Alla Rocca Flea ha vinto il metodo, il Festival Umbro della Libertà ripartirà da qui

Si è chiusa la prima edizione del Festival Umbro della Libertà, e come ogni cosa che nasce porta con sé apprezzamenti e qualche critica. Giustamente, perchè entrambe fanno parte del confronto pubblico. Anzi, che un festival sulla libertà generi dibattito, anche acceso, è la prova che ha funzionato.

La parola che dà il nome a questa manifestazione non è un’etichetta, è un metodo. Libertà significa ospitare voci diverse, lontane tra loro, a volte distanti anche da chi le invita.

E così è stato. Nei due giorni si sono alternati nel cortile della Rocca Flea contributi e visioni plurali, spesso in aperto contrasto fra loro, senza che nessuna posizione venisse data come l’unica possibile.

Di alcune idee tra quelle espresse da qualche nostro ospite, alcuni di noi di Gualdo News non condividono neppure una virgola. Eppure siamo stati onorati e grati della loro presenza e del loro apporto al dibattito, perché il valore di un festival si misura dalla qualità del confronto che riesce a generare.

I numeri raccontano qualcosa che crediamo meriti di essere sottolineato. Nei due giorni più caldi degli ultimi dieci anni, sotto un sole che avrebbe scoraggiato chiunque e con diverse e importanti manifestazioni concomitanti, 200 persone hanno seguito i panel alla Rocca Flea, e altrettante sono arrivate da tutta Italia per le premiazioni dei concorsi di Historica Edizioni.

Questo significa anche pernottamenti, pranzi, presenze: un valore economico reale per Gualdo Tadino.

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Ma c’è un dato che crediamo valga più di ogni altro. Questo pubblico non è arrivato per ammirare una star del calcio o un VIP dello spettacolo e magari scattare un selfie con loro. È arrivato per assistere a discussioni su tematiche tutt’altro che da ombrellone quali economia e intelligenza artificiale, politica, spiritualità, geopolitica, in giorni torridi e in una location che andava raggiunta apposta.

Tutto questo senza aver visto neanche lontanamente la presenza di “truppe cammellate” movimentate dai partiti, non ve ne è stata alcuna traccia. Solo cittadini desiderosi di ascoltare. Ennesima dimostrazione, qualora ve ne fosse bisogno, di un festival totalmente apartitico.

Chi ha seguito i panel ha trovato interventi di alto livello ai quali non si assiste solitamente in tv per i ritmi che la televisione impone. Si sarà potuto concordare o divergere su quanto detto, a seconda dei casi, ma che siano stati presenti voci autorevoli del panorama nazionale e protagonisti riconosciuti del dibattito pubblico, con ragionamenti articolati senza andare oltre le righe, è fuori discussione.

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Dietro questo festival c’è stato un enorme volontariato della redazione di Gualdo News: settimane di organizzazione, comunicazione, logistica, relazioni, gestione degli ospiti. Ore e ore di lavoro.

Un riconoscimento va all’amministrazione comunale, che ha concesso il patrocinio alla manifestazione. Lo diciamo da testata giornalistica e senza piaggeria: non era un atto scontato.

Francesco Giubilei ha una collocazione politica ben precisa e chiaramente distante da quella della giunta gualdese, e patrocinare uno spazio di confronto in cui c’è la firma di un esponente della parte “avversa” è una scelta che merita di essere sottolineata, una scelta di pluralismo.

E, a tal proposito, un grande ringraziamento va a Francesco Giubilei e alle sue case editrici, che ha accettato la scommessa di realizzare questo festival a Gualdo Tadino e non in una qualsiasi altra città d’Italia molto più grande, dove probabilmente sarebbe stato più facile.

Lo ha fatto per l’affetto che nutre verso la città di suo padre, dove ha trascorso molte estati da bambino, a casa di suo nonno Italo. E lo ha fatto sostenendo sempre l’obiettivo di mettere a confronto più voci e apertissimo a ospitare chiunque tra i nomi che gli abbiamo proposto per i panel e sulla scelta dei moderatori.

Grazie agli sponsor, che hanno sostenuto questo festival a scatola chiusa. Hanno creduto in una prima edizione, in un evento che ancora non esisteva. Lo hanno fatto sulla fiducia, e proprio per questo vale doppio.

Grazie ai nostri relatori, le fondamenta del Festival, che hanno generosamente messo a disposizione il loro tempo e le loro idee per creare uno spazio di discussione.

Grazie ai presentatori e ai moderatori dei panel (Marco, Elisabetta, Edoardo, Francesco, Gabriele e Mario, oltre a Lisa, Chiara e Leonardo il cui contributo è stato fondamentale), che hanno guidato i confronti con equilibrio e competenza. In particolare Edoardo che ha tenuto la scena per alcuni minuti sopperendo a un black-out tecnico.

Grazie alla parte video e social, curata da Marco Coldagelli e Damiano Boccalini, e al Polo Museale, in particolare alla direttrice Catia Monacelli e Diego Giovagnoli, per la disponibilità e per aver messo a disposizione la splendida cornice della Rocca Flea, apprezzata da tutti, relatori e pubblico di fuori città.

Grazie a Daniele e Marcello per l’ospitalità generosa e calorosa.

Grazie al pubblico, che è arrivato alla Rocca Flea nei due giorni più torridi dell’anno, scegliendo l’ascolto invece dell’aria condizionata.

E grazie anche a chi ha criticato. Perché una manifestazione che ha nel suo titolo la parola “libertà” non potrebbe chiedere di essere esentata dalla critica senza tradire il proprio nome. Le obiezioni le accogliamo, ci fanno riflettere, e da questa prima edizione ripartiremo per fare meglio.

È stato perciò tutto perfetto? No, e non lo pretendiamo. Faremo le doverose valutazioni e, per la seconda edizione, apporteremo eventualmente i correttivi necessari. Ma bisognava pur partire.

Una cosa però sicuramente non cambierà: la linea del confronto, che resterà immutata. Anche quando qualcuna delle voci che porteremo potrebbe risultare scomoda o urticante a qualcuno. Compresi diversi tra quelli che il festival lo organizzano.

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Redazione Gualdo News
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