Tra le nuvole di Valsorda, la memoria di un sogno chiamato Hotel Narciso

Prosegue il viaggio di “Waldum – Voci da una città che racconta”, il reportage di Sara Bossi che raccoglie memorie, volti e storie che vogliono restituire l’anima più autentica di Gualdo Tadino e del suo territorio. In questo nuovo capitolo, la voce si sposta in alto, verso i monti di Valsorda, per riportare alla luce la storia di un luogo simbolo che ha segnato un’epoca.

Attraverso il racconto di Gianna Minelli prende forma la vicenda dell’Hotel Narciso, del suo fondatore Erminio Radici “Il Bergamasco” e di un progetto nato dal coraggio, dalla fatica e dall’amore per la montagna: una storia di visione, lavoro e appartenenza che ancora oggi continua a parlare alla memoria dei gualdesi.

EPISODIO 23 – QUANDO LA MONTAGNA DIVENTO’ CASA: LA STORIA DEL “NARCISO” E DEL “BERGAMASCO”
Valsorda è l’occhio dei gualdesi. E’ dalle sue vette che noi ammiriamo la nostra valle. Verdi prati sovrastano il cemento, case rustiche i palazzi, neve i giardini infiorati, almeno così un tempo.

Questa storia ha un protagonista, che molti di voi avranno conosciuto. Il Bergamasco, Erminio Radici, origini per l’appunto bergamasche, dopo un periodo vissuto in Albania per la guerra intorno agli anni ’40 (anno 1939, un’occupazione breve che perdurò fino alla caduta del fascismo, 1943), segue un suo amico a Gualdo Tadino per compagnia e qui deciderà di rimanere, incontrando la sua compagna per la vita, Maria Brunetti.

Erminio comincia così la sua attività lavorativa con la vendita di “cannelline”, oggetti per il cucito e vedendo che gli affari andavano bene compra anche un negozio. Questa è solo una piccola parte di quello che veramente era il suo progetto.

Frequentava assiduamente la montagna, fresca, immensa, troppo vuota forse. Da un piccolo centro storico che è quello di Gualdo, dove di negozi ce n’erano pochi, ma tutti sicuramente redditizi, si sposta in cima, dove attorno solo il verde dei prati e le nuvole in cielo creavano già una cornice perfetta che avrebbe permesso ad Erminio di avviare un grande progetto.

Intorno agli anni 50, in un luogo dove non c’era né acqua né luce, l’Hotel Narciso stava per prendere vita. Sono serviti quattro anni per costruirlo: l’acqua veniva portata dai camion, altre volte attingevano dal laghetto.

Addirittura al tempo dovettero chiamare un rabdomante, un uomo che esercita un’antichissima professione, che risale circa al III secolo a.C, praticata agli esordi secondo alcuni in Cina, secondo altri in Egitto. Un termine greco che letteralmente significa “indovino per mezzo della bacchetta”, colui che possiede l’arte di scoprire nel terreno la presenza di acqua attraverso le vibrazioni di una bacchetta forcuta.

Oggi la magia si è persa ed è compito dei geologi effettuare studi di questo tipo, ma ci fu un tempo in cui questo mestiere era quasi divino.

Il rabdomante in questione scoprì che sotto l’hotel c’era acqua a volontà, ma purtroppo nonostante Erminio, il padre di Gianna e altri operai scavarono manualmente costruendo un pozzo di circa 30 metri di profondità, la terrà non mostrò nemmeno una goccia.

Solo nel 1986 il gruppo speleologico si calò di nuovo nel pozzo e scoprì l’esistenza di un laghetto carsico, ma purtroppo l’Hotel era già chiuso. La questione si risolse grazie a delle grandi cisterne tenute in soffitta piene d’acqua, che venivano riempite di volta in volta.

Al di là dei ragguagli tecnici la cui attività deve rispondere al momento della costruzione, Gianna Minelli, narratrice di questa bellissima storia e nipote di Erminio, mi ha raccontato cosa veramente celava il Narciso: un progetto portato avanti per anni da una famiglia, un connubio perfetto per dare visibilità alla nostra bellissima montagna.

Un grande bar accoglieva i turisti che provenivano da ogni angolo d’Italia, una piattaforma esterna dove poter ballare all’occorrenza delle feste più note della nostra Gualdo: la festa del Narciso e la festa della Fragola. Occasioni in cui veniva chiamata anche una banda, che suonava con trombe e piatti, a volte anche con pentole e coperchi, l’importante era festeggiare.

Un ristorante al secondo piano offriva piatti rustici e casalinghi, profumavano di famiglia e di freschezza i prodotti della nostra terra. Dieci camere in tutto e sei bagni, più l’alloggio del personale.

Erminio e la sua squadra avevano pensato a tutto, nessuno si sarebbe mai trovato male finché tutti avessero collaborato come un’unica grande squadra, dove ogni mano era la benvenuta e il rispetto la prima regola d’accoglienza.

Quando la nebbia scendeva al pari della città e la neve copriva ogni fiocco d’erba, l’hotel chiudeva e si attendeva con ansia l’inizio della prossima estate.

Gianna ricorda di quegli anni il calore della sua famiglia, l’aria fresca che rendeva vivibili le estati aride, sua mamma dietro il piano bar a servire gli ospiti e la musica sempre accesa in segno di festa.

Le nuvole sembravano così vicine che Gianna, ancora bambina, era convinta potesse toccare il cielo e quel ricordo vivido di un “castello” tra i monti potesse non finire mai.

Ancora una volta Gualdo ha regalato qualcosa di bello, grazie a Erminio e alla sua famiglia, che con il loro impegno hanno dato vita ad un ritrovo speciale, che verrà ricordato negli anni.

Nella speranza che si possa sempre portare rispetto a un luogo così magico e che mai venga dimenticato.

Spero che questa storia possa arrivare a molti, ai gualdesi che lo hanno vissuto, ai turisti che lo hanno incontrato, alle nuove scoperte che possano un giorno renderlo di nuovo unico come un tempo.

Grazie Gianna per avermi raccontato questa storia, grazie Erminio per averla resa reale.

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Redazione Gualdo News
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