I Comuni e l’intelligenza artificiale: “Servono competenze, non nuovi fondi”

Si è svolto ieri a Perugia l’incontro pubblico “L’intelligenza artificiale che serve ai territori. AI Act, interoperabilità e servizi pubblici per una nuova PA“, promosso da Provincia di Perugia, Regione Umbria, Università degli Studi di Perugia, Confindustria Umbria, ANCI Umbria e PuntoZero nell’ambito di PerugIA Next.

L’appuntamento è stato la prima restituzione pubblica del percorso di ascolto realizzato fra il 15 e il 19 giugno nelle nove Zone Sociali della provincia. Nove workshop territoriali nei quali amministratori, dirigenti e tecnici comunali hanno definito i fabbisogni digitali e di intelligenza artificiale dei territori. Hanno partecipato 23 Comuni e 2 Unioni dei Comuni. Gli esiti sono ora una delle basi di lavoro del Comitato Scientifico di PerugIA Next.

Dal report, analizzato da Gabriele Antonini di ANCI Umbria che ha presentato gli esiti delle nove survey territoriali, emerge un quadro netto. La digitalizzazione di base è ormai avviata grazie agli investimenti degli ultimi anni, mentre l’intelligenza artificiale resta in una fase iniziale e disomogenea. Soprattutto, i Comuni non chiedono nuovi prodotti o nuovi finanziamenti, ma competenze, accompagnamento, regole comuni e strumenti riutilizzabili.

Fra i temi più ricorrenti figurano la formazione e l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, la governance dell’AI Act, l’interoperabilità dei dati, la cybersicurezza, la sostenibilità dei servizi digitali dopo il PNRR e una piattaforma dati territoriale comune, come base per future applicazioni di IA pubblica.

I saluti istituzionali sono stati affidati ai promotori del progetto, tra i quali Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia (ente capofila) e sindaco di Gualdo Tadino, e Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria con delega all’Innovazione e all’Agenda digitale. Presciutti ha indicato l’obiettivo del percorso: non arrivare primi, ma generare valore per il territorio e costruire un modello di collaborazione duraturo. Bori ha insistito sulla sovranità digitale, per non dipendere da sistemi e infrastrutture esterni.

.

Il confronto fra i relatori è stato introdotto da Luca De Biase, direttore scientifico di PerugIA Next, secondo cui l’intelligenza artificiale non è una tecnologia da acquistare e applicare, ma un fenomeno da comprendere e governare.

Una linea ribadita dagli esperti intervenuti, dal direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale Mario Nobile, che ha indicato nell’aggregazione di competenze, dati e organizzazioni il primo passo, ai docenti Piero Dominici e Benedetto Ponti dell’Università di Perugia. Più voci hanno convenuto su un punto: le barriere all’adozione dell’IA non sono tecnologiche, ma riguardano competenze, qualità dei dati, governance e cultura organizzativa.

Dopo tanti anni di ricerca possiamo dire che il problema non è la tecnologia e nemmeno le risorse economiche. La vera sfida è culturale e organizzativa: serve un cambiamento di mentalità, la capacità di ripensare processi e governance. Solo così l’intelligenza artificiale potrà accompagnare una trasformazione reale della Pubblica Amministrazione, mettendo al centro competenze, dati e servizi per i cittadini“, ha dettp Gianluca Carlo Misuraca, Direttore Scientifico AI4Gov-X, Coordinatore della European AI Skills Academy (AISHA) e CEO di Inspiring Futures Europe.

Alessandra Santacroce, direttrice Relazioni Istituzionali di IBM Italia e Vicepresidente di Unindustria con delega alle Multinazionali, ha evidenziato una forte convergenza con quanto emerso dalle survey di PerugIA Next: “Le principali barriere all’adozione dell’intelligenza artificiale non sono tecnologiche. La nostra ricerca conferma che il nodo riguarda soprattutto competenze, qualità dei dati, governance e cultura organizzativa. Per questo la trasformazione richiede la partecipazione delle persone, la riprogettazione dei processi e una governance costruita fin dall’inizio”.

La sintesi del percorso lo riassume con una parola, la più ricorrente nei tavoli territoriali: non “tecnologia”, ma “insieme”.

Da qui la prospettiva su cui si è registrata la maggiore convergenza: un’intelligenza artificiale “on premise”, fondata su infrastrutture controllate dalla Pubblica Amministrazione, per garantire sovranità del dato, sicurezza, interoperabilità e autonomia tecnologica, in linea con l’AI Act europeo.

Articolo precedenteA Gualdo Tadino incontro su Novella Scardovi, la donna che fece dell’accoglienza una scelta di vita
Redazione Gualdo News
Gualdo News è il nuovo portale di informazione 2.0 della città di Gualdo Tadino.