Referendum giustizia, a Fossato di Vico due visioni a confronto nel dibattito promosso dalle Acli

Un interessante confronto in vista del referendum sulla giustizia si è tenuto venerdì scorso presso la sede del Circolo Acli di Osteria del Gatto. A confrontarsi l’avvocato Fiammetta Modena, del Comitato per il SI, e il professor Mauro Volpi, del Comitato per il NO, con gli interventi moderati impeccabilmente da Cinzia Tini, direttrice di Trg.

L’incontro che ha offerto al pubblico un’occasione per approfondire contenuti, criticità e possibili effetti della riforma sull’assetto della magistratura.

Nel suo intervento, l’avvocato Modena ha spiegato che la riforma nasce “da una riflessione maturata nel corso degli anni” e mira a garantire un giudice realmente terzo, riducendo il rischio di percezione di organi di parte.

In questo quadro si inserisce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, con la conseguente creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, chiamati a gestire gli aspetti fondamentali della vita professionale dei magistrati.

Modena ha precisato che la riforma “non incide sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura” e che “non modifica il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale“. Un ulteriore pilastro è rappresentato dall’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale, al fine di esercitare in modo più efficace la funzione disciplinare. Sul tema del sorteggio per la composizione degli organi, l’avvocato ha sottolineato che si tratta di uno strumento utile a superare le polemiche e le dinamiche legate alle correnti della magistratura.

Di segno opposto l’analisi del professor Volpi, che ha sostenuto come la riforma non affronti i problemi reali della giustizia. A suo avviso, la separazione delle carriere è un “falso problema”, perché già oggi l’ordinamento consente un solo passaggio tra funzioni nei primi nove anni e il numero di magistrati che vi ricorre è sempre stato molto esiguo.

Volpi ha espresso forti perplessità anche sullo smembramento del Consiglio Superiore della Magistratura, che a suo giudizio finirebbe per indebolire l’autonomia dell’ordine giudiziario e rafforzare il peso dell’esecutivo, con possibili ricadute nei rapporti tra poteri dello Stato.

Quanto al sorteggio, ha osservato che “garantisce solo una probabilità aritmetica”, ma non tiene conto delle differenze di esperienza e competenza, né assicura libertà di condizionamento e di imparzialità da parte dei componenti poichè questi elementi, ha evidenziato, “si costruiscono solo con criteri razionali e trasparenti di scelta.”

Infine il professore ha richiamato anche un profilo politico-istituzionale: la Costituzione e le sue principali modifiche sono sempre state approvate con ampie maggioranze, mentre in questo caso si tratta di un testo presentato dal Governo senza possibilità di apporti o modifiche da parte dell’opposizione o del Parlamento, elemento che, secondo Volpi, alimenta dubbi sulle reali finalità della riforma.

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Redazione Gualdo News
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