a progetti a servizio di una CER sono considerate aree idonee. Viene eliminato l’obbligo di documentare preventivamente i fabbisogni energetici dei membri, consentendo lo sviluppo graduale e l’ingresso di nuovi membri.

Eolico strategico
Per equilibrare le ampie protezioni assicurate al peculiare paesaggio umbro sono state individuate aree idonee specifiche per gli impianti eolici.

Il primo criterio stabilisce una misura massima di scala in 100 metri di altezza totale dell’impianto al mozzo. Si tratta di una taglia minima per ridurre in maniera significativa la visibilità dai punti di interesse panoramico nell’analisi dell’intervisibilità teorica.

Il punto centrale del secondo criterio è invece quello della bassa visibilità panoramica dai coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi dell’Umbria anche in termini di notorietà internazionale e attrattività turistica identificati con i beni vincolati.

Il terzo criterio è quello della disponibilità del vento che deve essere superiore ai 6 m/s, al fine di garantire che la realizzazione dell’impianto corrisponda all’interesse pubblico prevalente di realizzazione di energia rinnovabile. Vengono inserite le aree per cui i Comuni hanno richiesto il riconoscimento dell’idoneità nella fase di consultazione.

Agrivoltaico avanzato
Nelle aree non idonee, gli impianti agrivoltaici avanzati sono ammessi solo se a servizio di aziende agricole e zootecniche con sede in Umbria, e la cui attività realizzata al di sotto sia destinata ad agricoltura biologica certificata o a colture/allevamenti costituiti da razze e varietà autoctone di interesse agrario, garantendo l’integrazione nel paesaggio.

Il ruolo dei Comuni e la cartografia
La legge rafforza il ruolo degli enti locali nella pianificazione energetica. I Comuni che intendono tutelare i centri storici possono individuare zone non idonee all’installazione di impianti sulle coperture, a condizione che individuino aree idonee da destinare al soddisfacimento dei bisogni energetici degli utenti (domestici e non domestici) o superfici idonee alternative per l’autoconsumo, anche tramite CER.

La legge impone requisiti rigorosi per minimizzare gli impatti ambientali e una ripartizione territoriale equa degli impianti.

Sono previste garanzie finanziarie per la dismissione degli impianti e un programma di compensazioni ambientali e territoriali a carico dei proponenti, con percentuali significative dei proventi da destinare ai comuni o alle CER.

Tra le proposte emendative (approvate) dell’assessore De Luca, quella in cui viene ulteriormente sottolineata la non retroattività e il periodo di applicazione della legge. La modifica chiarisce che il disegno di legge è applicabile sull’intero territorio regionale.

Sì a nuovi emendamenti (astensione opposizione), dopo quelli già approvati in Commissione, proposti dall’assessore Thomas De Luca, a cui sono seguiti, con uguale esito positivo, altri dei consiglieri Cristian Betti (Pd) e Fabrizio Ricci (Avs). Approvata anche la proposta di Laura Pernazza (FI) circa la previsione in legge della clausola valutativa, respinte invece altre sue proposte emendative.

Abbiamo stabilito che autoprodursi energia è un diritto, che a decidere dove si fanno gli impianti sono lo Stato, le Regioni e i Comuni, non il mercato – ha sottolineato l’assessore regionale Thomas De LucaAbbiamo stabilito che le aree dove si presentano progetti di impianti per le Comunità Energetiche sono aree idonee. Abbiamo stabilito che l’Umbria può autodeterminare il proprio futuro e quando gli strumenti per farlo sono nelle mani di tutti, questo significa pace, democrazia e benessere. Oggi liberiamo le migliori energie dell’Umbria, ma questi strumenti bisogna cominciare a usarli e quindi si apre una nuova fase. Quello di un nuovo Piano energetico regionale che è fermo dal 2004 e con cui andremo a costruire le politiche attive, declinando la strategia nelle sedi territoriali per dare una risposta ai fabbisogni di ogni comune”.

Articolo precedenteConciliazione maternità e lavoro, in arrivo dalla Regione oltre 3 milioni per le neo-mamme
Articolo successivoRifare Gualdo: “Ora la Rocchetta torni davvero ai gualdesi”
Redazione Gualdo News
Gualdo News è il nuovo portale di informazione 2.0 della città di Gualdo Tadino.