San Pellegrino, questa sera torna la Festa del Maggio: oltre mille anni di storia che si ripete

C’è una storia che attraversa i secoli e che ogni anno, puntuale, torna a farsi racconto. Una storia che inizia poco dopo l’anno Mille, quando i viandanti portavano con loro poco più di niente se non la speranza di trovare accoglienza lungo il cammino.

Si narra che fosse il 1004 quando un pellegrino, accompagnato da un giovane, giunse alle porte di un piccolo borgo, allora chiamato Castro Contranense. Veniva dalla Provenza e aveva come meta Montecassino. Sul far della sera, mentre stava per sopraggiungere un forte temporale, bussò alle porte delle case cercando riparo, ma nessuno gli aprì. Senza rancore, riprese il cammino con l’intenzione di raggiungere l’abbazia di San Benedetto, a Gualdo, prima del buio.

Quando si trovava poco lontano dall’abitato, nei pressi di un fossato lungo la Flaminia, arrivò il temporale: lampi, tuoni e pioggia torrenziale lo costrinsero a trovare riparo sotto un piccolo ponte. Lì, insieme al ragazzo, si raccolse in preghiera e, stremato, si addormentò. Nella notte il nubifragio si trasformò in alluvione. Il fossato si ingrossò fino a diventare un torrente impetuoso.

La figlia del conte Ermanno raccontò di aver visto in sogno, durante la notte, il pellegrino, il suo rifiuto di ospitalità e il rifugio sotto quel ponte travolto dalle acque. Lo stesso racconto emerse anche da altri testimoni, colpendo profondamente la popolazione.

Gli abitanti si recarono sul luogo indicato e, tra fango e detriti, trovarono il bastone del pellegrino, conficcato nel terreno, con la punta verde e fiorita.

Fu quello il segno che qualche anno dopo fece cambiare il nome al borgo, che divenne San Pellegrino, e da allora ogni anno, la notte del 30 aprile, quella storia torna a rivivere non come una leggenda lontana, ma come una appartenenza che resiste al tempo.

Da oltre mille anni la celebrazione si ripete senza interruzioni, raggiungendo il suo momento più significativo con l’alzata del “Maggio”, un tronco di pioppo alto circa trenta metri ottenuto dall’unione di due alberi abbattuti, individuati nei giorni precedenti nella campagna circostante. Un’operazione complessa, realizzata esclusivamente con scale in legno e corde, che rappresenta il clou della festa.

Il programma della manifestazione si aprirà alle ore 17 con la Santa Messa e la benedizione dei Maggiaioli, che poi, di corsa, partiranno per recarsi sul punto dove è presente la pianta prescelta. A seguire, dalle 19.30, l’apertura degli stand gastronomici, mentre intorno alle 22.30 è previsto il ritorno in piazza dei Maggiaioli con i pioppi poggiati sullo “sterzetto”, accompagnato da uno spettacolo pirotecnico, e da quel momento inizierà il lungo rito dell’alzata del pioppo (o “Maggio”), che si completerà nel cuore della notte.

Le iniziative proseguiranno nei giorni successivi. Domani, venerdì 1 maggio dalle ore 15, sarà visitabile la mostra fotografica “Legami intangibili…” realizzata in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale dell’Unesco, con scatti del fotografo Fausto Podavini.

Sabato 2 maggio spazio a una serata a tema anni ’90 con cena e musica, mentre domenica 3 maggio si terrà la Granfondo San Pellegrino, gara ciclistica organizzata in collaborazione con MC2 Bike di Gualdo Tadino.

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Redazione Gualdo News
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