Comuni montani, sindaci in Parlamento. Presciutti: “Riforme per migliorare la vita dei cittadini, non per peggiorarla”

Non siamo venuti qui a piangere. Siamo venuti a dire una cosa semplice: 13 milioni di italiani vivono nelle aree interne e più della metà dei Comuni italiani insiste su questi territori. Sono numeri, non opinioni”.

Lo ha detto il presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, intervenuto ieri pomeriggio nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, a Roma, all’iniziativa dal titolo “Il danno della declassificazione dei Comuni montani. I sindaci al Parlamento, testimonianze e proposte”.

Un incontro promosso per richiamare l’attenzione del Parlamento e dell’opinione pubblica sulle conseguenze della nuova classificazione dei Comuni montani a seguito della recente riforma del Governo.

L’appuntamento ha riunito parlamentari, amministratori locali e associazioni per affrontare una questione che, dietro un linguaggio tecnico fatto di “parametri altimetrici” e “indici di pendenza”, nasconde un problema concreto: il rischio di escludere interi territori da servizi fondamentali.

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Al centro della conferenza stampa le testimonianze dirette degli amministratori locali, che hanno evidenziato come la perdita dello status di “comune montano” non sia un passaggio formale, ma comporti effetti immediati: meno risorse, minori incentivi per imprese e giovani, difficoltà nel sostenere la residenzialità e un indebolimento dei servizi pubblici essenziali.

Particolarmente critica la situazione della scuola, dove la perdita delle deroghe previste per le aree montane può tradursi in accorpamenti e chiusure, con un impatto diretto sulla vita delle comunità.

Presciutti ha ribadito con forza il valore strategico delle aree interne: “Noi non chiediamo assistenza, ma la possibilità di valorizzare un patrimonio enorme – ha detto – Questi territori non sono marginali: sono attrattivi, vivono, possono diventare un volano per il Paese se messi nelle condizioni di esprimere il loro potenziale. Servono risorse, certo, ma soprattutto politiche che garantiscano servizi di base degni di questo nome: scuole attrattive, servizi sociosanitari efficienti, trasporti adeguati. Le riforme devono migliorare la vita dei cittadini, non peggiorarla”.

Da qui la richiesta condivisa dai sindaci di una revisione profonda dell’attuale sistema di classificazione, introducendo parametri multidimensionali che tengano conto dell’accessibilità ai servizi, delle condizioni demografiche, delle infrastrutture e delle fragilità economiche e sociali, oltre all’apertura di un confronto istituzionale nazionale.

Nel corso della conferenza sono intervenuti numerosi amministratori locali, tra cui Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto (Bologna), Angela Testone, sindaca di Dorgali (Nuoro), Ettore Poti, sindaco di Controne (Salerno) e Simone Barbanera, sindaco di Fabro (Terni), portando le esperienze e le criticità dai rispettivi territori.

I lavori sono stati chiusi dalla vicepresidente vicaria di ALI e sindaca di Settimo Torinese, Elena Piastra, e dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein.

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Redazione Gualdo News
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