San Donato, riemergono affreschi medievali. Barberini: “Possibile tra i più antichi del territorio”

È partita da un’intuizione di Massimiliano Barberini l’attività di indagine nella chiesa di San Donato, dove stanno emergendo affreschi di epoca medievale. Il restauratore d’arte racconta in prima persona le scoperte e le prospettive di ricerca.

  • di Massimiliano BarberiniRestauratore d’arte

Prosegue il lavoro di ricerca degli affreschi presenti all’interno della chiesa di San Donato, ora occultati da strati di scialbature e intonacature sovrapposte nel tempo.

La fortuna di questa chiesa è l’aver conservato, in larga parte, gli antichi intonaci che rivestono i muri perimetrali lungo la navata. Questi sono suddivisi in campate, e cioè spazi scanditi da lesene o semicolonne addossate ai muri e di sostegno alle volte della soffittatura.

Nel tempo e nello specifico, le maggiori manomissioni si possono rintracciare nella realizzazione di quattro nicchie, fortunatamente di non grandi dimensioni, con la maggiore comunque affrescata nel XVI sec. dal nipote di Matteo da Gualdo, Bernardo.

In seguito vi furono collocati altari lignei provenienti da altre chiese del centro storico. Altari soltanto addossati alle pareti, preservando così i preziosi intonaci retrostanti.

Le operazioni di saggiatura delle superfici (in media si realizzano sequenze di quadrati di cm 10 per lato e a fasce parallele, con asportazione degli strati coprenti adesi alla pellicola pittorica attraverso l’utilizzo di bisturi a lama mobile) sono iniziate dal fondo dell’edificio in prossimità dell’ingresso principale (da non confondere con il minore entrando da piazza XX Settembre).

Al momento si può operare soltanto ai lati delle rispettive campate in quanto, come detto, occultate al centro da altari lignei e da un dipinto murale dei primi del ‘900 raffigurante il battesimo di Cristo.

Questo primo intervento ha rintracciato due grandi immagini (quindi non i consueti affreschi votivi di piccole dimensioni) databili approssimativamente al 1300 – inizio 1400.

Raffigurazioni che coprono le intere superfici sino a una altezza prossima alle aperture circolari del sottogronda e realizzate durante la successiva sopraelevazione dell’edificio.

Si è poi proseguito verso l’altare principale con il rinvenimento di altri grandi scene ma purtroppo una limitata, nelle operazioni, dal grande altare ligneo dorato proveniente dalla vicina chiesa di San Francesco.

Ma è nella campata frontale all’ingresso minore che ultimamente sono emerse vere e proprie unicità. Qui si trova un altare ligneo in origine collocato nella diruta chiesa di Sant’Agostino, con suo spostamento avvenuto nei primi decenni del secolo scorso.

Ad un iniziale rinvenimento, nella zona destra, di una decorazione cosmatesca a motivi geometrici che faceva ben sperare, passato ad operare alla sua sinistra è emerso il volto di una santa che, per tratti stilistici e peculiari, potrebbe collocarsi al momento della prima edificazione dell’abbazia, e cioè nella seconda metà del 1200.

Qualora ciò venga confermato da storici e studiosi d’arte, si potrebbe annoverare tra i più antichi affreschi presenti in zona e in genere piuttosto rari.

Rimangono ora da saggiare le due campate più prossime all’abside, con due nicchie postume che forse ci hanno sottratto porzioni di affresco, ma ancora con molta superficie intorno da sondare. Emergeranno altri affreschi?

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Redazione Gualdo News
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