Nocera Umbra, due petizioni per salvare l’Appennino dai grandi impianti eolici

Due petizioni, migliaia di firme e una domanda che attraversa l’intera dorsale appenninica tra Umbria e Marche: che futuro vogliamo per queste montagne? A promuoverle è il Comitato “Un’altra idea per l’Appennino”, nato nel 2024 su iniziativa di alcuni cittadini attenti alla salvaguardia del territorio con l’obiettivo di contrastare la realizzazione di impianti eolici industriali di grandi dimensioni sui crinali appenninici.

La prima petizione, di carattere locale, ha raccolto oltre 400 sottoscrizioni ed è stata inviata a Comuni, Regione Umbria, Ministero dell’Ambiente e Soprintendenze. La seconda, promossa insieme ad altri comitati e associazioni del territorio, ha superato le 6.000 firme, coinvolgendo cittadini dei comuni di Foligno, Trevi, Sellano, Valtopina, Nocera Umbra e Gualdo Tadino. Numeri che raccontano una preoccupazione diffusa, non riconducibile a un singolo paese ma a un intero tratto di Appennino.

L’alto numero di progetti eolici, viene sottolineato, è legato anche al tempo intercorso tra la pubblicazione del decreto legislativo (2021) sull’individuazione delle aree idonee da parte delle Regioni, e l’emanazione delle relative linee guida, arrivate solo nel 2024, creando di fatto un vuoto normativo nel quale sono stati presentati i progetti stessi.

Sono seguiti ricorsi al Tar e l’emanazione di una legge regionale umbra, che però è stata impugnata dal Governo. Il Parlamento, a sua volta, ha emanato una legge lo scorso 15 gennaio. Un quadro normativo quindi piuttosto confuso e complesso che resta tutto da chiarire.

Al momento ci sono i progetti attualmente sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale: 95 aerogeneratori previsti in Umbria, di cui ben 29 nel Comune di Nocera, ai quali se ne aggiungono altri 28 nei comuni marchigiani limitrofi.

Un ulteriore progetto per un impianto eolico denominato “Foligno” costituito da 7 aerogeneratori nell’area del folignate è in fase di valutazione, mentre risultano presentati altri tre progetti collocati nelle immediate adiacenze di Gubbio (“Gubbio Nord” , “Gubbio Sud” “La Contessa”).

Le torri, alte tra i 180 e i 200 metri, sorgerebbero sui crinali montani modificando in modo profondo e irreversibile il profilo delle montagne e un paesaggio che per decenni ha rappresentato l’immagine dell’“Umbria cuore verde d’Italia”, sottolinea il Comitato, per il quale non si tratterebbe di interventi isolati ma di una trasformazione complessiva della dorsale appenninica.

L’impatto degli impianti, sottolineano i promotori delle petizioni, non è soltanto visivo. Ogni progetto comporta ingenti movimenti di terra, sbancamenti, fondazioni in cemento armato, piattaforme e piazzole di servizio. A questo si aggiunge la realizzazione di nuove strade di accesso e di cavidotti, spesso in aree oggi integre, necessari per il trasporto e l’installazione di pale lunghe oltre ottanta metri. Interventi che, una volta avviati, non consentono di tornare indietro.

Le aree interessate coincidono in molti casi con zone di alta collina e montagna attraversate da corridoi migratori dell’avifauna. Il rischio di collisioni con le pale, il rumore continuo e la frammentazione degli habitat rappresenterebbero, secondo il Comitato, una minaccia concreta per numerose specie animali e vegetali.

C’è poi il tema della sicurezza del territorio. I crinali appenninici sono classificati come aree a elevato rischio sismico e idrogeologico. In questo contesto, grandi opere di fondazione e nuove infrastrutture potrebbero aumentare la vulnerabilità complessiva del territorio. In diversi casi, inoltre, gli impianti sorgerebbero in prossimità di centri abitati e frazioni, con effetti potenziali sulla qualità della vita dei residenti, tra rumore continuo, impatto visivo e perdita del valore paesaggistico dei luoghi.

Fin dalla sua nascita, il Comitato “Un’altra idea per l’Appennino” ha puntato su un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione, attraverso assemblee pubbliche, incontri sul territorio, distribuzione di materiali informativi e una presenza costante sui social network. Sono state inoltre presentate osservazioni formali ai progetti sottoposti a VIA presso Regione e Ministero, accompagnate da una continua interlocuzione con i Comuni di Nocera Umbra e Valtopina, per sollecitare un ruolo più attivo delle amministrazioni locali nella tutela del territorio.

Secondo il Comitato, l’eolico industriale sui crinali rischia di compromettere anche le prospettive di sviluppo economico e sociale delle aree montane. In territori già segnati dallo spopolamento, la perdita di qualità paesaggistica potrebbe penalizzare settori strategici come agricoltura e turismo, fondati sulla valorizzazione delle eccellenze locali e sull’identità dei luoghi. Il timore è che l’Appennino venga trattato come un’area di sacrificio, funzionale agli obiettivi energetici nazionali ma priva di una visione integrata di sviluppo e di ritorni concreti per chi vi abita.

Viene richiesto quindi un equilibrio concreto tra produzione di energia da fonti rinnovabili e tutela del paesaggio, dell’ambiente e della biodiversità. Uno dei punti centrali è la richiesta di interdire l’intera Fascia dell’Appennino umbro-marchigiano alla realizzazione di impianti eolici di media e grande taglia. Accanto a questo, il Comitato propone un modello alternativo basato sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), sull’efficienza energetica, autoproduzione  e sull’utilizzo prioritario di aree già compromesse o industriali, evitando nuovo consumo di suolo.

Il timore del Comitato e di chi vive questi luoghi, è che il tempo delle decisioni stia rapidamente scadendo. E che con le torri installate il confronto rischi di arrivare troppo tardi.

(Celeste Bonucci)

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Redazione Gualdo News
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